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Ultimo aggiornamento: 17:37 del 16 Novembre

Bertinotti a La7: “I saltelli di Meloni e Tajani? Che brutta figura, meglio dimettersi”. Su Vannacci: “Caricatura del fascista”

Dal coro “Chi non salta comunista è” alla marcia su Roma: il commento tagliente di Bertinotti
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Ospite di In altre parole, su La7, Fausto Bertinotti interviene su due episodi che hanno segnato la campagna del centrodestra per le elezioni regionali e il dibattito pubblico sul fascismo. Il primo riferimento è al comizio di chiusura del centrodestra al Palapartenope di Fuorigrotta, dove Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi si sono uniti ai militanti che hanno scandito il coretto “Chi non salta comunista è!”, saltellando sul palco.
Il fondatore di Rifondazione Comunista definisce la scena poco consona al ruolo istituzionale dei protagonisti: “Di fronte a questa scena, proprio anche esteticamente si fa brutta figura. Ma v’immaginate De Gasperi, Togliatti, Saragat che saltano in quel modo? In realtà, la formula costituzionale secondo cui la carica va portata con decoro era una cosa scritta nella vita quotidiana di questi dirigenti, persino nell’abbigliamento.”

Richiama quindi l’esempio di Palmiro Togliatti, segretario del Pci e padre del comunismo italiano: “Lui veniva dall’est, comunista e rivoluzionario. Eppure lui ha indicato ai parlamentari del suo partito all’ingresso per la prima volta alla Camera di indossare un abito blu. Cioè il massimo esponente dell’opposizione al sistema, e non solo al sistema, chiedeva ai parlamentari che lo rappresentavano nelle istituzioni di indossare l’abito delle istituzioni, perché lì dentro per un democratico sei come in chiesa per un credente, hai un aspetto religioso da portare con te per il decoro di una grande istituzione“.
Poi l’affondo a Meloni e a Tajani: “Se non è così, vuol dire che non hai capito dove vivi e non sei in grado di muovere un processo educativo nei confronti del tuo popolo, cioè sarebbe meglio che tu ti dimettessi“.

Il secondo tema riguarda il post Facebook dell’europarlamentare leghista Roberto Vannacci, che propone una sua ricostruzione del Ventennio, presentata come “RIPETIZIONI PER CHI LA STORIA L’HA STUDIATA NEI MANUALI DEL PD”. Nel testo il generale definisce la marcia su Roma “poco più di una manifestazione di piazza” e sostiene che Mussolini abbia governato “nei limiti dello Statuto Albertino”, presentando le leggi liberticide come atti pienamente regolari.

Per Bertinotti, questa operazione produce un effetto paradossale: “Noi siamo stati abituati a criticare il fascismo per le sue nefandezze. E a volte abbiamo riso dei suoi elementi caricaturali. Ma non avremmo mai potuto immaginare che il massimo della caricatura del fascista siano oggi coloro che in qualche misura rivalutino il fascismo, come Vannacci.”
E conclude sarcasticamente: “Se quelli sono i sostenitori del fascismo, ma per forza, allora la competizione è troppo facile, perché quello (Vannacci, ndr) è autolesionista. Cioè uno che dice le cose che ha detto sulla marcia su Roma è impresentabile.”

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