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San Siro distrutto, orrore culturale. Milano perde un pezzo forte del ‘brutalismo’

Che problema sarà mai l’eredità brutalista, si devono essere detti Sala e compagni!
San Siro distrutto, orrore culturale. Milano perde un pezzo forte del ‘brutalismo’
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E poi ci si lamenta ancora se la gente non va più a votare alle elezioni, vedi il fresco pessimo caso delle Marche. Con un colpo di mano sul finire delle notte – l’approvazione di un sub-emendamento che cancellava quasi tutti i 239 emendamenti presentati da varie parti, e l’appoggio di Forza Italia che ha garantito, uscendo al momento del voto, l’abbassamento della soglia di maggioranza – il Partito democratico milanese e il sindaco Beppe Sala hanno portato a casa il sì del Consiglio comunale alla vendita di San Siro. Ovvero alla distruzione dell’attuale stadio-simbolo della città, in favore di un nuovo mega-progetto di speculazione immobiliare che era stato promesso alle proprietà finanziarie odierne – opache e internazionali – delle squadre di calcio Inter e Milan.

Se non fossero state le 3 e qualcosa, ovvero le prime ore dell’ultimo giorno utile per approvare la delibera del caso, si potrebbe dire che erano le fatidiche 4.48 del suicidio (così fissate dal titolo dell’ultimo celebre lavoro teatrale di Sarah Kane): suicidio della politica intesa come partecipazione alla vita pubblica della città da parte dei cittadini, che non sono stati affatto ascoltati nonostante le proteste di un comitato popolare e persino di tanti opinion-leader, ma anche l’harakiri affaristico della cosiddetta sinistra istituzionale milanese e del sindaco ‘dei cittadini’.

Che poi non si nascondano illeciti veri e propri dietro la decisione, esattamente come nella scandalosa degenerazione urbanistica che ha segnato questi ultimi anni di folle rincorsa al modello di Milano città Premium per soli ricchi, conta assai poco. Tanto sono talmente evidenti gli interessi privatistici che hanno portato alla decisione di distruggere un simbolo come San Siro e di alienarne la proprietà pubblica, a cominciare dal risultato di aver tolto le castagne dal fuoco dei precedenti tycoon dei due club di serie A (Berlusconi e Moratti) e della banca-padrona SanPaoloIntesa, garantendo ai nuovi acquirenti un bel business immobiliare collaterale. Per non dire dei riflessi evidenti di un nuovo progetto legato all’edificazione di un’arena più ‘esclusiva’ e dei soliti centri commerciali annessi.

Sul piano squisitamente culturale, la doppia beffa nella città che si presume capitale mondiale del design, è l’abbattimento di un pezzo forte del cosiddetto ‘brutalismo’ in architettura, una corrente di cui Milano porta onorevolmente i segni a partire dalla Torre Velasca e appunto dallo stadio realizzato da Ulisse Stacchini, con le torri e la struttura ad anelli di cemento ben visibili dall’esterno. Al di là del mancato accoglimento del ricorso relativo alla data di inaugurazione del secondo anello, questa della difesa di un patrimonio culturale è ancora materia per proteste e azioni giudiziarie che non mancheranno di concretizzarsi, almeno si spera.

Che problema sarà mai l’eredità brutalista, si devono essere detti Sala e compagni. Il pur sempre attivissimo interlocutore Stefano Boeri – peraltro ascoltato con piacere di recente anche a una presentazione in cineteca del film culto The Brutalist – non deve aver aggiornato i suoi di palazzo Marino sulla polemica che impazza in tutta Europa per premere in favore della conservazione dei capolavori della corrente architettonica che ha segnato l’uscita dal moderno, mettendo a nudo il materiale costitutivo delle costruzioni, con tanto di benedizione di Le Corbusier.

Giusto per non sembrare dei poveri pazzi in vaniloquio, l’eredità fondamentale del brutalismo si vede bene persino in uno dei simboli della nuova Milano Premium, la Fondazione Prada, dove l’archistar Rem Koolhaas ha lavorato sull’impatto dei cosiddetti ‘calcestruzzi architettonici bianchi’ per il nuovo polo museale ricavato da una ex distilleria. La Torre simbolo alta 60 metri – spiegano gli esperti di materiali – ‘è il risultato dell’impiego di i.flow, un calcestruzzo autocompattante a bassa viscosità che favorisce eccellenti risultati estetici, e dell’i.design Rocca Bianca’.

“L’architettura consiste nel creare relazioni emozionanti con i materiali grezzi” diceva il buon vecchio ‘Le Corbu’, padre dell’architettura contemporanea. Ancora qualche anno fa, quando sfilava in corteo per il 25 aprile, il sindaco Sala veniva applaudito, e poteva girare per le strade senza incappare in fastidiose ‘relazioni emozionati con i materiali grezzi’ dell’umore popolare milanese. Ora può farlo giusto attraversando la strada da palazzo Marino per andare sul palcoscenico della ‘sua’ Scala, a piangere Armani o a evitare di dar spazio nel ‘salotto buono’ alle proteste pro-Gaza.

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