Il mondo FQ

Dopo di noi, proteste dopo che Catanzaro ha restituito 400mila euro per incapacità di spenderli. E ora le associazioni si rivolgono alla Corte dei Conti

Le associazioni denunciano la violazione dei diritti e le lacune di programmazione territoriale. E parte la richiesta di sapere come le altre Regioni stanno spendendo i fondi
Dopo di noi, proteste dopo che Catanzaro ha restituito 400mila euro per incapacità di spenderli. E ora le associazioni si rivolgono alla Corte dei Conti
Icona dei commenti Commenti

Le risorse disponibili del Fondo Dopo di noi, che sono passate dai 90 milioni annui ai 72 milioni, risultano insufficienti ma ci sono diversi enti locali che, pur avendo ricevuto dallo Stato soldi per finanziare progetti essenziali per le persone con grave disabilità aventi diritto, non li utilizzano e addirittura li restituiscono. Ci sono amministrazioni che, per incapacità di programmazione, disperdono fondi già stanziati e destinati a diritti fondamentali.

È il caso del Comune di Catanzaro che ha restituito alla Regione Calabria oltre 400mila euro, che sarebbero potuti servire per sostenere economicamente circa 70 progettazioni già avviate tra cui ristrutturazioni e messe in opera di impianti e delle attrezzature di alloggi, comprese le abitazioni di proprietà degli utenti, oltre che finanziamenti di laboratori diurni o brevi soggiorni per l’autonomia abitativa.

A denunciare quanto accaduto sono state Oltre l’Autismo Catanzaro Odv e il Coordinamento Associazioni Salute Mentale. Contattata da ilfattoquotidiano.it la presidentessa del CASM, Rita Ciciarello, denuncia “ritardi burocratici ed amministrativi nella distribuzione delle risorse a livello regionale, ritardi contabili nella allocazione in bilancio delle risorse, l’inerzia nella programmazione di spesa e l’assenza di coprogrammazione a livello comunale con gli enti del Terzo settore”. Le organizzazioni locali sottolineano che il Fondo Dopo di noi è un diritto esigibile e non può essere considerata una opzione facoltativa, sollecitando un cambio di passo nella programmazione e gestione delle politiche per la disabilità con l’obiettivo che tali vicende non accadano più. “Al danno si aggiunge anche la beffa”, dice Ciciarello, “perchè il Comune di Catanzaro era stato anche individuato tra le 9 province per la sperimentazione del nuovo sistema previsto dalla cosiddetta Riforma delle disabilità, che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e introduce il Progetto di vita personalizzato e partecipato con il destinatario, previsto dalla legge sul Dopo di noi, rendendolo attuabile essendo ora divenuto un obbligo e non più una facoltà della Pubblica amministrazione quello di migliorare la qualità della vita, favorire l’autonomia e l’inclusione, assicurando che la persona sia al centro di ogni decisione”. “La restituzione di oltre 400mila euro rappresenta un segnale evidente di carenze organizzative e di programmazione che finiscono per penalizzare direttamente le famiglie e le persone con disabilità”, denuncia a ilfattoquotidiano.it il Coordinamento Regionale Calabria dell’Associazione Nazionale Genitori PerSone con Autismo. “Senza una governance efficace e una comunicazione trasparente, i diritti sanciti dalla legge rischiano di rimanere sulla carta”.

Sul caso, come riportato da Catanzaro Informa, si è espresso solo l’assessore alle Politiche sociali Nunzio Belcaro, dicendo che la restituzione “ha riguardato solo due annualità” ed “è stata comunque garantita la continuità degli interventi”. Nessun altra risposta è arrivata, per il momento, dalle istituzioni.

Il problema della messa in pratica sul territorio delle risorse dedicate al Dopo di noi è evidenziato anche dai genitori caregiver che hanno figli con grave disabilità. E’ una questione nazionale che tocca il Sud, come nel caso calabrese, ma anche realtà territoriali differenti. Sul tema interviene anche Marco Macrì, portavoce di Genova inclusiva, che si batte per i diritti delle persone con disabilità. “Chi non vive sulla propria pelle questa realtà spesso pensa che il Dopo di noi sia un problema lontano, tecnico, roba da assistenti sociali e carte bollate. Non lo è”, dichiara. “E’ una paura quotidiana, concreta, che ti sveglia la notte”, e aggiunge che “oggi funziona così: i soldi ci sono (inadeguati, ndr), le leggi pure ma molto enti locali non riescono – o non vogliono – spenderli in modo sensato. E quando lo Stato si inceppa a pagare sono sempre gli stessi. Risultato? Famiglie che temono che il proprio figlio venga spedito in un centro qualunque, lontano da casa, senza relazioni, senza progetto, solo”. Sulla carta la legge sul Dopo di noi promette un futuro dignitoso alle persone con gravi disabilità non autosufficienti senza l’assistenza dei genitori. “Nei fatti”, sottolinea Macrì, “tra il 2016 e il 2022 lo Stato ha stanziato 466 milioni di euro, ma meno della metà è stata davvero spesa”. Il meccanismo non funziona. “I soldi ci sono, anche se non sufficienti al fabbisogno”, attacca il portavoce di Genova inclusiva, “ma restano nei cassetti di Regioni e Comuni incapaci di trasformarli in Progetti di vita. Burocrazia, incompetenza e scaricabarile istituzionale fanno il resto”. Così accade, come nel caso di Catanzaro, che i fondi pubblici vengano restituiti mentre le famiglie restano senza sostegno. “Nei giorni scorsi”, aggiunge Macrì, “alcuni comitati di genitori caregiver e associazioni hanno inviato via pec 23 ricorsi alle Corti dei Conti di ogni Regione e a quella nazionale per verificare come in ogni Regione vengano spese le economie e se ci siano responsabilità oggettive da parte delle amministrazioni regionali e comunali”.

“Le vicende come quelle calabresi del non utilizzo dei fondi destinati al Dopo di noi fanno doppiamente male”, commenta Maurizio Attanasi, socio dell’Associazione Genitori Tosti In Tutti i Posti e membro della Consulta per la mobilità e accessibilità del Comune di Milano. “Anche questo è un segnale della reale attenzione e sensibilità del paese e delle sue istituzioni alle tematiche che riguardano le persone con disabilità. Troppo facile”, aggiunge, “scoprire la disabilità il 3 dicembre (Giornata internazionale delle persone con disabilità) o in occasione di qualche evento organizzato da realtà virtuose per poi dimenticarsi della quotidianità che è l’incubo di chi vive queste realtà”. Per Morena Manfreda, mamma caregiver h24 e studiosa sulla legislazione delle disabilità, la restituzione di 400mila euro del Fondo Dopo di noi “non è un incidente amministrativo, ma il segno di una distanza profonda tra diritti proclamati e diritti realmente garantiti. Quelle risorse erano destinate a persone con disabilità grave e alle loro famiglie, non erano fondi “facoltativi”, ma strumenti per rendere esigibile un diritto previsto dalla legge”. Il fatto che vengano restituite dimostra l’incapacità del sistema di trasformare le norme in servizi concreti. “In un Paese in cui si parla continuamente di inclusione, l’inerzia amministrativa continua a produrre esclusione. Il problema non è l’assenza di risorse, ma la mancanza di responsabilità. Quando i fondi tornano indietro, a pagare non è l’ente pubblico, ma le persone più fragili. Ed è questo il vero fallimento”. Anche Fortunato Nicoletti, vicepresidente di Nessuno E’ Escluso, commenta l’accaduto. “Non è solo un problema tecnico”, dice, “è anche un chiaro segnale culturale e politico. Le risorse restano ferme perché trasformarle in progetti di autonomia, abitare e inclusione significa rendere evidente che un’alternativa alla segregazione e all’istituzionalizzazione esiste”. “Se questa consapevolezza diventasse opinione comune, verrebbe messo in discussione un sistema che da decenni si regge su residenze, istituti e strutture che concentrano potere e risorse”, afferma Nicoletti. Per questo servono “regole chiare, tempi certi e accompagnamento ai territori, ma soprattutto trasparenza e coraggio. Perché ogni euro lasciato fermo non è “prudenza amministrativa”: è una scelta che tiene le persone dove conviene al sistema, non dove serve alla loro vita”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione