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La parola d’ordine per questa manovra sul fronte mafie è ‘convivere’

Cosa c’è per sostenere investigatori e magistrati? Nulla! Anzi, si rende il loro lavoro più complicato
La parola d’ordine per questa manovra sul fronte mafie è ‘convivere’
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C’è un verbo che può sintetizzare l’orizzonte di questa legge di bilancio sul fronte mafie ed è “convivere”. La parola che è scappata al ministro Tajani intervistato da Fedez per Pulp Podcast un paio di settimane fa, tema: la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina ed il rischio di infiltrazioni mafiose nei cantieri. Le mafie non hanno bisogno di comunicati stampa per capire l’aria che tira, ma di segnali e questa legge di bilancio, unitamente ad alcuni altri provvedimenti “convergenti”, di segnali ne manda numerosi e chiari.

Cosa c’è per sostenere investigatori e magistrati? Nulla! Anzi, si rende il loro lavoro più complicato evitando, tra l’altro, di stabilizzare circa 9.000 precari della giustizia assunti temporaneamente grazie ai fondi del Pnrr e divenuti per la buona amministrazione dei processi molto più importanti della riforma “Nordio/Meloni”, che invece produrrà soltanto l’effetto di indebolire l’indipendenza della magistratura a tutto vantaggio dell’esecutivo.

Cosa c’è per rendere le carceri non soltanto un luogo di pena, ma anche una occasione di riscatto sociale per chi ha sbagliato ed un luogo di lavoro più dignitoso per il personale che lì è chiamato ad operare? Nulla! Anzi, coerentemente alla “intima gioia” di cui aveva parlato il sottosegretario Delmastro nell’immaginare “senza fiato” i detenuti dentro i blindati della penitenziaria, è stata resa ulteriormente difficile ogni attività rieducativa prevedendo un assurdo accentramento presso il DAP delle autorizzazioni necessarie ad intervenire da parte dei soggetti accreditati.

Cosa c’è per migliorare le condizioni di vita in quelle periferie che rischiano di essere o sono effettivamente state, bacino di reclutamento per la criminalità organizzata? Niente di serio! Anche il “modello” Parco Verde di Caivano infatti si è rivelato un bluff: il centro polisportivo di quel territorio, trasformato a tambur battente in un gioiello che avrebbe dovuto rappresentare precisamente l’investimento dello Stato sulla qualità della vita dei giovani, applica rette proibitive proprio per le famiglie più bisognose.

Cosa c’è per migliorare le prospettive di vita di quelle vaste aree interne del Paese che sono esposte sempre di più al rischio di spopolamento e impoverimento? Niente! Anzi, il Governo ha messo nero su bianco che non resta che prendere atto di questo destino desolante, mortificando una porzione rilevante di cittadinanza italiana che in quelle aree vive, lavora, “rattoppa” costantemente un tessuto sociale capillare, ricco di tradizioni, di qualità, di inventiva. Una sorta di “cessione di sovranità” programmata, nella quale si inserisce anche il decreto Calderoli sui comuni montani, che aumenta il rischio di un maggiore e pervicace controllo di quelle aree da parte delle consorterie mafiose.

Cosa c’è per potenziare il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie che dovrebbe essere un baluardo forte e chiaro dell’azione di liberazione dello Stato? Niente! Anzi il governo ha perso l’occasione per raccogliere la proposta ragionevole e concreta che arriva da Libera di destinare il 2% del FUG alla riqualificazione dei beni confiscati, sostenendo con ciò lo sforzo di Enti Locali e Terzo Settore, in una partita fondamentale per la reputazione stessa della Repubblica.

Cosa c’è per contenere la diffusione del gioco d’azzardo legale, che oltre a rappresentare un settore lucroso per il riciclaggio del denaro sporco, costituisce un fattore lacerante di depressione sociale, moltiplicando tra l’altro, il ricorso a prestiti usurari, che spesso sono l’anti camera delle organizzazioni mafiose? Niente! Anzi, il governo che è gagliardamente avviato vero l’abolizione del divieto di sponsorizzazione esplicita dello sport italiano, intanto si è inventato una nuova lotteria, denominata “Win for Italia Team”, per tentare di ripianare i debiti di quell’altro “azzardo” che sono le Olimpiadi di Milano-Cortina.

Cosa c’è per aumentare le tutele anche economiche a favore di quei lavoratori stranieri presenti sul nostro territorio che decidano di ribellarsi allo sfruttamento, denunciando i propri aguzzini? Nulla! Anzi la marginalizzazione dei lavoratori irregolari aumenta se possibile la loro invisibilità e quindi la forza di intimidazione delle organizzazioni criminali che ne abusano. La maggioranza ha addirittura cercato, fallendo (per ora), di introdurre uno scudo legale per quelle aziende del lusso che, girandosi dall’altra parte, fanno finta di non sapere che molto del loro profitto è fondato proprio su quello sfruttamento.

Luccicano poi in fondo al “secchio” della legge di bilancio due misure da mezzo milione di euro l’una dedicate ad interventi culturali di promozione della legalità ed in particolare alle commemorazioni del centenario della nascita di Pio La Torre, assassinato da Cosa Nostra il 30 aprile del 1982, alla vigilia del comizio che avrebbe tenuto per il Primo Maggio, nel quale avrebbe tracciato ancora una volta un futuro verso il quale “marciare” molto diverso da quello tanto caro alla seconda carica dello Stato.

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