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Oltre venti italiani ancora detenuti in Venezuela: chi c’è ancora dietro le sbarre oltre ad Alberto Trentini

Sono in carcere per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro. Tra i casi più noti Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. Rilasciati i familiari, lui è scomparso per settimane
Oltre venti italiani ancora detenuti in Venezuela: chi c’è ancora dietro le sbarre oltre ad Alberto Trentini
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Non solo Alberto Trentini. Gli italiani o italo-venezuelani con doppio passaporto detenuti in Venezuela restano 26, dopo la liberazione annunciata di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, dietro le sbarre a Caracas da più di un anno. La premier Giorgia Meloni, all’inizio della conferenza stampa, ha parlato del cooperante, precisando che il governo si occupa “quotidianamente” anche del suo caso e che ha mobilitato “tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio“. Dunque la sua liberazione non sembra al momento imminente, nonostante la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti abbia riacceso le speranze su una liberazione in tempi più brevi e la presidente ad interim Delcy Rodriguez abbia allentato le restrizioni carcerarie.

I connazionali nelle carceri venezuelani sono detenuti per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro. Tra i casi più noti si segnalano Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. Rilasciati i familiari, lui è scomparso per settimane. Dopo la sparizione forzata, oggi è detenuto a El Rodeo I, quasi in stato di isolamento totale. Da oltre un anno in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese, trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari. Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. “Non lo vedo dal novembre 2024. Mi aveva detto che sarebbe partito per il Venezuela”, ha detto la figlia in un’intervista al Corriere della Sera di Torino, affermando di averlo sentito solo a “ottobre scorso, dopo undici mesi senza alcun contatto”. La famiglia ha parlato di una chiamata “molto breve”. “Non ci siamo detti molto. Ovviamente la conversazione era controllata. Ne ho certezza, perché sentivo in sottofondo una voce che in spagnolo diceva: “Tres minutos, dos minutos, un minuto màs…”. Abbiamo parlato un po’ di cose nostre e di quanto ci mancavamo”, le parole riportate dal Corsera.

Ma la lista non si ferma a Burlò. Sono infatti molti gli italiani che si trovano nel famigerato El Helicoide, struttura carceraria di Caracas, tristemente nota per l’isolamento e i duri interrogatori. Lì sono stati detenuti Biagio Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano, arrestato il 28 agosto 2024 per il suo sostegno all’opposizione, e Luigi Gasperin, entrambi liberati. Nella stessa struttura si trovano ancora Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, quest’ultimo scomparso nel nulla dal 2019. Anche loro rientrano nell’elenco dei cittadini italiani detenuti per motivi politici. Le loro storie evidenziano lunghe settimane di isolamento e incertezza, difficoltà di comunicazione con le famiglie e gravi rischi per la salute. In passato, anche Amerigo De Grazia, calabrese e oppositore del presidente Maduro, era stato trattenuto per oltre un anno prima di essere liberato nell’agosto 2025. L’annuncio di Caracas ha quindi acceso la speranza. La prospettiva di un rilascio o un ritorno sicuro in patria è ora al centro di monitoraggi diplomatici e iniziative internazionali.

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