“I pericoli della riforma non riguardano i magistrati, ma tutti i cittadini”. Al teatro Erba di Torino, di fronte a 300 persone, il comitato locale “Giusto dire no” ha inaugurato la campagna pubblica verso il referendum insieme al presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, al giornalista Massimo Giannini, all’avvocato Fulvio Gianaria e alla coordinatrice del comitato, Flavia Panzano, giudice della Corte d’appello di Torino. “Temo che al fondo di questa riforma ci sia più il controllo sui processi da fare e da non fare – ha spiegato l’avv. Gianaria – di fronte a una produzione normativa bulimica, l’obbligatorietà dell’azione penale è irrealizzabile, ma a me cittadino non sta bene che la discrezionalità la decida il procuratore della Repubblica, il tema della discrezionalità va affrontato”. La posta in gioco non si limita all’oggetto della riforma, secondo il magistrato della Corte dei Conti Andrea Carapellucci: “Non dovremmo chiederci che cosa succederà il giorno dopo perché Il giorno dopo non succederà nulla, ma dovremmo chiederci in che paese vorremo vivere tra dieci anni perché questa è la posta in gioco”
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