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Operaio muore all’ex Ilva di Taranto: è precipitato durante un controllo delle valvole. I sindacati: “24 ore di sciopero”

Claudio Salamida aveva 46 anni ed era in servizio all’acciaieria 2: è morto dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto. Il governatore Decaro: "Governo garantisca subito sicurezza"
Operaio muore all’ex Ilva di Taranto: è precipitato durante un controllo delle valvole. I sindacati: “24 ore di sciopero”
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Era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificata la tragedia. Claudio Salamida, 46 anni, in servizio all’acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto, è morto lunedì 12 gennaio dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato una giornata di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo ora gestito da commissari straordinari nominati dal governo e in tutte le aziende metalmeccaniche dell’appalto e dell’indotto. L’astensione dal lavoro proseguirà fino alle 7 di martedì. Nel tardo pomeriggio una nota di Palazzo Chigi ha espresso “cordoglio” e ha fatto sapere che il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano “insieme coi ministri che fanno parte del Tavolo interministeriale sull’ex Ilva, riunitisi a margine del Consiglio dei ministri, ha ribadito l’impegno del Governo per rafforzare la sicurezza sul lavoro, in linea col recente decreto legge, affinché condizioni di piena tutela siano sempre prioritariamente garantite”.

L’incidente sul lavoro

Secondo le prime informazioni, l’operaio stava lavorando su di un paiolato, che sarebbe una specie di pedana. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3 dell’Acciaieria 2. Il lavoratore sarebbe caduto in seguito al cedimento di un pavimento grigliato. Originario di Alberobello, Salamida lascia una moglie e un figlio piccolo.

Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Il lavoratore è deceduto per le gravi lesioni riportate. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

I sindacati: “Nostre richieste inascoltate”

La posizione della Cgil è stata ribadita in una nota congiunta da Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil: “Chiediamo da tempo interventi ordinari e straordinari per la prevenzione e la salute e sicurezza dei lavoratori. E’ una tragedia che doveva essere evitata, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate. In questi mesi abbiamo scioperato e manifestato per ottenere investimenti e un piano occupazionale e di decarbonizzazione, invece oggi ci troviamo a dover piangere un lavoratore dello stabilimento ex Ilva di Taranto”. La Fiom incalza palazzo Chigi: “Si apra immediatamente il negoziato presso la Presidenza del Consiglio per mettere in sicurezza le lavoratrici e i lavoratori e si avvii la decarbonizzazione degli impianti, il Governo deve investire le risorse necessarie per garantire il futuro del gruppo siderurgico dell’ex Ilva”.

“Il cordoglio di fronte all’ennesima morte sul lavoro ferisce, genera rabbia e dolore. È inaccettabile pensare di cavarsela con il cordoglio fine a se stesso”, dicono Giovanni D’Arcangelo, Luigi Spinzi e Gennaro Oliva, segretari di Cgil, Cisl e Uil di Taranto. “Da anni si ignora il grido di allarme delle lavoratrici e dei lavoratori, delle Rappresentanze sindacali unitarie e dei rappresentanti del lavoratori per la sicurezza, che cercano di attirare l’attenzione delle istituzioni preposte sul rispetto delle condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica e sulla tutela della salute di tutta la comunità”.

“Da tempo denunciamo il fatto che sugli impianti Ilva non si può lavorare da soli. Il collega deceduto si trovava completamente isolato ed è inaccettabile”, aggiunge Francesco Rizzo dell’Esecutivo nazionale Usb. “Il rischio non è solo l’eventuale infortunio ma anche il semplice malore. Ci possono essere quindi ritardi nei soccorsi: questo per noi va assolutamente evitato”.

“L’operaio sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Nonostante i commissari dicano che gli impianti siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidente che proprio lì invece si manifestano le carenze più gravi”, afferma lo Slai Cobas di Taranto unendosi allo sciopero. “Le responsabilità all’Ilva sono chiare, dal governo ai commissari”. Segue la richiesta di una mobilitazione continua “a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai”.

Le reazioni

Il governatore della Puglia Antonio Decaro ha espresso cordoglio per la famiglia della vittima, sottolineando il carattere “sacrosanto” dello sciopero. Il presidente dem chiede “con forza” “un piano straordinario di manutenzione e risanamento che garantisca la sicurezza di tutti i lavoratori e avvii con decisione il percorso di decarbonizzazione. In queste condizioni l’acciaieria non ha futuro”. Decaro chiama in causa Giorgia Meloni: “Chiediamo al Governo un intervento immediato, affinché si faccia piena chiarezza sulle condizioni di sicurezza del lavoro e venga data una risposta chiara sul futuro delle acciaierie”. Il Pd è compatto a sostegno della protesta sindacale: “In un momento così difficile della vita dello stabilimento è inconcepibile che la sicurezza di chi lavora non sia garantita”, si legge nel comunicato firmato dalla deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e da tutti i componenti dem della commissione Lavoro della Camera.

Anche il sindaco di Taranto Piero Bitetti esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia e si schiera con i lavoratori: “Condivido le ragioni dello sciopero annunciato dai sindacati che da anni, insieme alle istituzioni, lamentano le condizioni disastrose e non più accettabili dell’acciaieria anche in termini di sicurezza. Confido, infine, nelle indagini degli organi competenti affinché si faccia piena luce sull’accaduto”.

Il senatore Tino Magni (Alleanza verdi e sinistra) rievoca la scia delle morti bianche: “Una strage senza fine che non accenna a fermarsi. Il 2026 si apre all’insegna delle morti sul lavoro con cinque vittime in una settimana”. Poi l’attacco al governo: “In Senato proprio in queste ore stiamo discutendo di un decreto del governo che riguarda l’ex Ilva. L’ennesimo decreto che destina risorse alla sola gestione ordinaria e non rafforza gli interventi di manutenzione per prevenire il rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. A Taranto occorre mettere in campo un piano di risanamento che garantisca innanzitutto la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Un piano che avvii il percorso di decarbonizzazione.

La segretaria della Uil Ivana Veronese chiede di più all’esecutivo ma riconosce i passi avanti: “Il 2026 è iniziato malissimo: si muore aggrediti, si muore di freddo, si muore – ancora – di caduta o schiacciati da mezzi pesanti. Il problema della sicurezza sul lavoro è tutt’altro che risolto. Pur apprezzando i passi avanti fatti con il Governo negli ultimi mesi, in particolare con la Legge 198/2025, è chiaro che occorre fare di più”.

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