Morata e la depressione: “Ogni giorno hai una persona dentro contro cui lottare: ecco perché sono andato via dalla Spagna”
Calciatore, attore o impiegato. La depressione può colpire chiunque, anche chi vive una vita apparentemente “privilegiata”. Alvaro Morata è l’ennesima conferma e – in una lunga intervista alla radio spagnola Copa – ne ha discusso apertamente: “Quando attraversi momenti davvero difficili, come la depressione o gli attacchi di panico, non importa quale lavoro fai o quale situazione ti trovi nella vita, hai una persona dentro contro cui devi lottare ogni giorno e ogni notte. Alla fine per me la cosa migliore era andarmene via dalla Spagna, perché era una situazione che non potevo più sopportare”. Insulti e critiche dai tifosi che si trasformano in ansie da combattere nel quotidiano: il peggio, per lui, si materializza negli ultimi mesi a Madrid e durante l’ultimo Europeo. Ed è proprio questo il motivo per cui l’attaccante si è trasferito al Milan, in Italia (nonostante avesse giurato amore eterno all’Atletico Madrid). Al ristorante o al supermercato con la famiglia, Morata non è mai stato esente da pesanti contestazioni.
Morata e il conflittuale rapporto con la Spagna
Immagina essere il capitano della tua nazionale, vincere gli Europei ma costantemente vieni preso di mira dai tuoi stessi tifosi. In quale momento, dopo ogni partita. “In Spagna faccio fatica ad essere felice. “Sarei più felice in un altro Paese? Sì, senza dubbio. In Spagna non c’è rispetto per nulla e per nessuno. Per questo sto pensando che forse è meglio che non resti“, aveva detto a Mundo Deportivo. Pensieri che si trasformano in fatti: durante l’ultima sessione di calciomercato, l’attaccante fa le valigie e cambia Paese. Una decisione non voluta, ma necessaria per l’evolversi di una situazione irreversibile: “Per me la cosa più semplice è andare a giocare all’estero. Molte volte i miei figli, che hanno cinque anni, non capiscono perché ci sono persone così arrabbiate con il loro papà”. Insulti che si erano persino trasformati in minacce di morte, tutto questo perché secondo gli spagnoli Morata avrebbe un rendimento troppo scarso per essere l’attaccante titolare della nazionale: “In campo possono insultarmi, sputarmi, ma non quando sono fuori a passeggiare con mia moglie o i miei figli. Ci sono stati momenti in cui non avevo voglia nemmeno di alzarmi dal letto”. Scaricato dal suo Paese, Morata ne ha risentito mentale e non ha potuto fare alto che respirare aria nuova, altrove.