Funivia Trento-Bondone, al via la gara di progettazione dell’opera (da quasi 100 milioni) contestata dagli ambientalisti
Una funivia dalla città di Trento fino al Monte Bondone. Una spesa di quasi 100 milioni di euro per un’opera impattante, secondo gli ambientalisti, ma che per gli amministratori provinciali e comunali potrebbe costituire un’alternativa alla difficoltà di trovare case nel centro abitato, portando la gente a vivere in quota. L’ipotesi si è già tradotta in un bando di gara, lanciato poco prima di Natale, per il progetto di fattibilità tecnico economica, con base d’asta di 1,9 milioni di euro. Ma è un’opera che divide. Il costo totale dovrebbe essere di 96 milioni di euro, di cui 46 milioni per la prima tratta, e un finanziamento statale di 37,5 milioni. La partenza è a Trento, nell’area ex Sit, non lontana dalla stazione degli autobus. La teleferica passerebbe sopra l’ex Italcementi, sul fiume Adige e scavalcherebbe anche l’Autobrennero. Prevista anche la costruzione di un parcheggio per 236 posti auto. Il collegamento con il Bondone, dove gli impianti sciistici sono in crisi a causa dei cambiamenti climatici, prevede due tratte: dal capoluogo a Sardagna e da Sardagna a Vason, forse con una nuova fermata a Candriai.
Da mesi le associazioni sono già schierate in modo compatto, contestando l’utilità e la fattibilità del progetto. Contro la decisione di compromettere una delle principali attrattive turistiche, il belvedere di Sardagna, si sono già schierate Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness, Lipu, Ledro Inselberg, WWF, Comitato Salviamo il Belvedere e la lista civica Insieme per Sardagna, coordinate dalla Rete dei Cittadini. Non vogliono che con la nuova funivia la fermata nel borgo venga spostata su un suolo agricolo, che si trova vicino a una chiesetta di grande pregio. Da mesi chiedono alla Provincia e al Comune di Trento di rivalutare il progetto generale, per garantire rispettoso dell’ambiente, del paesaggio e del turismo.
Dalla politica sia il governatore Maurizio Fugatti che il sindaco di Trento Franco Ianeselli hanno invece risposto che l’occasione è troppo ghiotta, visti i finanziamenti statali, per rinunciarvi. La proposta viene presentata come green, ecologica e a servizio dei cittadini, un incentivo a non usare l’auto per gli spostamenti, preferendo il trasporto via cavo.
Dall’altra parte, Italia Nostra ha ricordato: “La nuova stazione intermedia di Sardagna (di arrivo da valle e di partenza verso il Bondone) e i relativi spazi esterni dedicati a parcheggio saranno posizionati in una vasta area a verde agricolo, a breve distanza dalla bellissima chiesetta cimiteriale dei SS. Filippo e Giacomo, risalente al ‘400, con il suo campanile che affonda le radici nel 1100 e pregiati affreschi interni, alcuni dei quali attribuiti al Romanino”. Contestano anche che si voglia costruire la funivia sapendo che avrà un deficit gestionale perenne di almeno 3 milioni annui. “Perché non riqualificare il solo tracciato della vecchia funivia a servizio degli abitanti di Sardagna, la cui stazione di arrivo è leggermente più a nord e offre una vista mozzafiato sulla città, senza costruire nuove opere che stravolgerebbero viabilità e vivibilità del paese?”.
Gli ambientalisti sostengono che si debba partire da una analisi dei bisogni, che tenga conto della sostenibilità di un’opera. Il progetto viene presentato come un servizio pubblico, mentre a Sardagna il collegamento si interrompe e da lì in poi diventa turistico. Inoltre, siccome le strade verso il Bondone resterebbero aperte, l’uso dei mezzi su gomma non verrebbe meno. In una parola, la funivia si aggiungerebbe, non sostituirebbe il sistema esistente.
La Rete dei Cittadini e il Gruppo Generazione Trento hanno preparato un dossier. “L’80 per cento della popolazione è contrario alla nuova funivia. La Trento-Bondone è un caso emblematico nazionale di come, nelle Province autonome, la disponibilità di risorse pubbliche possa trasformarsi in assenza di controllo, scelte autoreferenziali e opere che nascono già in perdita”. Martina Margoni è consigliere comunale e vicecapogruppo di Generazione Trento: “Assistiamo a una dinamica di finanziamento che abbiamo già visto in altre grandi opere: i fondi pubblici disponibili creano pressione, i cittadini vengono messi davanti alla scelta di ‘fare subito o perdere tutto’ e così i costi spesso lievitano prima ancora dell’inizio dei lavori”. All’illusione di ridare vigore al Bondone, Margoni replica: “La funivia viene presentata come un progetto ecologico per il rilancio della montagna. La realtà mostra invece come sul Bondone vi sia un calo dell’innevamento, lo sci invernale sia in crisi strutturale e si faccia ampio uso di neve artificiale, addirittura trasportata con elicotteri, con un alto impatto ambientale. In ogni caso serve una Valutazione di Impatto Ambientale che non vogliono fare, o vogliono limitare a una sola tratta, non a tutto il tracciato”.
Fin dal 2024, con un’interrogazione, il problema era stato sollevato dal consigliere provinciale Filippo Degasperi del gruppo Onda, che commenta: “La previsione del Comune di Trento di costruire su una delle poche aree agricole pregiate rimaste prevede di espropriare importanti terreni agricoli, con un ulteriore consumo di suolo. Per non parlare dell’impatto ambientale, visto che si dovrebbero implementare i piloni, sia a valle che a monte”.