Lo zio Sam l’abbiamo creato noi europei. E ora non abbiamo alcuna alternativa alla sua prepotenza
di Maurizio Contigiani
L’episodio del Venezuela mi sta lasciando una serie di sensazioni, alcune delle quali difficili da definire. Questa notte mi sono svegliato due volte mentre sognavo di non essere più vecchio ma ancora in grado di spaccare il mondo senza un’ombra di paura. Una sensazione che provavo da giovane, come tutti i giovani della Terra. Ma questa notte ho avuto paura, una paura strana, forse dettata dal fatto che giovane non lo sono più ma la rabbia è la stessa di quando avevo la forza di reagire. La rabbia di assistere sempre alle stesse cose, frustrazione crescente sempre accompagnata dalla medesima impotenza.
L’impotenza di chi è nato in un paese che aveva perso la guerra. Una guerra persa non solo dall’Italia e dalla Germania ma da tutta un’Europa divisa in due da chi la guerra l’aveva vinta.
Non abbiamo mai avuto problemi ad inquadrare il giogo sovietico nell’Europa dell’Est. ma la propaganda, che in quel senso ci apriva meglio gli occhi, nello stesso tempo provava a nascondere la stessa evidenza in casa nostra.
Ci illudevamo di essere in democrazia, di poter votare, ma alla Democrazia Cristiana non avevamo alternativa. Sembrava che tutto cambiasse ma in realtà non cambiava mai niente. Da Portella della Ginestra al Golpe Borghese, alle stragi fasciste fino all’uccisione di Moro, da Mani Pulite alle bombe pre berlusconiane. Tutto nel segno della continuità.
Ancora oggi è così, non abbiamo alcuna alternativa alla prepotenza di questo immenso Stato canaglia dalle origini dettate dalla peggiore selezione europea, animata da quella disperazione e da quella povertà che faceva attraversare l’Atlantico, che ti rendeva privo di scrupoli nella ricerca di una smisurata ricchezza attraverso l’applicazione della legge del più forte. Lo Zio Sam è opera nostra e adesso ce lo teniamo così com’è da ottant’anni.
Ma se prima parecchi di noi europei non si rendevano conto in quali termini eravamo molto sudditi e poco alleati, adesso non credo ci sia più nessuno in grado di non capire. Ma oggi è tardi per capire e per reagire, tardi perché ottant’anni di inconsapevolezza collettiva e di artificioso benessere ci hanno ridotto ad esseri imbelli, privi di reazione. Lo dimostra la società europea, con i suoi giovani dediti in buona parte ai talent e agli aperitivi, con il suo sterminato numero di vecchi e soprattutto con i suoi piccoli, piccolissimi, irrilevanti, e grotteschi governanti, specchio esemplare della nostra decadenza.