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Il palestinese Anan Yaeesh condannato per terrorismo a L’Aquila. Assolti gli altri imputati

La Corte d'assise gli ha inflitto 5 anni e mezzo per finanziamento a gruppi armati. La procura aveva chiesto pene molto alte per tutti e tre. Proteste in aula alla lettura della sentenza
Il palestinese Anan Yaeesh condannato per terrorismo a L’Aquila. Assolti gli altri imputati
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Grida di “vergogna”, “Palestina libera” e “ora e sempre resistenza” hanno accolto a L’Aquila la sentenza che condanna il palestinese Anan Yaeesh, accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale, a 5 anni e sei mesi di carcere. Assolti gli altri due imputati, i palestinesi Ali Irar e Mansour Doghmosh. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre, arrestati nel marzo 2024, vivono in Italia da tempo e non hanno mai creato particolari problemi nel nostro Paese. Il solo Yaeesh è ancora in carcere, gli indizi a carico degli altri due erano caduti in Cassazione: hanno fatto sei mesi di carcere e ora arriva anche l’assoluzione.

L’inchiesta, nata a seguito di una richiesta di estradizione avanzata dallo Stato di Israele per il solo Yaeesh e non accolta dall’Italia, ha documentato un’attività di raccolta di fondi per la Brigata di Tulkarem, per le Brigate dei Martiri di Al Aqsa e per altre brigate della Cisgiordania, almeno in parte riconducibili a Fatah, il partito nazionalista laico che guida l’Autorità nazionale palestinese, ma inserite anche dall’Unione europea nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. In alcune intercettazioni si parla di “fucili”. I tre sono difesi dagli avvocati Pamela Donnarumma, Ludovica Formoso e Flavio Rossi Albertini.

La resistenza armata contro l’occupazione dei territori palestinesi, illegale anche secondo le più recenti risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu e la Corte internazionale di giustizia, entro certi limiti è senz’altro legittima. In particolare nei confronti delle forze militari occupanti. In questo caso l’accusa (che abbiamo ricostruito qui) ha sostenuto che tra i possibili obiettivi c’era anche un insediamento civile, la colonia di Avney Hefetz, sia pure sulla base di intercettazioni in arabo di assai discussa interpretazione. La Corte ha escluso gran parte dei testimoni proposti dalle difese, mentre ha ascoltato in videoconferenza da Parigi una funzionaria israeliana che parlava della natura civile dell’insediamento, protetto da militari oltre che da coloni armati.

Naturalmente si può discutere a lungo della figura dei coloni, spesso armati, che stanno strappando metro per metro ai palestinesi i territori della Cisgiordania. Mai come negli ultimi due anni abbiamo assistito a un’espansione così rapida delle colonie israeliane. La sentenza della Cassazione che ha confermato la legittimità della custodia cautelare per terrorismo è stata oggetto di puntuali critiche su sistemapenale.it. Le motivazioni della Corte d’Aquila saranno depositate più avanti, a un primo sguardo i giudici sembrano aver riconosciuto la prevalenza delle attenuanti connesse al particolare contesto della Cisgiordania occupata, che almeno per ora non è territorio israeliano.

Yaesh, 38 anni, è un combattente e non lo nega. Da ragazzo ha fatto parte anche della Guardia del corpo di Yasser Arafat, il leader dell’Olp che nel 1993 firmò gli accordi che prevedevano “due popoli e due Stati” in Palestina ma non si sono mai realizzati e sono oggi contestati da gran parte delle giovani generazioni palestinesi. Ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere di Melfi dove è detenuto. “Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947 e non dal 7 ottobre. Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca. La resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito, oggi la considerate terrorismo”, ha detto Yaeesh il 26 febbraio scorso nelle dichiarazioni spontanee pronunciate davanti alla Corte.

“L’istruttoria dibattimentale, a nostro giudizio, ha dimostrato l’assoluta insussistenza di alcuna finalità di terrorismo”, ha dichiarato l’avvocato Flavio Rossi Albertini preannunciando ricorso in appello. Prendiamo atto della sentenza, non possiamo fare altro che prendere atto di questa decisione, però siamo assolutamente persuasi di poter portare avanti le nostre ragioni nei successivi gradi di giudizio – ha sottolineato – Leggeremo le motivazioni della sentenza a cui faremo sicuramente appello”. E ha quindi indicato anche i passaggi successivi in caso di esito sfavorevole: “Qualora la Corte d’Appello dovesse comunque disattendere, andremo in Cassazione, fino ad arrivare anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se fosse necessario”.

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