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Bragagna: "Tortu fa allenamenti blandi. I dubbi su Jacobs non una bella cosa" - 3/4

Dal primo gennaio la storica voce dell'atletica e dello sport italiano è in pensione. La sua intervista esclusiva al FattoQuotidiano.it: tanti aneddoti sulla sua carriera, da Fabrizio Mori nel 1999 al doppio oro di Jacobs e Tamberi nel 2021, fino al rapporto complicato con Schwazer
Bragagna: "Tortu fa allenamenti blandi. I dubbi su Jacobs non una bella cosa" - 3/4
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Bragagna: “Tortu fa allenamenti blandi. I dubbi su Jacobs non una bella cosa”

In una carriera così lunga è inevitabile che si creino anche rapporti personali. Ci sono atleti con cui ha avuto un rapporto più bello e altri con cui c’è stato un rapporto più complicato?
Comincio da quelli complicati. Una è Fiona May. Nel 1999 a Siviglia lei dominò la finale di salto in lungo di quei mondiali e all’ultimo salto venne sorpassata da una spagnola di origine cubana che arrivò con il piede praticamente fino all’asse. La regola di allora stabiliva che il salto fosse nullo solo in caso di presenza del segno. In quel caso la punta del piede non ha toccato, quindi quel salto era valido. Lei e il suo ex marito Gianni Iapichino contestarono ciò e da quel momento mi ha sempre guardato storto.

Fabrizio Mori è invece uno con cui mi capivo facilmente. Dei cinque ori di Tokyo sicuramente ho un bel rapporto con Massimo Stano. Di questi invece meno Tortu, perché penso non abbia espresso tutto il suo talento. È un atleta straordinario – meno di Jacobs – ma non ha mai avuto la cultura del lavoro di Jannik Sinner, per dirtene uno. E quindi allenamenti molto blandi con il papà-allenatore. Per me è molto deludente che in famiglia si sia pensato di mandare qualcuno a indagare su Jacobs, un compagno di squadra. E pare che già prima in famiglia si fosse perplessi e si esprimessero dubbi all’interno del villaggio olimpico di Tokyo sul fatto che Jacobs fosse pulito o meno. Non una bella cosa. Anche con Tamberi ho un ottimo rapporto. Ci sono state delle volte in cui qualche atteggiamento di Gianmarco non è piaciuto a tanta gente e io l’ho sottolineato. Poi ho cambiato idea perché penso che sia uno vero, nel senso che lui è fatto così. L’ho capito da un evento.

Quale?
Una volta ai campionati mondiali di Pechino nel 2015 stava disputando le qualificazioni. E doveva rimanere concentrato perché doveva tenere a mente i tentativi sbagliati e quelli giusti per qualificarsi. Arriva Antonella Palmisano al traguardo, quinta, lui scappa via dalla pedana del salto in alto per andare ad abbracciarsela. Lei era ferma per infortunio da tanto tempo, non era riuscita ad allenarsi e il suo allenatore i giorni prima mi aveva detto “La gara è di 20 km, se arriva all’ottavo km è una grazia dal cielo”. E arrivò quinta, tirando fuori veramente il massimo di sé stessa. E lui che sapeva questa cosa lasciò la pedana per abbracciarla. E non lo fece per farsi vedere dalle telecamere, perché non era scontato che la quinta venisse inquadrata.

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