“Siamo qui in piazza contro il regime sanguinario e misogino degli Ayatollah, che sta massacrando nel silenzio i nostri ragazzi in Iran, togliendo internet. Il mondo e paesi come l’Italia siano la voce di questi ragazzi”. Circa un migliaio di persone, tra esuli e attivisti, si sono radunate in piazza del Campidoglio a Roma per la manifestazione in solidarietà con le proteste del popolo iraniano, organizzata da Amnesty International e Women Life Freedom for Peace and Justice e alla quale hanno preso parte anche i partiti Pd, Avs, M5s e +Europa.
“Con il popolo iraniano, autodeterminazione, pace e diritti”, si leggeva su uno striscione con i colori dell’arcobaleno, mentre altri chiedevano il ripristino dell’accesso a Internet con il quale il regime sta cercando di oscurare i massacri. “Stop digital blackout, stop massacre”, era scritto su un altro dei cartelli mostrati dagli attivisti insieme a manifesti con le foto delle vittime della repressione.
Presente in piazza del Campidoglio anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Chiediamo a tutta la comunità internazionale di far sentire la propria voce contro le teocrazie di tutto il mondo, contro il fanatismo, per lo Stato di diritto. Non possiamo ancora pensare che si muoia per chi si è e per chi si ama. Non è più pensabile”, ha detto dal palco uno degli attivisti intervenuti.
Di fronte allo scenario, per ora in sospeso, di un intervento militare da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, però, la piazza, seppur eterogenea e dalle diverse anime, ha in gran parte bocciato possibili azioni e ingerenze straniere: “Non vogliamo intromissioni di alcun governo estero, né gli Usa né Israele. Il nostro popolo deve avere la sua libertà e i suoi diritti. Basta con i massacri”.
“Dall’8 gennaio si è scatenata una campagna brutale con l’ordine chiaro del regime di sparare per uccidere. Chiediamo azioni diplomatiche forti, basate sul rispetto del diritto internazionale. Il sistema criminale del regime iraniano si basa sull’impunità e questa va sconfitta con la giustizia. Il Consiglio di sicurezza riferisca alla Corte penale internazionale, gli Stati – Italia inclusa – esercitino la giurisdizione universale. Sono condizioni essenziali affinché le persone iraniane possano finalmente avere giustizia, che è quello che chiedono da decenni”, ha precisato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. Condannando allo stesso tempo “qualsiasi intervento militare unilaterale che sarebbe contrario al diritto internazionale”
Anche AOI, l’associazione delle Ong italiane, ha auspicato la necessità di “rifuggire da logiche belliciste o interferenze esterne”: “Il sostegno al popolo iraniano non può e non deve passare da interventi militari o logiche di contrapposizione armata”, ha spiegato il presidente Giovanni Lattanzi. “L’esperienza ci insegna che quando prevalgono le strategie di potenza, a pagare sono sempre i civili, non i regimi. Allo stesso modo, non esistono soluzioni calate dall’alto: ogni futuro possibile per l’Iran può nascere solo da una scelta libera e autonoma del suo popolo, senza scorciatoie o nuove forme di dipendenza”.