Durissimo scontro a Otto e mezzo (La7) tra il filosofo Massimo Cacciari e il giornalista Paolo Mieli sulla guerra in Ucraina. Cacciari accusa la comunità internazionale, in primis l’Europa, di non aver fatto nulla e loda le parole di Papa Francesco che, secondo il filosofo, si appella “ad alcuni principi fino a oggi scontati sul piano del diritto internazionale”.
Mieli replica citando il piano di pace proposto da Putin per voce di Dmitry Medvedev, numero due del Consiglio di sicurezza nazionale: “Medvedev dice che l’Ucraina dovrebbe riconoscere la sua sconfitta militare e quindi in questo è come il Papa. Dice che l’Ucraina deve passare alla resa completa e anche in questo è come il Papa”.

L’ex direttore del Corriere della Sera continua menzionando testualmente le parole di Medvedev: “Chiede anche il riconoscimento da parte della comunità internazionale della natura nazista del regime politico di Kiev”.
Ma questa è propaganda di guerra, dai – insorge Cacciari – E allora vai a vedere cosa ha detto Biden di quell’altro, ‘macellaio’. Durante la guerra sono discorsi del tutto propagandistici che si fanno da una parte e dall’altra”.
“Biden ha detto che Putin non si fermerà all’Ucraina”, osserva la conduttrice Lilli Gruber.
“Sì, certo – ironizza Cacciari – arriveranno i cosacchi a bere alla fontana di Trevi. Ma dai, bisogna vedere se ci sarà una grande iniziativa internazionale per risolvere il conflitto oppure se andremo dietro ai deliri di una parte e dell’altra fino ad arrivare alla catastrofe. Se ragioniamo nei termini della distruzione dell’avversario, è la guerra mondiale. Fine. Ma ragioniamo o no?”.

Viene nuovamente menzionato Papa Francesco e l’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal segretario di Stato, Pietro Parolin (“È ovvio che creare le condizioni di un negoziato spetti a entrambe le parti in conflitto, Russia e Ucraina, che la prima condizione sia di mettere fine all’aggressione e che a cessare il fuoco debbano essere innanzitutto gli aggressori”).
Mieli mette in antitesi le parole del pontefice e quelle di Parolin, scatenando il dissenso di Cacciari: “Vai a chiedere a Parolin se non è d’accordo col Papa”.
“Io l’ho chiesto a te”, replica Mieli.
“Io sono d’accordo con me stesso e con quello che ho detto – ribatte il filosofo – Anche il Papa intendeva che il primo passo debba essere della Russia”.
“Ah allora abbiamo capito male”, commenta l’editorialista del Corriere della Sera.
Cacciari sbotta: “Vuoi dare del putiniano anche al Papa adesso? Altrimenti siamo al delirio“.
“Assolutamente no – risponde Mieli – Credo che siamo tutti d’accordo con la lettura che Parolin dà del Papa”.

“Ma cosa dici? – ribatte Cacciari – Quando il Papa dice ‘bandiera bianca’, intende che le due parti debbano alzare bandiera bianca e sedersi intorno a un tavolo”.
“Ah, ho capito male”, ripete Mieli.
“E allora vai a chiedere a Parolin se l’interpretazione esatta è la mia o la tua”, rilancia il filosofo.
“Glielo abbiamo già chiesto, il Corriere della Sera lo ha intervistato apposta”, risponde Mieli.
“Eh sì, il Corriere della Sera – commenta Cacciari – Si sa come la pensa, mi ha dato del putiniano, figurati“.
Lilli Gruber cerca di stemperare la tensione: “Guardi che il mio editore è anche l’editore del Corriere della Sera, professor Cacciari. È Urbano Cairo“.
“E chi se ne frega”, replica Cacciari.
Gruber sorride e chiosa: “No, ma capisco bene il suo punto di vista”.

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