“Chiediamo un intervento coraggioso alla Commissione europea per correggere un ampio numero di scelte azzardate compiute in passato con il Green Deal, che ora stanno mostrando tutti i loro limiti”. Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, la premier Giorgia Meloni spara a zero sul patto verde europeo, sebbene sia rimasto ormai ben poco del piano presentato nel 2019 dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. E avverte: “Diversamente, voglio essere chiara, l’Italia non è pronta a sostenere nuove iniziative controproducenti per inseguire gli interessi di bizzarre maggioranze in Europa”.
Le parole di Giorgia Meloni: “Con obiettivi inverosimili non siamo credibili” – “Qui si tratta, prima di tutto, di credibilità. Come possiamo risultare credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e degli investitori – dice Meloni – se ci poniamo obiettivi inverosimili perfino dannosi per chi volesse fare impresa in Europa e in Italia?”. E aggiunge: “Noi vogliamo abbandonare quell’approccio ideologico che ha caratterizzato la stagione del Green Deal, per abbracciare un pragmatismo serio e ben ancorato al principio di neutralità tecnologica”. Sulla carta, non è un addio a quello che Meloni continua a definire un “ambizioso” percorso di riduzione delle emissioni “un obiettivo che consideriamo importante non solo per la nostra salute e i nostri territori, per la nostra autonomia strategica. Ma riteniamo che il modo migliore per non raggiungere questo obiettivo – aggiunge – sia continuare a rincorrere un approccio ideologico, e pertanto irragionevole, che impone obiettivi insostenibili e irraggiungibili, che producono danni al nostro tessuto economico-industriale, indeboliscono le nazioni europee e rischiano di compromettere definitivamente la credibilità stessa dell’Unione Europea”.
Il Consiglio europeo e la legge sul clima – Meloni parla anche del Consiglio europeo che si svolgerà il 23 e il 24 ottobre. “Sarà anche l’occasione per affrontare una questione che considero determinante per il futuro dell’Unione – dice – ovvero, la proposta di emendamento della Commissione Ue alla Legge europea per il clima, con la quale si intende fissare un nuovo obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni nette del 90% entro il 2040 (rispetto al livello del 1990), quale tappa intermedia verso l’obiettivo già previsto della neutralità climatica, ovvero del 100% di riduzione, nel 2050”. La premier avverte che l’Italia non sosterrà la proposta della Commissione di revisione della legge clima europea “così come formulata a ora, a maggior ragione se non sarà accompagnata da un vero e sostanziale cambio di approccio”. Ma il cambio di approccio potrebbe presto arrivare, dato che Ursula von der Leyen, proprio in vista del vertice dei capi di stato e di governo dell’Ue, che dovranno trovare una quadra sugli obiettivi climatici del vecchio continente per il prossimo decennio, ha scritto alle capitali. E ha assicurato che Bruxelles ammetterà “notevoli” flessibilità nel raggiungimento del target di riduzione delle emissioni entro il 2040. E l’affondo: “Il nostro obiettivo interno può essere inferiore al 90 per cento”.
Gli obiettivi secondo la Meloni – A riguardo, la Meloni ha già un’idea su come dovrebbero andare le cose con un obiettivo intermedio al 2040 accompagnato da chiare e definite “condizioni abilitanti”, ovvero strumenti che consentano di raggiungere gli obiettivi senza compromettere irrimediabilmente l’economia europea. E poi, secondo Meloni, “dovrebbe essere possibile conteggiare sino almeno al 5% (tanto degli obiettivi a livello Ue, tanto degli obiettivi nazionali), i cosiddetti crediti internazionali”, cioè i finanziamenti “in Paesi terzi per ridurre le emissioni di carbonio” visto che “non è trascurabile il valore che ha, ai fini dell’obiettivo finale, favorire un’economia sostenibile nei Paesi in via di sviluppo”. E cita il Piano Mattei.