Momento di imbarazzo durante la trasmissione In Onda, su La7, quando Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, movimento di destra vicino a Fratelli d’Italia, accusa la Global Sumud Flotilla di avere finalità politiche. Ma finisce per restare l’unico a non aver compreso la missione. La replica della portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, e della politologa Arianna Farinelli mette subito le cose in chiaro.
“Negli ultimi giorni – esordisce Giubieli – la Global Sumud Flotilla ha gettato la maschera e ha dimostrato di essere una missione non umanitaria ma una missione politica. Se l’obiettivo è portare gli aiuti a Gaza, nel momento in cui il governo italiano vi ha mandato due navi militari pagate dai cittadini per la vostra protezione, dire che è colpa del governo se non avete consegnato gli aiuti al patriarcato di Gerusalemme mi sembra una ricostruzione assurda”.
Delia lo corregge subito: “Guardi che è dovere del governo italiano proteggere i suoi cittadini in acque internazionali”.
Giubilei insiste: “Benissimo, ma voi non avete dato gli aiuti al patriarcato di Gerusalemme perché non li volete dare, non per colpa del governo italiano. Il problema è che volete entrare nelle acque prospicienti Gaza, rompere il blocco navale del governo israeliano. C’è una chiara finalità politica in questa missione”.
Delia non si fa sorprendere: “Ma certo che è politica”.
Giubilei non demorde: “Per fortuna l’ha detto, siamo contenti. Io l’ho capito che fosse umanitaria per portare gli aiuti, non politica. Allora avete preso in giro chi vi ha dato i soldi”.
La portavoce della Flotilla ribatte: “Certo che è una missione politica, ma non è mica una parolaccia. Dal primo giorno diciamo che questa missione ha due valenze: una di tipo umanitario, molto importante, e l’altra di tipo politico. Tutte le operazioni della Freedom Flotilla precedenti a questa hanno sempre avuto una valenza politica. Non è mica una parolaccia dire che è politica, qualcuno la politica dovrebbe farla veramente”.
A chiudere il cerchio ci pensa la politologa Arianna Farinelli: “Io non sono a bordo della Flotilla, ma ho capito fin dall’inizio che era una missione sia umanitaria, per dire che gli aiuti non arrivano e noi ne portiamo, sia politica, per stigmatizzare che lì c’è un blocco navale assolutamente illegittimo, perché le acque di fronte a Gaza sono anche acque dei Gazawi. In tutto questo, ovviamente – chiosa – riconoscere lo Stato di Palestina da parte del governo italiano aiuterebbe non poco, come hanno fatto Francia e Inghilterra, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre ad altri paesi occidentali negli ultimi giorni”.