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The Economist sprona gli africani alla rivoluzione capitalista. Basta con quest’ossessione!

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Tutto il rapporto di 13 pagine dello “Special Report” della scorsa settimana di The Economist intitolato: “La rivoluzione capitalista di cui l’Africa ha bisogno” traccia una fotografia del futuro dell’Africa visto dalla comoda redazione Londra. “L’unica direzione per l’Africa è verso l’alto” è il concetto di punta, in termini economici. Un rapporto sull’Africa che chiama a “meno paternalismo, compiacimento e corruzione” e a “liberare una rivoluzione capitalista”. Secondo The Economist c’è solo un modo per sapere se una società sta andando bene o meno: se il Pil cresce. Che in pratica è come telefonare alla nonna per sapere come sta. Le chiedi se ha più soldi nella borsa rispetto alla settimana precedente, e poi riattacchi.

Eppure già nel 1968 Bobby Kennedy diceva “il Pil non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro educazione o della gioia del loro gioco. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra cultura, né la nostra compassione né il nostro impegno verso il nostro paese, in breve, misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.

Il settimanale inglese con piglio paternalistico consiglia ai leader africani di “recuperare un senso di ambizione”. Ovvero abbandonare un trentennio di cattive idee e rimboccarsi le maniche, essere ambiziosi e lavorare sodo. Come dire “cari africani se siete poveri è solo perché non avete lavorato abbastanza duramente, e dovete dare la colpa solo a voi stessi”.

Ora anche se è evidente ed oggettiva la grave responsabilità politica delle scelte fatte da molte “élite governative” del continente, non significa che buon governo sia necessariamente governo del capitale, secondo la visione del progresso occidentale.

Forse soprattutto per il continente africano vale la pena di riflettere su una considerazione di Jason Hickel (antropologo e professore presso l’Istituto per le Scienze e Tecnologie Ambientali dell’Università Autonoma di Barcellona): “invece di perseguire la crescita per se stessa e sperare che magicamente migliori la vita delle persone, l’obiettivo deve essere concentrarsi prima di tutto sul miglioramento della vita delle persone. Se ciò richiede o implica crescita economica, ben venga. In altre parole, organizzare l’economia attorno ai bisogni degli esseri umani e non il contrario.”

Il settimanale inglese sembra credere che il capitalismo abbia poteri magici. Non sto dicendo che per raggiungere il benessere per tutti i loro cittadini, i paesi africani non abbiano bisogno di crescere. Ma dobbiamo smettere di ossessionarci sulla crescita fine a se stessa, con la credenza fantastica che porterà necessariamente, automaticamente, a buone vite per tutti come effetto collaterale naturale.

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