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Ultimo aggiornamento: 16:55 del 24 Gennaio

Voci di Gaza – “Felice per la tregua. Ma nel cuore rimane la tristezza per i nostri morti”. Appello a Tajani: “Sblocchi subito i fondi per la Palestina”

Questo racconto audio fa parte della serie di testimonianze da Gaza che ilfattoquotidiano.it ha pubblicato regolarmente per tutti i mesi del conflitto
Voci di Gaza – “Felice per la tregua. Ma nel cuore rimane la tristezza per i nostri morti”. Appello a Tajani: “Ministero sblocchi subito i fondi per la Palestina”
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Le principali Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane hanno inviato una lettera al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, chiedendo lo sblocco immediato dei fondi destinati alla crisi umanitaria e l’ulteriore stanziamento di fondi adeguati a rispondere alla gravissima crisi in atto nel Territori occupati. Con Gaza e Cisgiordania in ginocchio, oltre 6 milioni di euro stanziati per interventi vitali rimangono bloccati, aggravando una situazione già drammatica.

Le Osc italiane (Aoi, Cini, Link2007 e la Piattaforma delle Osc italiane in Mediterraneo e Medio Oriente) sottolineano l’urgenza di un ruolo più attivo dell’Italia nella risposta a questa crisi, attraverso la riattivazione del sostegno del ministero degli Affari esteri e della cooperazione Internazionale (MAECI) e dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Anche dopo la fragile tregua la situazione peggiore di giorno in giorno. Secondo l’agenzia Onu Ocha a Gaza ci sono oltre 46mila vittime, il 90% della popolazione è sfollata, con accesso limitato a cibo, acqua e cure mediche; il 60% delle infrastrutture distrutte, incluse scuole e ospedali. Sono in aumento i casi di malnutrizione infantile ed epidemie di malattie. Anche in Cisgiordania e Gerusalemme Est la situazione è critica: dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi 795 palestinesi, 8mila sono stati sfollati e le violenze dei coloni, le demolizioni e le restrizioni alla libertà di movimento sono in aumento. Il 2024 ha registrato il record di sfollati e demolizioni da quando OCHA ha iniziato il monitoraggio nel 2009.

Le OSC italiane, scrivono in un comunicato, nonostante il blocco dei fondi, “continuano a operare nella Striscia di Gaza con il supporto di altri donatori internazionali. Tuttavia, questa situazione di stallo politico è inaccettabile e rischia di compromettere ulteriormente la capacità di fornire aiuti”. “Sbloccare i fondi non è solo un dovere morale, ma un obbligo giuridico” scrivono AOI, CINI, Link2007 e la Piattaforma delle OSC italiane in Mediterraneo e Medio Oriente, richiamando le risoluzioni ONU e le ordinanze della Corte Internazionali di Giustizia.

Questo racconto audio fa parte di Voci di Gaza’, una serie di testimonianze degli operatori e dei manager di Oxfam a Gaza che ilfattoquotidiano.it ha pubblicato regolarmente per tutti i mesi del conflitto, per avere un racconto in prima persona da parte dei civili nella Striscia. Sono loro infatti che hanno pagato, e stanno ancora pagando dopo la tregua, il prezzo più alto.

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