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“Non possiamo escludere la morte prima del parto”, la testimonianza della ginecologa di parte al processo di Chiara Petrolini

La ginecologa ha sottolineato che, in base alle visite effettuate e alle sue osservazioni, non ci sono elementi certi che indichino un decesso post-nascita, contrariamente a quanto sostenuto dall'accusa
“Non possiamo escludere la morte prima del parto”, la testimonianza della ginecologa di parte al processo di Chiara Petrolini
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“Non possiamo escludere che il decesso del primo figlio sia stata una morte endouterina fetale, assolutamente non possiamo dire che questo bimbo ‘sicuramente non è nato morto'”. Il caso di Chiara Petrolini, la ragazza di Traversetolo accusata di aver ucciso e sepolto i cadaveri di due suoi figli neonati, ha visto oggi una nuova importante testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Parma. La dottoressa Immacolata Blasi, ginecologa e consulente della difesa, ha dichiarato che non è possibile escludere la possibilità che la morte del primo figlio, partorito nel 2023, possa essere stata una morte endouterina fetale. Secondo la dottoressa, non si può affermare con certezza che il bambino non fosse morto nel grembo materno prima del parto.

La ginecologa ha sottolineato che, in base alle visite effettuate e alle sue osservazioni, non ci sono elementi certi che indichino un decesso post-nascita, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa. Il caso ha visto anche un altro punto di discordia tra le consulenze degli esperti. La dottoressa Blasi, che visitò Chiara Petrolini a fine agosto 2024 dopo la nascita del secondo figlio, ha fornito una ricostruzione differente da quella dell’accusa.

Durante la visita, la ginecologa osservò che “i genitali della ragazza sembravano quelli di una persona che non ha partorito”, suggerendo che il secondo feto fosse molto probabilmente piccolo e appartenesse a un bambino al di sotto del decimo percentile di peso. Questo, secondo la Blasi, comporta un maggiore rischio di sofferenza fetale, e potrebbe spiegare la difficoltà di portare il bambino a termine in maniera sana. La tesi difensiva sostiene dunque che anche il primo feto potesse essere piccolo e fragile, aumentando la probabilità di complicazioni durante la gravidanza.

Queste affermazioni contrastano con la relazione dei periti dell’accusa, Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense. Nella loro relazione, i due esperti sostengono che il primo neonato, sebbene nato vivo, sarebbe stato successivamente ucciso. Gli inquirenti accusano Chiara Petrolini di aver causato la morte del bambino dopo il parto, contrariamente alla versione della giovane madre, che ha sempre sostenuto di aver trovato il bambino privo di vita e di non averlo mai visto respirare: “Ho provato a scuoterlo, non respirava e l’ho messo nel giardino”.

Nel corso dell’udienza sono stati sentiti altri testimoni. È intervenuta anche la psichiatra e psicoterapeuta Francesca Stefani. La dottoressa, che ha seguito la giovane dal settembre 2024, ha delineato un quadro complesso legato a fragilità emotiva e disturbi di personalità. Stefani ha spiegato che Chiara presenta una personalità con caratteristiche miste, riconducibili a disturbi di tipo “dipendente, evitante, ossessivo, depressivo e dissociativo“. La testimonianza si è concentrata su aspetti psicologici emersi durante i colloqui, descrivendo una ragazza con una compromissione nell’area affettiva. “Chiara non riusciva a descrivere le proprie emozioni e le loro localizzazioni”, ha affermato Stefani, evidenziando una difficoltà nel riconoscere e gestire i propri sentimenti.

Il quadro clinico, secondo la psichiatra, è aggravato da un’”ipersensibilità alla critica e al giudizio” che ha radici in esperienze traumatiche precoci, vissute soprattutto nella sua infanzia. Stefani ha raccontato che Chiara avrebbe subito “traumi relazionali altamente impattanti”, descrivendo un ambiente familiare molto rigido, in cui la nonna le impartiva ordini contraddittori su come comportarsi: “Devi dire, non devi dire, devi piangere, non devi piangere”. Questi traumi, secondo la testimonianza della psichiatra, avrebbero avuto un impatto profondo sul suo sviluppo emotivo e interpersonale. Nonostante le difficoltà, Stefani ha aggiunto che Chiara si è mostrata molto collaborativa nel percorso psicoterapeutico, mostrando fiducia nel progetto di cura. “Chiara è molto partecipe e collaborante, si è affidata al progetto terapeutico”, ha dichiarato la psichiatra, evidenziando un aspetto positivo nella sua risposta alle cure. Lo scorso ottobre la psichiatra del Racis, chiamata a testimoniare dall’accusa, aveva parlato di “omicidi a escalation asimetrica” e “serialità”.

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