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“Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro

Un’indagine dell'Associazione dipendenti laici vaticani su 250 lavoratori della Santa Sede ha rivelato una forte sfiducia nella dirigenza, scarsa valorizzazione delle competenze, favoritismi diffusi e richieste di maggiore rappresentanza e tutela dei diritti
“Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro
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Merito non riconosciuto e ingiustizie costanti. L’Associazione dipendenti laici vaticani (Adlv) ha effettuato – nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7 gennaio – un’indagine sulle condizioni lavorative nella Santa Sede. Il risultato è stato chiaro, con i lavoratori che si sentono delusi dalla scarsa crescita professionale, desiderosi di maggior rappresentanza e sfiduciati nei confronti della dirigenza.

“È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano – riferisce in una nota l’associazione – e al questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80% associati all’associazione”. Nelle risposte, il 75,9% ritiene che le risorse umane non siano adeguatamente valorizzate e motivate. Lo scollamento tra dirigenza e lavoratori non è percepito solo da una minoranza, soddisfatta. La maggior parte, il 73,9%, lo soffre. Il 26% dei lavoratori, inoltre, ritiene impossibile dialogare liberamente con i propri responsabili.

La questione delle risorse umane è la più scottante: tra gli interpellati, il 75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui operano non premi lo spirito d’iniziativa, il merito e l’esperienza. Il 56% – più di 1 su 2, quindi – denuncia mobbing. Reato che, però, è inesistente in Vaticano. Si accusa “di aver subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato, benché – appunto, conferma l’Adlv – in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”.

Il 73,4% percepisce inoltre favoritismi. Ma anche disparità di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti. Anche pensionistici. Per i promotori del sondaggio un numero così alto è “allarmante che lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento ai livelli funzionali”. Il 68% degli intervistati è critico verso le riforme degli ultimi 10 anni. Per loro, infatti, le scelte compiute hanno portato ad una maggiore restrizione e chiusura nei loro confronti e più del 79% pensa che nella formazione del personale si investa poco. Emerge anche una necessità sindacale, cioè quella di “avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia nell’Adlv”.

L’ultima sezione del questionario è dedicata ai possibili suggerimenti da far pervenire alle alte cariche vaticane e – se possibile – anche a Papa Prevost. L’espressione più usata è: “non essere dei numeri“. I più richiedono un dialogo continuo, ed emerge la richiesta di “dignità, voce e tutela reali ai lavoratori, attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei suoi diritti”, conclude la nota.

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