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Pensioni, quali saranno gli aumenti nel 2026? Ecco gli adeguamenti all’inflazione

Lo scatto sarà dell'1,4%. Ma la rivalutazione piena non è per tutti: redditi divisi in tre fasce. Chi riceve la minima otterrà un aumento di 8 euro, chi prende 1.200 euro ne prenderà 16 in più
Pensioni, quali saranno gli aumenti nel 2026? Ecco gli adeguamenti all’inflazione
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Il 2026 porterà qualche buona novità per chi percepisce una pensione: l’assegno previdenziale verrà adeguato all’inflazione. Ma di quanto aumenteranno gli importi? Gli adeguamenti terranno conto della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo, che stando alle previsioni per il 2025 dovrebbero oscillare tra l’1,4 e l’1,7 per cento. A fornire delle indicazioni utili per i diretti interessati ci ha pensato un decreto del ministero dell’Economia pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 novembre 2025, che ha confermato come valore di riferimento proprio l’1,4%.

Pensioni 2026, come si calcolano gli aumenti

Ogni anno la pensione viene rivalutata adeguando gli importi erogati all’inflazione. I calcoli vengono effettuati tenendo conto delle variazioni contenute all’interno dell’indice Istat dei prezzi al consumo. Stiamo parlando di quella che viene comunemente definita come perequazione delle pensioni. Le indicazioni fornite fino a qualche tempo fa dall’Istat indicavano un potenziale aumento dell’1,7%: oggi le stime sono un po’ più al ribasso e l’aumento anticipato dall’Inps si ferma all’1,4%. È proprio quest’ultima percentuale che è stata confermata in modo ufficiale dal Mef. Questo adeguamento, purtroppo, si traduce in un aumento esiguo per i pensionati, anche se superiore rispetto a quello che è stato registrato nel corso del 2025, quando ci si è fermati su uno 0,8%.

A chi tocca la rivalutazione piena

È bene ricordare, però, che non tutti i pensionati riceveranno lo stesso aumento: il meccanismo di rivalutazione, infatti, varia a seconda del trattamento che viene riconosciuto al singolo soggetto. Non sempre, infatti, l’aumento parametrato all’inflazione risulta essere pieno: la rivalutazione al 100% spetta, infatti, esclusivamente a quanti percepiscono l’assegno previdenziale più basso. Man mano che l’importo cresce, l’incremento si riduce. Nel 2026 il legislatore non ha previsto delle novità di rilievo per quanto riguarda il meccanismo di rivalutazione degli importi delle pensioni, quindi la situazione rimarrà quella che abbiamo già visto quest’anno, quando il meccanismo della rivalutazione è stato suddiviso su tre differenti fasce di reddito: al 100% per quanti ricevono un importo fino a quattro volte il trattamento minimo; il 90% per chi lo riceve tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% per chi riceve un importo superiore a sei volte il minimo. Per il 2025 il trattamento minimo è pari a 603,40 euro: questo significa che le pensioni fino ad un importo pari a 2.423,60 riceveranno un adeguamento pari al 100% dell’inflazione (ossia pari all’1,4%). Per chi percepisce un importo compreso tra 4 e 5 volte il trattamento minimo l’aumento previsto è pari all 1,26%, che scende all’1,05% per chi va oltre le sei volte il trattamento minimo.

Di quanto aumenteranno le pensioni

Molto pragmaticamente di quanto aumenteranno gli assegni? Chi percepisce il trattamento minimo di 603,40 euro otterrà un aumento di 8 euro. Gli aumenti saranno modesti anche a fronte ad importi superiori: con un assegno pari a 900 euro si riusciranno ad ottenere 12 euro, mentre chi riceve una pensione di 1.200 euro riuscirà ad ottenere 16 euro. Quanti ricevono oltre 2.4123,60 euro al mese non hanno diritto alla rivalutazione piena: con un assegno pari a 2.500 euro di euro, si avrà diritto ad una rivalutazione di 34 euro, mentre chi riceve 3.500 euro riuscirà ad ottenere un aumento pari a 46 euro al mese. Per le pensioni minime per quest’anno è stata prevista una rivalutazione straordinaria, che però è pari al 2,2%: stiamo parlando di 3 euro al mese. Per il prossimo anno l’aumento è dell’1,4%. Dal 2026 il trattamento minimo passerà a 611,85 euro grazie alla rivalutazione, a cui si dovrà aggiungere un ulteriore aumento straordinario dell’1,3%, pari a 7,95 euro: l’importo finale di attesterà a 619,79 euro. Importi, comunque vada, sempre troppo bassi per poter permettere di vivere dignitosamente.

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