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Ultimo aggiornamento: 14:20 del 18 Dicembre

Caracciolo a La7: “Per Trump la Nato non deve espandersi e l’Europa non esiste. Quindi, sono cavoli nostri”

Caracciolo spiega che il nuovo documento strategico di Trump segna una rottura radicale con 30 anni di politica occidentale
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Nel nuovo National Security Strategy (NSS) pubblicato dalla Casa Bianca il 4-5 dicembre 2025, gli Stati Uniti ridefiniscono le priorità globali dell’era Trump. È un documento breve di 33 pagine ma dirompente: segna una rottura con l’impostazione delle precedenti amministrazioni, riduce l’impegno in Medio Oriente e in Africa, rilegge l’ordine mondiale attraverso il prisma del motto “America First” e introduce un approccio che la Casa Bianca chiama “realismo flessibile”.
A Otto e mezzo, su La7, il direttore di Limes Lucio Caracciolo interpreta il documento come un messaggio inequivocabile agli europei: non siete più una priorità strategica. “In tre parole sono cavoli nostri, questo è il titolo – afferma – Il sommario dice che non esiste l’Europa: esistono europei buoni ed europei cattivi. Gli Stati Uniti vogliono collaborare con gli europei buoni, con le nazioni che seguono il loro corso e che devono mettersi d’accordo con la Russia per arrivare rapidamente alla pace in Ucraina“.
Caracciolo sottolinea il passaggio più innovativo e clamoroso del documento: “È la prima volta che gli americani dicono chiaramente che la Nato non si deve espandere“. L’architettura di sicurezza costruita negli ultimi trent’anni viene dunque congelata, insieme alle promesse implicite o esplicite di allargamento.

Nel NSS, Trump descrive un’Europa indebolita da “una crisi di civiltà”, imputata all’apertura dei confini alle migrazioni dal sud del mondo. Una scelta che, secondo la lettura del documento, compromette il patrimonio culturale europeo, in contrapposizione all’approccio statunitense, volto a mantenere un controllo più rigido dei flussi.
In parallelo, Washington sancisce il proprio disimpegno dal ruolo di esportatrice globale di democrazia. “L’America non vuole più andare in giro a cambiare i regimi – spiega Caracciolo – È un cambiamento di 180 gradi rispetto alla strategia precedente. L’America vuole occuparsi dei suoi interessi, non vuole andare in giro per il mondo a cercare mostri, come diceva quel tale”.
Il riferimento del direttore di Limes è al discorso del 1821 di John Quincy Adams, segretario di Stato e poi presidente Usa, (“L’America non va in giro per il mondo a cercare mostri da abbattere. Augura libertà e indipendenza a tutti, ma è paladina e difensore soltanto delle proprie”).

Il messaggio agli alleati è altrettanto chiaro: “Noi dobbiamo preoccuparci da noi della nostra difesa”. Una presa d’atto particolarmente pesante per un continente che, ricorda Caracciolo, “è sufficientemente diviso fra sé, e questo vuol dire che ciascuno deve preoccuparsi per sé”.
Quando Lilli Gruber chiede perché Giorgia Meloni dica di essere sostanzialmente d’accordo con Trump sulla Ue e sulla difesa, Caracciolo risponde con pragmatismo: “La Meloni, avendo come riferimento anche ideologico in fondo Trump e il trumpismo, non vedo perché non dovrebbe aderire a questo appello. Pensa che sia coerente con quello che pensa e dice”.
Ma ciò implica una conseguenza evidente: “Questo vuol dire muoversi per conto suo contro altri europei, ed è quello che stiamo vedendo, e naturalmente viceversa. L’Europa è spaccata come non è mai stata“.

Secondo Caracciolo, Trump parla di “europei buoni” pensando probabilmente a paesi come l’Ungheria più che all’Italia. “L’Italia forse è più a parole che nei fatti – osserva – Quello che è interessante è che nel documento Trump nemmeno nomina l’Unione Europea, perché oggettivamente non è un soggetto. Quando un leader non europeo viene in Europa, non è che il suo primo pensiero è parlare con la signora von der Leyen, ma è quello di parlare con coloro che decidono”.
E aggiunge: “Trump inoltre nota, e questo purtroppo è anche un dato di realtà, che il peso economico dell’Europa sta calando in maniera notevole. Lui cita un dato: nel 1990 l’Europa aveva il 25% del PIl globale, oggi è il 14%, quindi qualche problema ce l’abbiamo. Ma soprattutto lui non vuole assolutamente abbandonare l’Europa, vuole che l’Europa diventi come lui, o meglio alcuni paesi europei diventino come lui – conclude – Non vuole assolutamente che i russi, i cinesi o chiunque altro prendano l’Europa. Vuole che in qualche modo noi europei siamo dentro al suo modo di vedere il mondo”.

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