Speciale Festival di Sanremo 2024

Sanremo 2024, “Ho visto il mio primo omicidio a 9 anni e non ho provato niente”: chi è Luché, sul palco con Geolier, Gue’ e Gigi D’Alessio

Invitato da Geolier l’artista, precursore in Italia della scena rap napoletana, salirà sul palco dell’Ariston venerdì 10 febbraio per la serata delle cover: “Prima della musica facevo l’ambulante vendendo i palloncini col gas e racimolavo venti euro al giorno. Decisi di andare a Londra per scappare dalla mia realtà”

di Gabriele Scorsonelli

“Ho visto il mio primo omicidio a nove anni e non ho provato niente. Anzi, forse attrazione”. ‘Una dinamica di quartiere’, lo definisce a One More Time Podcast Luchè, che a Napoli ci è cresciuto. La conosce bene, la racconta, ricorda la propria infanzia in bilico tra le regole della strada e gli insegnamenti della famiglia. Nel frattempo, già da piccolo, matura il sogno della musica, l’amore per il rap americano, la consapevolezza di voler fotografare la realtà di Marianella (il suo quartiere) parlando il linguaggio dei vicoli, delle viuzze, delle piazze. A Sanremo, nella serata di venerdì 10 febbraio, canterà insieme a Guè e Gigi D’Alessio al fianco di Geolier, per un medley dal titolo “Strade”. Tanta Campania e tanta Napoli sul palco dell’Ariston: un’occasione per portare la vita di strada nel tempio della musica italiana.

Anche perché Luchè, vero nome Luca Imprudente, il degrado di Secondigliano l’ha vissuto per davvero: minacce, uccisioni, spari, sangue. E lo ha provato sulla sua pelle quando, a 18 anni, ha rischiato una pallottola in testa: “Un ragazzo mi caricò la pistola puntata contro la testa, non so perché. Era venuto da me perché avevamo litigato per una cosa futile. Andammo via con degli amici, loro tornarono dopo essere andati a prendere la pistola e ci incrociammo. Questo ragazzo ci tagliò la strada e ci costrinse a fermarci. Provammo a uscire dalle portiere, ma con due calci ci richiusero in macchina. Lui con un colpo spaccò il vetro della macchina e mi puntò la pistola alla testa, però non mi sparò”, ha spiegato. Spesso, però, qualcuno ci restava veramente secco e tutti, anche i più piccoli, sapevano, vedevano. “Mi chiedevo come fosse possibile che una ragazzina di 12 anni dovesse assistere a una cosa del genere”. Da lì l’urgenza di fare musica. Per raccontare, testimoniare.

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