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Il progetto Handmade per sostenere Emergency: coperte, borse, sciarpe fatti con materiali di riuso e a prezzi accessibili

Sono 18 i punti in Italia. A raccontare l'iniziativa è Anna Maria Carboni, 82 anni, tra le ideatrici. Le aziende regalano i tessuti e le volontarie lavorano a casa: "I risultati sono ottimi e in crescita, le persone vedono in ciò che produciamo un doppio valore: quello di chi ha fatto gli oggetti e quello dei progetti di Emergency a cui il ricavato arriva"
Il progetto Handmade per sostenere Emergency: coperte, borse, sciarpe fatti con materiali di riuso e a prezzi accessibili
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Coperte patchwork dai mille colori, maglioncini per neonati bianchi, rosa o rossi con piccole coccinelle come bottoni, sciarpe e guanti, presine sgargianti, contenitori, fiori, borse e tantissimi altri oggetti: tutto fatto a mano, tutto fatto di lana o altri materiali, a prezzi piccoli e con una etichetta bianca e rossa che recita: “Questo prodotto è realizzato dai volontari del gruppo Handmade per sostenere Emergency”. Sistemati in un’area dei negozi Emergency sparsi per l’Italia, attirano l’attenzione per la loro bellezza, creatività, vitalità.

A raccontarci questo progetto – che vede coinvolte 53 volontarie solo a Roma, 300 in tutta Italia – è Anna Maria Carboni, 82 anni di attivismo, due figli e un nipote, che dopo una lunghissima carriera lavorativa come terapista della riabilitazione – anche in contesti non facili, come i malati terminali di Aids sempre a Roma – incontra per caso un’amica, Paola Ledda (scomparsa nel 2023, ndr). Ex docente universitaria, anche lei, come Anna Maria, è arrivata a Roma da Cagliari ed è già volontaria di Emergency. “Proprio Paola, nel 2008”, spiega Anna Maria, “ha inventato all’interno di Emergency questo progetto, che consiste nel recuperare materiali di riuso e riciclo per creare, tutto fatto a mano, oggetti unici e originali, e contribuire ad una cultura di pace, solidarietà e tutela dell’ambiente”. Il gruppo inizia a Roma con tre persone, Paola, Anna Maria e un’amica. “Poi il progetto si è allargato anche a Brescia, Firenze e altre sedi. Oggi i punti in Italia sono 18. Ci distribuiamo il materiale tra i vari punti”.

Come funziona praticamente questa piccola “macchina da guerra”? Le aziende, i negozi regalano i tessuti. Ogni volontaria lavora in casa, poi porta gli oggetti nel negozio di riferimento. Comincia poi la preparazione dei prodotti, che vanno inventariati e a cui va attaccata un’etichetta. Bisogna infine decidere il prezzo, scritto a matita dietro l’etichetta. ”Ci teniamo a mettere prezzi bassi”, precisa Anna Maria, “perché vogliamo che tutti possano entrare in negozio e comprare qualcosa per Emergency: tutto i soldi spesi da chi compra vanno alla ong”.
Far parte del progetto come volontari e volontarie è facile, si fanno due colloqui in cui si compila una scheda con le proprie abilità. “Tuttavia la cosa bella”, racconta la volontaria, “è che sono arrivate molte persone che dicevano di non saper far nulla, ma poi alla fine hanno saputo creare comunque oggetti meravigliosi”.

Il progetto, come sempre, produce anche socialità. E infatti, ad esempio, tutte le volontarie romane si incontrano circa quattro-cinque volte l’anno, “anche per festeggiare i risultati”. Questo progetto”, conclude Anna Maria, “non solo è bello, ma è anche divertente e ci arricchisce. I risultati sono ottimi e in crescita, le persone vedono in ciò che produciamo un doppio valore: quello di chi ha fatto a mano coperte e maglioni e quello dei progetti di Emergency a cui il ricavato arriva. È davvero, come si dice oggi, un ‘win to win’, in cui tutti vincono. Anche chi riceve in regalo o compra per sé oggetti colorati e allegri, che rendono più belle le persone e le case e al tempo stesso anche il mondo in cui viviamo”.

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