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Esplosione nel deposito dell’Eni di Calenzano, i testimoni: “Pensavamo a una bomba. Come un tuono, il furgone si è alzato di 2 metri”

Uno dei feriti: "Così forte da farci saltare per diversi metri all’interno del nostro ufficio, i vetri si sono sfondati". I dipendenti delle ditte vicine all'impianto: "Le scaffalature sono cadute per terra"
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Un botto che in un istante sposta l’aria, frantuma i vetri, sventra portoni e riesce ad alzare i furgoni. Poi le fiamme e il fumo, la corsa delle ambulanze. I morti e feriti. Nell’aria della piana attorno a Firenze, tra l’autostrada e uno degli snodi ferroviari più importanti d’Italia, lunedì mattina sono state ore di panico. “Siamo usciti fuori terrorizzati per proteggerci e capire che cosa era successo. Qualcuno ha pensato che avessero gettato una bomba, come in guerra”, dicono alcuni operai che lavorano nelle ditte accanto alla raffineria Eni di Calenzano, alle porte del capoluogo toscano, dove si è verificata un’esplosione nell’area di carico delle autobotti che ha devastato una parte dell’impianto e danneggiato anche case e aziende vicine.

“Non ho mai visto niente del genere nella mia vita, sembrava ci avesse attraversato un tuono”, ha detto uno dei 9 feriti. L’uomo, 50 anni, si trovava nel suo ufficio a circa 100 metri dal luogo dell’esplosione. Si tratta di uno dei cinque feriti che sono stati trasportati direttamente da lì al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato: nessuno di loro ha subito ferite gravi, ma solo tagli e traumi apparentemente riassorbibili in pochi giorni.

“Non abbiamo capito che cosa è successo, perché tutto è accaduto in pochi secondi. L’esplosione – racconta il testimone ferito – è stata così forte da farci saltare per diversi metri all’interno del nostro ufficio, i vetri si sono sfondati e ci hanno ferito. È stata l’esperienza più traumatica di tutta la mia vita. Sono ancora stordito”. Un altro ferito, Nicolas Magnolfi, 29 anni, un operaio che stava lavorando in un’azienda di prodotti chimici a 50 metri dall’incidente: “Ho sentito un boato e i vetri delle finestre sono schizzati sul mio volto provocandomi ferite alla fronte, per fortuna non gravi. Sapevamo che quest’area era pericolosa, ma non fino questi punto”.

Il 29enne ha detto di essersi conto di “quanto era successo solo una volta che – spiega – ho visto il fuoco dappertutto e la nube di fumo. Poi sono subito scappato via”. Non è andata diversamente a chi lavora in altre aziende limitrofe: “Abbiamo udito un’esplosione enorme, tutti i vetri sono andati in frantumi e le scaffalature sono cadute per terra”, spiega un testimone. Mentre un corriere di una ditta di trasporti che ha sede vicino al deposito Eni rivela: “Il mio furgone si è alzato di due metri da terra e per il boato ora sento poco”. A subire danni sono state anche le abitazioni e una ditta che si trova a 300 metri in linea d’aria. “Abbiamo sentito una onda d’urto da dove c’è stata l’esplosione”, ha spiegato un altro ferito.

“Ho visto una scena impressionante, c’è una distruzione totale. Immagino chi era lì a lavorare ed era lì vicino o sotto le infrastrutture di ricarica, quello dev’essere apparso come un inferno. La situazione è indescrivibile. Noi sappiamo che stamani nell’azienda erano stati effettuati 35 accessi”: queste, invece, le parole del sindaco di Calenzano Giuseppe Carovani, dopo un sopralluogo sul posto. “Nel piazzale esterno dello stabilimento c’era stato un episodio di incendio di un’autocisterna diversi anni fa, ma fino a ieri all’interno non si erano mai verificati episodi di questo tipo”, ha aggiunto.

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