di Gianguido Piani*

La Commissione Europea mente. Secondo la pubblicazione “Energia, una libera scelta” del 2004 [cod. KO-57-03-047-IT-D] e rivolta agli utenti finali dei mercati elettrici “la concorrenza di mercato contribuirà sicuramente a tenere bassi i prezzi” e “nessuno sarà obbligato a cambiare fornitore se non lo vorrà”. Il primo punto non ha retto e non regge alla prova dei fatti, che purtroppo interessano poco gli economisti teorici e la Commissione Ue. Riguardo il secondo, come deve fare chi per libera scelta non vuole lasciare il mercato tutelato e l’Acquirente Unico? Tutti i fornitori stabiliscono i prezzi in base a speculazioni di borsa e non ai costi di generazione. L’Acquirente Unico è al momento il solo attore pubblico del mercato, ma alle utenze non vulnerabili questa opzione ora viene tolta.

Ancora più assurdo è però che il mercato tutelato non viene chiuso per rispettare leggi europee, ma le regole di dettaglio che l’Italia stessa si è data. In altri Paesi Ue infatti il mercato tutelato, in forme diverse, esiste e serve la maggioranza degli utenti. In Francia il prezzo del kWh per i clienti domestici che non vogliono rifornirsi sul libero mercato è fissato dalla Commission de Régulation de l’Energie. Chi non può o non vuole perdere tempo a confrontare offerte, e soprattutto non vuole rischiare improvvise impennate del prezzo, sceglie la “Tarif Bleu” ed è a posto. Per una prima abitazione, 3kW impegnati e 1800 kWh di consumo annuale, la società statale EDF chiede 523 euro. In Italia per queste condizioni la tariffa di tutela è 614 euro e quasi tutte le offerte commerciali superano, anche di parecchio, questa cifra, con la massima a 3.259 euro.

In Germania l’apertura al mercato ha avuto luogo sulla carta come in Italia, liberalizzazione totale, ma con un’enorme differenza. La maggior parte delle vendite al dettaglio sono responsabilità di società pubbliche municipali o regionali senza scopo di lucro che reinvestono eventuali utili o li versano nelle casse comunali. Il tedesco che non vuole rifornirsi sul mercato si affida al servizio di base, “Grundversorgung”, e va tranquillo. Se il prezzo aumenta non è per i capricci della società elettrica ma per motivi oggettivi quali il costo del gas. Per le condizioni sopra nominate il prezzo attuale è intorno ai 60 euro/mese, 720 all’anno. Rispetto all’Italia ci sono numerose offerte di mercato più convenienti di quelle pubbliche, ma anche più rischiose. Se il fornitore fallisce, cosa che accade e a maggior ragione è successo durante il 2022, i clienti si ritrovano a pagare l’elettricità a costi esorbitanti. Le società pubbliche di garanzia programmano infatti generazione e acquisti sul medio-lungo termine per utenze stabili e non sono interessate a seguire clienti volubili, ai quali applicano penali. Molte società rifiutano inoltre di servire clienti fuori dalla regione di propria competenza.

In Francia il 77% dei clienti domestici ha scelto la tariffa regolamentata. In Germania il 61% delle utenze resta fedele al fornitore pubblico della propria zona, con la tariffa di base o altro tipo di contratto. Il 39% ha un fornitore diverso da quello di zona, cioè con società private, società pubbliche fuori città o regione, o con società cooperative e a fini sociali. Ad esempio Green Planet Energy (Greenpeace Energy) ha 178.000 clienti, 34.000 affiliati alla cooperativa e offre energia esclusivamente da fonti rinnovabili, a prezzi trasparenti. Perfino in Gran Bretagna, il paese che più ha spinto per le liberalizzazioni in Europa, metà delle utenze è ancora in qualche forma di regime tutelato e non è interessata a cambiare fornitore.

Se la Commissione Ue non fosse impermeabile a dati e fatti oggettivi forse avrebbe rivisto le sue politiche, ma anche l’Italia non ha saputo presentare a Bruxelles argomenti solidi in difesa del mercato tutelato.

L’ideologia di mercato è nata negli Stati uniti negli anni 1980-1990. Paradossalmente, e con buone ragioni, negli Usa col mercato ci vanno molto cauti. In 32 Stati le forniture elettriche sono monopolio pubblico e nei 18 che permettono una scelta solo un decimo delle utenze ha scelto fornitori commerciali. Come in Francia e in Germania la maggioranza degli utenti ritiene che tempo e sforzi per cercare un nuovo fornitore di energia sul mercato al dettaglio non siano in relazione ai potenziali vantaggi, sempre che questi ci siano.

In Italia cinque milioni di famiglie sono ora obbligate ad abbandonare il mercato tutelato. Se ognuna dedica quattro ore alla ricerca di un’adeguata offerta alternativa il tempo complessivamente impiegato corrisponde a undicimila lavoratori per un anno intero. Avrebbe molto più senso impiegare questa forza-lavoro in altro modo, o anche solo lasciare più tempo libero. La leader della destra francese Marine Le Pen vuole la rinazionalizzazione di tutti i servizi pubblici a iniziare proprio dal settore energetico. Pour cause.

* Specialista in energia e IT, lavora nel settore dal 1994. Autore per Nuova Energia e StartMagazine

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