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Gaza, don Ciotti: “L’Italia si schieri contro il massacro di Israele per espellere i palestinesi. Basta parole, servono fatti”

Il fondatore dell'associazione Libera lancia l'appello all'Europa per la "sospensione degli accordi politico-commerciali" con Tel Aviv, "a partire dalla vendita di armi". E rilancia sulla "vergogna" dei migranti in Libia
Gaza, don Ciotti: “L’Italia si schieri contro il massacro di Israele per espellere i palestinesi. Basta parole, servono fatti”
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Don Luigi Ciotti incalza il governo di Giorgia Meloni sul dramma di Gaza in un’intervista a La Stampa. Alla domanda sull’attendismo della politica italiana, restia a condannare gli attacchi di Israele in modo netto, il fondatore e presidente dell’associazione Libera ha risposto così: “Deve esprimersi in modo chiaro contro il massacro in corso, che diventa ogni giorno più grave con l’escalation militare decisa per espellere di fatto l’intero popolo palestinese dalla propria terra. Bisogna passare ai fatti”. Secondo don Ciotti “non è più il tempo delle parole. Servono gesti concreti, prendere posizione per denunciare le troppe contraddizioni su temi che non possono essere messi in discussione, quali la pace e la giustizia”.

L’appello all’Europa per fermare Israele

Non solo Palazzo Chigi, anche l’Europa dovrebbe schierarsi approvando sanzioni economiche contro Israele, come lo stop agli accordi commerciali e alla vendita di armi. “È necessaria una risposta concreta a livello europeo, con la sospensione degli accordi politico-commerciali che ci legano al governo di Israele, a partire dalla vendita di armi. Purtroppo, finora l’Italia si è dichiarata contraria. Dopo lo stato di grave carestia certificato dall’Onu, l’uccisione deliberata di giornalisti e persone in cerca di aiuto umanitario, mi chiedo cos’altro debba accadere per farci cambiare idea”, ha detto don Ciotti.

Migranti, la “vergogna” libica

Il leader di Libera si è espresso anche sull’emergenza migratoria: “Provo un’immensa rabbia e vergogna. Sappiamo che le navi e le munizioni dei libici sono frutto anche dei finanziamenti italiani alle autorità di quel Paese. Pur di appaltare alla Libia il lavoro sporco di contenimento dell’immigrazione, l’Italia si rende complice della violazione dei diritti umani di decine di migliaia di persone migranti, e degli attacchi contro i suoi stessi cittadini impegnati a salvare i naufraghi. Su queste barche di salvataggio, delle Ong come quelle della Global Sumud Flotilla per Gaza, idealmente ci saliamo tutti a bordo, perché ci sentiamo corresponsabili verso le vite in pericolo, maltrattate e disumanizzate”.

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