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Ispezione al Tribunale di Brescia dopo la condanna a 5 anni per abusi su una bimba di 10 anni

Il giudice aveva derubricato il reato. L'avvocato dell'imputato: "Non è una condanna lieve in sé e non è assolutamente, come è stato detto da tanti politici, una pena nel minimo edittale"
Ispezione al Tribunale di Brescia dopo la condanna a 5 anni per abusi su una bimba di 10 anni
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Era abbastanza prevedibile che la sentenza del tribunale di Brescia per lo stupro di una bimba di 10 anni avrebbe fatto discutere: il giudice, infatti, ha condannato a 5 anni di reclusione il 29enne bengalese che ha violentato la minorenne in un centro di accoglienza nell’estate 2024, derubricando il reato in sesso con minori. La pm Federica Ceschi aveva chiesto 6 anni e 8 mesi con l’accusa di violenza sessuale con minori, ma il giudice ha riqualificato il reato e ridotto la pena.

Alla madre della piccola, costituita parte civile nel processo, il gup ha riconosciuto una provvisionale di 30mila euro. L’avvocato difensore, Davide Scaroni, risponde alle polemiche delle ultime ore: “Non è una condanna lieve in sé e non è assolutamente, come è stato detto da tanti politici, una pena nel minimo edittale”. E precisa che “la pena finale poteva essere di 2 anni e 8 mesi”, una decisione motivata dalla gravità del caso: le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni.

Dopo la notizia dalla coalizione di centrodestra sono arrivate parole molto dure. La deputata leghista Simona Bordonali ha definito la sentenza “drammaticamente inadeguata rispetto alla gravità dei fatti”. Della stessa opinione anche l’eurodeputata Lara Magoni di Fratelli d’Italia, una condanna che è “un’offesa al dolore della vittima e un colpo al cuore per chi crede davvero nella giustizia”.

La senatrice Lavinia Mennuni aggiunge: “Ci rattrista constatare che per il giudice non c’è stata violenza senza curarsi di quanto subìto dalla bambina che resterà profondamente segnata per sempre”. Oltre alle dichiarazioni, il partito di governo ha richiesto un’ispezione ministeriale. A renderlo noto è Barbara Mazzali, eletta al Consiglio regionale della Lombardia. La richiesta di verifica sarà avanzata dal senatore Sandro Sisler e avrà come oggetto “la regolarità dei criteri adottati nella valutazione della pena”, giudicando “giuridicamente e moralmente inammissibile” la decisione del magistrato.

Tra i commenti anche quelli della Giunta esecutiva sezionale di Brescia dell’Associazione Nazionale Magistrati che esprime “forte preoccupazione” per la richiesta di alcuni esponenti politici di sollecitare “un’ispezione ministeriale presso il Tribunale di Brescia” per verificare la “regolarità dei criteri adottati” nella determinazione della pena inflitta a un imputato condannato per atti sessuali con una persona minorenne.

Secondo la Giunta, la richiesta risulta particolarmente inopportuna perché avanzata “senza che neppure sia stata ancora depositata la motivazione della sentenza”, passaggio fondamentale per comprendere le ragioni della decisione assunta dal giudice. Nel comunicato l’Anm ribadisce che “la critica legittima ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria non può mai risolversi né in attacchi gratuiti alla persona del magistrato che li ha adottati né nell’invocazione di un improprio uso dei poteri ispettivi del Ministro della Giustizia”, che non possono essere utilizzati per “sindacare il merito delle decisioni assunte”. La Giunta auspica infine che “i comportamenti di chi riveste ruoli istituzionali siano ispirati alla grammatica della separazione dei poteri” e siano “rispettosi dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.

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