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Ultimo aggiornamento: 14:45 del 12 Dicembre 2024

Gaza, 500mila firme a Meloni per chiedere il cessate il fuoco immediato. Ong: “340 operatori umanitari uccisi, la Striscia rasa al suolo”

Diverse ong, tra cui Emergency, Oxfam ed Msf, hanno raccolto 500mila firme per chiedere al governo italiano di lavorare per un cessate il fuoco immediato a Gaza
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Emergency, Oxfam Italia, Medici Senza Frontiere, Fermatevi! e i promotori dell’appello #StopCrimesInPalestine hanno raccolto 500mila firme per chiedere al governo italiano di lavorare per un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza.
“A oggi sono 340 gli operatori uccisi dal 7 ottobre, è il numero più alto di morti umanitari in un conflitto – dice Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – numero che è destinato a salire perché stamattina c’è stato un altro scontro a fuoco, dove sono stati attaccati 100 camion di aiuti umanitari e ci sono almeno 20 morti.”
Le organizzazioni umanitarie e le associazioni chiedono, oltre al cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi, la fine dell’invio di armi e la sospensione dell’accordo di associazione tra Israele e Unione Europea. Dall’inizio del conflitto sono 44mila a 700 le persone che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti, esplosioni e dei proiettili. “A questi vanno aggiunti tutti i morti indiretti, tutti quelli che non riescono ad accedere alle cure – dichiara Rossella Miccio, presidente di Emergency – il sistema sanitario di Gaza è completamente sfasciato. Israele decide il numero di operatori umanitari che possono entrare ogni settimana all’interno della Striscia, quindi questo limita in maniera importante la possibilità di prestare aiuto
Secondo Medici Senza Frontiere a Gaza oggi è operativa solo la metà dei 36 ospedali che si trovavano sul territorio, prima dell’inizio degli attacchi da parte di Israele. “Noi abbiamo chiesto di trasferire 8 bambini – aggiunge Monica Minardi, presidente di Msf – un numero basso, vi chiedo di pensare bene a questo numero. Abbiamo chiesto di trasferirli al nostro ospedale di chirurgia ricostruttiva ad Amman, ma le autorità israeliane ci hanno negato il permesso

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