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Codice della strada e terapie: il caso di Mario e di tre milioni di pazienti che ancora rischiano la patente. Il flop del Tavolo tecnico

L'inferno burocratico dal signor Mario, raccontato da ilfattoquotidiano.it, minaccia tutti i malati in terapia con farmaci oppiacei o cannabinoidi, quando si mettono alla guida. Attesa la sentenza della Corte Costituzionale. Ma diverse commissioni mediche non riconoscono il Thc come cura
Codice della strada e terapie: il caso di Mario e di tre milioni di pazienti che ancora rischiano la patente. Il flop del Tavolo tecnico
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O la terapia alla cannabis o la patente: è il dilemma imposto ai pazienti dal nuovo Codice della strada voluto da Salvini. Lo sa bene il signor Mario (nome di fantasia) afflitto da sindrome ansiosa, acuita lungo i gironi dell’inferno per riavere il documento. Il 9 dicembre la Commissione medica di Catanzaro gli ha rilasciato l’idoneità alla guida, valida tre mesi. Poi dovrà sottoporsi al test degli stupefacenti e se risulterà positivo al Thc, nessuna certezza di poter tornare al volante. “Per esserne sicuro dovrei cambiare la cura prescritta dal mio medico”, dice Mario a ilfattoquotidiano.it. Il 9 dicembre aveva avvisato i dottori della Commissione: “Io proseguo la terapia quindi tra tre mesi sarò positivo, dopo che succede?. I medici hanno fatto spallucce senza dare nessuna rassicurazione”, dice.

3 milioni di pazienti rischiano la patente: l’inutile Tavolo tecnico di Salvini

Identico destino pende sulla testa di quasi tre milioni pazienti. 2 milioni e mezzo sono in cura con farmaci a base di oppiacei, per periodi limitati, mentre 400 mila seguono terapie croniche. Ma vanno sommati coloro che assumono medicinali con il thc: circa 28 mila persone hanno ricevuto almeno una prescrizione per la cannabis medica, tra il 2019 e il 2024, secondo l’Iss (Istituto superiore di sanità). A tutti loro Matteo Salvini aveva promesso: “Nessuna sanzione per i malati in cura con farmaci psicotropi”. Ma l’articolo 187 impone la sospensione della patente per tutti i guidatori positivi al test degli stupefacenti, anche se lucidi al volante, senza alcuna deroga per i pazienti.

Per risolvere il problema, Matteo Salvini aveva lanciato l’idea di un tavolo tecnico già a dicembre 2024, poco dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada. Eppure ne esisteva già uno per le terapie alla cannabis, al ministero della Salute: mai convocato dal governo Meloni. Il nuovo tavolo ha visto la luce a maggio e si è riunito solo il 24 giugno: c’era la proposta di una tessera digitale, bocciata dopo i rischi per la privacy denunciati dai pazienti. Poi il nulla.

Codice della strada: presto la sentenza della Corte Costituzionale

Dal ministero dei Trasporti arrivano rassicurazioni: basta la prescrizione medica per evitare la sospensione della patente. Nella maggior parte dei casi è così, ma senza deroghe formali l’agente zelante pretende di applicare le regole. Il caso del signor Mario infatti non è l’unico. Le associazioni dei pazienti indicano un altro caso a Brescia. A dicembre scorso una signora di Pordenone aveva perso la patente, il giorno di Natale, per via di un farmaco ansiolitico a base di oppiacei. Il suo caso è arrivato fino alla Corte Costituzionale e ora i pazienti ne attendono il giudizio. Tutti sperano che decada l’articolo 187, per tornare a guidare senza il terrore delle sanzioni e non finire come il signor Mario.

Le ambiguità del ministero e la “lotteria” delle commissioni mediche: alcune non riconoscono la cura a base di thc

Il suo caso è noto al ministero dei Trasporti, ma la nota inviata a ilfattoquotidiano.it appare oscura. Secondo il dicastero “l’ultimo caso di cronaca non sconfessa quanto precedentemente comunicato sul fatto che le sostanze psicotrope contenute nei farmaci in commercio, assunte nel pieno rispetto dei protocolli terapeutici, non sono rilevate dai test salivali. Ricordo che il caso era stato originato da un conducente sottoposto all’assunzione di galenici a base di sostanze psicotrope e in deroga rispetto alle ordinarie soglie per trattamenti sanitari. A stretto giro sarà proposto il Tavolo”. Ma il signor Mario non è stato sottoposto al test della saliva, bensì del sangue. E cosa significa “in deroga rispetto alle ordinarie soglie per trattamenti sanitari”? Lo abbiamo chiesto al dottor Carlo Privitera, specializzato nei cannabinoidi: “Non ha alcun senso perché non esistono ‘soglie’, per i trattamenti sanitari con cannabinoidi, e i farmaci galenici sono perfettamente legali”. Privitera era uscito allibito dall’incontro con i medici della Commissione di Catanzaro, insieme al paziente Mario: “Non riconoscono il valore medico della cannabis, per loro non è un terapia e infatti chiedono di cambiare cura, per riavere la patente”. Le associazioni dei pazienti denunciano da tempo la “lotteria” delle commissioni mediche. Alcune, sovente, non rilasciano l’idoneità alla guida fino a quando il paziente è positivo al Thc, anche se il medico prescrive di assumere cannabinoidi tutti i giorni o quasi. Dunque, o la cura o la patente.

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