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Trump e la ‘pace’ imposta come arma di propaganda. Teniamo alta l’attenzione

Venezuela, Iran, Palestina: un cupo scenario mondiale. Quanto è importante quando i popoli si mobilitano
Trump e la ‘pace’ imposta come arma di propaganda. Teniamo alta l’attenzione
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Trump si autoproclama presidente del Venezuela dopo aver bombardato la nazione e catturato il capo di Stato per impadronirsi delle più imponenti riserve petrolifere del pianeta. Un colpo di Stato apertamente dichiarato, bisogna riconoscerglielo senza ipocrisie. Non più come ai tempi del Cile quando si nascondevano dietro al generale Pinochet finanziato e sostenuto dalla CIA per assassinare Salvador Allende. Poi sempre Trump avalla l’uccisione di una donna americana con un colpo di pistola alla testa da parte della polizia federale parlando di legittima difesa. Il trumpfascismo con Donald gangster internazionale vestito da sceriffo. E anche se Maduro non è certamente Allende, la violazione del diritto internazionale rimane sempre un crimine.

In Iran è in atto una carneficina di donne e uomini, soprattutto tanti giovani, che protestano per un paese libero e giusto. Si contano migliaia di morti e anche se il regime iraniano non ha nulla a che vedere con la democrazia è inaccettabile che Usa e Israele stiano pianificando l’esportazione della “loro” democrazia con bombe e missili.

In tutto questo cupo scenario mondiale l’operazione “pace” finta costruita da Usa e Israele in Palestina ha imposto un forte silenziatore internazionale su quello di inaudito che continua ad accadere nei territori palestinesi: bombardamenti, uccisioni, distruzioni, mancanza di medicinali e cibo, occupazioni dei coloni, sottrazioni di territorio.

La “pace” imposta come arma di propaganda e distrazione di massa serviva ai governi imperialisti occidentali perché le manifestazioni popolari di massa in tutto il mondo avevano messo in allarme e in crisi i politici autori e complici del genocidio, soprattutto dopo la stupenda opera di umanità della Global sumud flotilla. La stessa Meloni e il suo governo vacillavano. Serviva mostrare al mondo l’interruzione apparente e momentanea della carneficina per fermare le mobilitazioni immense che avevano coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, non solo militanti ed attivisti.

I popoli si sono mobilitati contro i governi e i governanti hanno cominciato a temere di cadere. Ed è anche per mantenere sempre alta l’attenzione sulla Palestina e sulla madre di tutte le battaglie degli oppressi contro gli oppressori che è la questione palestinese che ancora una volta Napoli è in prima linea.

Con l’associazione Life for Gaza, che abbiamo costituito poche settimane dopo gli eventi del 7 ottobre e con l’inizio del genocidio israeliano e con la quale abbiamo già organizzato il primo concerto in Europa di solidarietà e di raccolta fondi, poi un secondo concerto nell’ex area Nato di Napoli, ed anche un enorme flash mob sul lungomare e tante altre iniziative con le quale abbiamo raccolto fondi per la solidarietà al popolo palestinese, lunedì 19 gennaio ritorniamo. Al teatro Bellini di Napoli ci sarà una serata di alto livello culturale e sociale, che abbiamo denominato “senza tregua”, in sostegno della causa palestinese. I fondi raccolti serviranno a sostenere le spese di numerose ragazze e ragazzi palestinesi che siamo riusciti a far arrivare a Napoli e che studieranno presso le nostre università: perché tra i numerosi diritti soppressi dalla violenza di Stato israeliana c’è anche il diritto allo studio.

La Palestina deve essere libera, noi non ci fermeremo mai fino alla vittoria del popolo palestinese con una pace giusta. Staremo sempre dalla parte dei popoli oppressi e mai degli oppressori.

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