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Il Cremlino omaggia l’alpinista Luca Sinigaglia, morto nel tentativo di salvare una collega russa: “Aveva le vere qualità del popolo italiano”

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakhkarova, ha onorato il 47enne, il cui corpo non è stato e non sarà mai recuperato dal Peak Pobeda, a causa della decisione del governo del Kirghizistan
Il Cremlino omaggia l’alpinista Luca Sinigaglia, morto nel tentativo di salvare una collega russa: “Aveva le vere qualità del popolo italiano”
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“Il sacrificio di Luca Sinigaglia dimostra le vere qualità e i valori del popolo italiano“. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakhkarova, ha reso omaggio al coraggio dell’alpinista 47enne che ha dato la vita per cercare di salvare la collega russa Natalia Nagovitsyna, bloccata con una gamba rotta a quota 7mila metri, sul Peak Pobeda, in Kirghizistan.

L’alpinista era caduta il 12 agosto, durante la fase di discesa, rompendosi una gamba e rimanendo ferma in quota con scarse scorte di cibo e acqua. Per questo motivo nella giornata di Ferragosto Sinigaglia e un altro collega, un tedesco, hanno raggiunto Nagovitsyna al fine di fornirle beni essenziali per la sopravvivenza: un sacco a pelo, un fornello, cibo e una bombola di gas. Poi, a circa 7mila metri di quota, l’uomo è rimasto bloccato in una bufera di neve, morendo a causa di un edema cerebrale da alta quota, aggravato da ipotermia e congelamento.

Il corpo di Sinigaglia non è stato e non sarà mai recuperato. Il governo kirghiso, infatti, ha impedito le attività di recupero alla squadra di tre soccorritori italiani – i capitani piloti Manuel Munari e Marco Sottile e la guida alpina Michele Cucchi – che avrebbero dovuto recuperare il suo cadavere insieme a quello di Nagovitsyna. Lo stesso Sottile, in un’intervista alla Stampa, ha criticato il modo in cui le autorità del Kirghizistan ha gestito le manovre di soccorso. Era lui il pilota in comando del team di elicotteristi italiani inviato a tentare, oltreché il recupero del connazionale, anche il salvataggio di Nagovitsyna, ferita e bloccata in una tenda. Ma il governo l’ha dichiarata morta. “Avrebbe potuto essere già deceduta, oppure ancora viva come avevano mostrato le ultime immagini del drone – commenta Sottile -. Fin che non arrivi lì non puoi avere la sicurezza, in un senso o nell’altro. Ma devi arrivare, devi tentare. Qui da noi, per fortuna, c’è un’altra etica del soccorso e della vita umana“.

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