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La Corte dei Conti evidenzia lo stallo su case e ospedali di comunità: un fallimento annunciato

Ancora una volta la Corte dei Conti ci regala numeri veramente insufficienti
La Corte dei Conti evidenzia lo stallo su case e ospedali di comunità: un fallimento annunciato
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Ancora una volta la Corte dei Conti ci regala numeri veramente insufficienti. Sono numeri in rosso che i cittadini devono dare ai politici di destra e di sinistra che negli ultimi venti anni almeno non sono mai riusciti a raggiungere la sufficienza. Figuriamoci dopo il periodo del Covid che sarebbe dovuto essere un periodo di rinascita vera, continua. Una rinascita politica, sociale, economica ma indubbiamente sanitaria che avrebbe dovuto ricostruire sulle macerie del periodo storico più buio per la salute pubblica.

Un periodo in cui forse ora i politici dovranno dar di conto dopo la sentenza delle Sezioni Unite della Corte Costituzione sulla configurabilità dell’epidemia colposa in forma omissiva che può rimettere in discussione le responsabilità anche penali di coloro che hanno gestito la pandemia: l’ex premier Giuseppe Conte e l’ex ministro della Salute Roberto Speranza. Vedremo i prossimi passi in Italia e in Europa: alla Corte di Strasburgo l’Italia dovrà rispondere ad una serie di quesiti riguardanti la risposta alla emergenza Covid.

Ma torniamo alla Corte dei Conti che proprio in questi giorni ha pubblicato un report che evidenzia lo stallo generale sulle Case e Ospedali di Comunità.

A meno di un anno dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza i magistrati contabili certificano il collaudo di appena 58 Case di Comunità e 17 Ospedali di Comunità e una spesa di 570 milioni a fronte di una dotazione complessiva di 3 miliardi!

Io sono quasi contento di questo annunciato fallimento perché da sempre sono contrario a questa idea limitata e che non risolve nulla. Sono a favore invece, come ho spiegato ai Nas, alla costituzione di reparti ospedalieri di medicina del territorio con medici di base di nuova concezione e di nuova preparazione universitaria specifica. Non isole nel deserto sprovviste di tutto. Un po’ come le pubblicità di alcune assicurazioni che danno, gratuitamente o meglio compreso nel costo elevato del premio, un consulto “telefonico” medico.

Un mondo medico social senza empatia e senza possibilità alcuna di giungere ad una diagnosi più possibile accurata usando tutti gli specialisti presenti in un ospedale per giungere ad una cura il più possibile chiara e veloce, medica o chirurgica, per il cittadino.

Ma la Corte dei Conti non sceglie cosa e come fare meglio per i cittadini: quello dovrebbe farlo la politica che si inventa spesso delle soluzioni non aderenti alla realtà. In una realtà, al contrario, solo politica.

Prendiamoci tutti un po’ di pausa. Gli unici che metterei ai lavori forzati continui sono proprio loro: i politici, che non sanno fare altro e che si sono resi disponibili a gestire il bene comune. Siete rimandati a settembre come fosse ogni mese dell’anno. Non avete diritto di fare vacanze. Dovete studiare. Lo avete scelto voi. Vi siete eletti o nominati anche se noi abbiamo creduto di darvi un voto ad personam.

Noi, tutti noi nel frattempo, dovremmo fare nostre le parole di Ingheborg Bachman che nel suo libro Ad occhi aperti scrive: “Chi altri se non quelli tra voi cui è toccata una dura sorte potrebbe meglio testimoniare che le nostre forze sopravanzano le nostre disgrazie, che, pur private di molte cose, siamo capaci di sollevarci, che siamo in grado di vivere disillusi, cioè senza illusioni.”

Buona estate.

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