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Vigilante morto di freddo nel cantiere olimpico, i sindacati: “Lavoro ridotto alla disumanità, chiederemo giustizia”

La Filcams-Cgil dopo il decesso di Pietro Zantonini: "Tragica conseguenza della morte dei diritti". Il M5s: "Si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili"
Vigilante morto di freddo nel cantiere olimpico, i sindacati: “Lavoro ridotto alla disumanità, chiederemo giustizia”
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I cantieri di Cortina d’Ampezzo? “Aperti con ogni condizione meteo”. Con la precarietà a “fare da sfondo”. Mentre anche la politica si muove chiedendo che “si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili”, la morte di Pietro Zantonini, il vigilante morto di freddo nella notte dell’8 gennaio mentre faceva la guardiania in un cantiere nella sede delle Olimpiadi, mobilita i sindacati.

“Ci sono morti sul lavoro che sono la tragica conseguenza della morte dei diritti di lavoratrici e lavoratori. È la precarietà che fa da sfondo alla drammatica vicenda”, attacca la Filcams-Cgil. Il vigilante, 55 anni, era originario di Brindisi e si trovava a Cortina da settembre: aveva un contratto a termine, già prorogato, con un’azienda del settore di Milano. Era “ancora costretto a rinegoziare di volta in volta il lavoro, la sussistenza della sua famiglia”, aggiunge il sindacato.

“Alla precarietà – dice ancora la Filcams – si sommano poi le condizioni in cui il lavoro viene svolto, all’insegna del mancato rispetto delle più elementari norme per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Il posto di lavoro del vigilante era il palazzo del ghiaccio del complesso in allestimento per ospitare i Giochi olimpici invernali: quando il termometro ha iniziato a scendere sotto lo zero, fino ai -16 gradi di questi giorni, Zantonini ha continuato a trascorrere le notti in un gabbiotto e a compiere i giri di sorveglianza previsti dal contratto, all’addiaccio. Si era lamentato delle difficoltà che affrontava ormai ogni notte, a quanto pare senza riposi da due settimane e con turni da dodici ore.

“Non è concepibile che nel 2026, in un Paese civile, una persona debba morire di freddo sul posto di lavoro – ha commentato il segretario generale Fabrizio Russo – la logica del profitto ad ogni costo ha ridotto i rapporti di lavoro alla più completa disumanità: licenziamenti indiscriminati, nessun interesse per le condizioni di lavoro e nessuna tutela della la salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Chiediamo giustizia per Pietro, esigiamo che quanto è successo a lui non debba più accadere”. Nei prossimi giorni, dopo la denuncia della moglie ai carabinieri, verrà eseguita l’autopsia sul suo corpo. Al vaglio degli investigatori anche le chat con la moglie e la “bacheca online” dei turni.

“Questo è il Paese reale, con cui dobbiamo fare i conti”, ha commentato il presidente del M5s Giuseppe Conte su X. “Faremo di tutto – ha aggiunto – per pretendere che sull’accaduto sia fatta subito chiarezza. Bisogna aumentare l’impegno e gli sforzi affinché si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili che in Italia lavorano in condizioni difficili, spesso sottopagati e in un mare di precarietà, a tutte le età”.

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