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Trump vince: oggi la destra estrema prospera in Occidente, mentre la sinistra è autolesionista

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La vittoria del golpista Trump negli Usa conferma che la destra estrema vive un momento di successo nella maggioranza dei paesi del blocco occidentale, mentre la sinistra moderata è in affanno e quella estrema è pressoché irrilevante. Ogni elettore ha le sue ragioni per votare come vota e certamente una analisi svolta in un post non può essere esaustiva; ciononostante voglio soffermarmi su un punto che mi sembra comune a vari paesi e che certamente è molto presente in Italia.

Sia la destra (estrema) che la sinistra ospitano al loro interno posizioni variegate; ma mentre a destra queste non sembrano compromettere l’unità politica degli elettori, a sinistra frammentano l’elettorato in fazioni avverse e spingono verso l’astensionismo.

A destra di Giorgia Meloni, ma pur sempre nell’alveo del suo partito, ci sono ad esempio quei neofascisti antisemiti rivelati dall’inchiesta di Fanpage sulla Gioventù Nazionale, sezione giovanile di FdI. Giorgia Meloni dopo aver denunciato l’inchiesta li ha sconfessati; ma prima dell’inchiesta queste frange cantavano le loro canzonacce in privato e mai avrebbero criticato pubblicamente la loro leader o il suo partito.

A sinistra del Pd e di Avs ci sono varie sigle più o meno note, che però attaccano pubblicamente i partiti maggiori, ritenuti non sufficientemente di sinistra; il loro slogan è quello delle “due destre” che accomuna Pd e Avs al blocco Fi-Lega-FdI.

La situazione degli Usa mi sembra, almeno ad un primo sguardo, abbastanza simile: Kamala Harris perde voti tra le comunità ispanica, nera e mussulmana perché non abbastanza sensibile a istanze “di sinistra” (termine che applicato agli Usa fa alquanto ridere), mentre Trump non solo non perde nessun voto perché non abbastanza di destra, ma anzi raccoglie persino qualcosa dallo scontento di elettori che avrebbero tutto l’interesse a votare Harris.

Sia negli Usa che in Italia esistono candidati o partiti più di sinistra dei democratici americani o del Pd, ma prendono pochissimi voti: la protesta contro il candidato o il partito “non abbastanza di sinistra” fa molto rumore ma non produce nulla di costruttivo, anzi: danneggiando i maggiori gruppi di opposizione, favorisce la destra più becera.

E’ difficile stimare in quale misura la propaganda autolesionistica di una sinistra che si autodefinisce radicale, ma non produce nulla, danneggi la sinistra moderata spingendo l’elettorato verso l’astensionismo – se non verso il trumpismo o il melonismo: per capire questo servirebbero indagini sociologiche. Però è ovvio dai risultati elettorali che i partiti o i candidati della sinistra radicale non hanno successo e che i voti non stanno più al centro: la destra può permettersi l’estremismo fino al limite del rifiuto delle regole democratiche, mentre alla sinistra viene rimproverata la moderazione in nome di un estremismo tanto rumoroso quanto numericamente inconsistente.

Per parafrasare Lenin, l’estremismo è una malattia (infantile) per il comunismo, ma è anche il pieno stato di salute e rigoglio per il fascismo e i suoi eredi. E oggi l’estremismo prospera.

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