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Giustizia

Ultimo aggiornamento: 9:29 del 9 Gennaio

“Riforma giustizia? Affonda le radici in Tangentopoli, lo scopo è indebolire la magistratura”: Santalucia lancia il Comitato per il no

L'ex presidente dell'Anm lancia la campagna verso il referendum e spiega le ragioni del no
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Giuseppe Santalucia, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, a margine dell’evento di lancio del Comitato per il No al referendum sulla separazione delle carriere, promosso dalla Cgil Lazio insieme a diverse associazioni, tra cui Libera, ha spiegato che “non si tratta di una scelta di partito o di fazione ma dell’esercizio di un diritto-dovere di cittadinanza, che si concretizza nel rendere comprensibili a tutti le ragioni tecniche e istituzionali del dissenso verso questa legge costituzionale”. Nel merito della riforma, Santalucia ha indicato come principale criticità “l’indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura, che verrebbe frammentato in due organismi”. Il Csm, ha ricordato, rappresenta dal 1948 “quella che la Corte costituzionale ha definito la pietra angolare della difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Senza una magistratura autonoma e indipendente – ha aggiunto – non può esserci una tutela effettiva dei diritti delle persone”. Quanto agli errori giudiziari, Santalucia ha sottolineato che “si tratta di fenomeni che vanno studiati e contenuti, ma che questa riforma non affronta né risolve. La separazione delle carriere non migliora l’efficienza né la qualità della giustizia – ha concluso – ma determina un riequilibrio sbilanciato dei rapporti tra politica e potere giudiziario. È l’esito di una lunga stagione di conflitto che affonda le radici nei tempi di Tangentopoli, e che oggi rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.

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