Trovo un po’ inquietante che io sia stato identificato, non può non venirmi il dubbio che siamo alla soglia di uno stato parafascista”. All’indomani della Prima della Scala e del “caso” dell’urlo antifascista sentito in sala dopo l’Inno di Mameli, a parlare è proprio lo spettatore che ha deciso di gridare e che è stato poi identificato. Marco Vizzardelli, giornalista 65enne che si occupa di ippica ed è un grande appassionato della Scala, parlando all’Ansa ha raccontato come sono andati i fatti.

A metà del primo atto, “si è avvicinato un individuo e ho capito che si trattava di un agente in borghese. Mi sono un po’ spaventato e mi ha fatto un gesto di stare tranquillo”. “Alla fine dell’atto – prosegue – mi ha mostrato il tesserino e mi ha detto che voleva identificarmi ma gli ho risposto che non avevo fatto nulla di male e che non aveva nessun senso dato che siamo in un paese democratico”. Poi, ancora, nel corso dell’intervallo Vizzardelli è andato nel foyer “e lì mi hanno fermato in quattro: mi hanno detto che erano della Digos e che dovevano identificarmi. Ho ribadito che non aveva senso e poi l’ho buttata sul ridere, spiegando che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto ‘viva l’Italia fascista’. Si sono messi a ridere anche loro ma mi han detto che dovevano fare così. E quindi mi hanno fotografato la carta d’identità“.

L’identificazione, dice ancora il giornalista, appassionatissimo di musica e di teatro, dove passa la metà della vita “che non passo a seguire i cavalli”, lo ha un po’ inquietato: “Non può non venirmi il dubbio che siamo alla soglia di uno stato parafascista”. “Non sono un pericoloso o comunista, al massimo un liberale di sinistra – racconta ancora – ma non reggo due cose: qualsiasi vago profumo di fascismo e qualsiasi forma di razzismo. E ieri avevo davanti due rappresentanti dello Stato come Salvini e La Russa che su entrambi questi fronti mi lasciano molto perplesso”.

Il gesto non era organizzato, ma Vizzardelli racconta di aver rimuginato, prima della Prima, sulla presenza di Liliana Segre sul palco assieme a Ignazio La Russa e Matteo Salvini. “Non mi piaceva per nulla averla vista in mezzo a questa polemica e ho pensato che qualcosa andava fatto ma non sapevo cosa”. Il 65enne è intervenuto al termine dell’Inno di Mameli, dopo che già, prima dell’esecuzione dell’Inno, qualcuno aveva urlato “no al fascismo”, parlando, dice “con calma e tranquillità”. La presenza di La Russa e Salvini, spiega ancora, “mi mettevano a disagio“. Comunque il 65enne non si è pentito del gesto, anzi. “La Russa se l’è cavata dicendo di non aver sentito, Salvini ci è cascato come una pera senza sapere che alla Prima della Scala nella storia è successo ben di peggio. Mi ha reso un servizio inaspettato, la sua stessa reazione mi ha convinto che ho fatto bene e lo rifarei”.

In ogni caso il giornalista non si aspettava tutto questo clamore: “Dire che l’Italia è antifascista è lapalissiano, oltre che costituzionale“, dice ancora parlando al telefono con l’Ansa, sottolineando che, comunque, “alla Scala si sono sentite e dette cose ben peggiori” e che per questo si è “stupito quando mi hanno fermato gli agenti della Digos”.

Dopo il clamore mediatico, anche la questura di Milano è intervenuta per spiegare che l’identificazione di Vizzardelli e dell’altro spettatore che ha urlato, è stata effettuata come “ordinaria modalità di controllo preventivo per garantire la sicurezza della rappresentazione” e “l’iniziativa non è stata assolutamente determinata dal contenuto della frase pronunciata”. L’identificazione – fa sapere ancora la Questura – sarebbe avvenuta tenendo conto delle “particolari circostanze, considerate le manifestazioni di dissenso poste in essere nel pomeriggio in città e la diretta televisiva dell’evento che avrebbe potuto essere di stimolo per iniziative finalizzate a turbarne il regolare svolgimento”. “La conoscenza dell’identità delle persone ha consentito, infatti, di poter ritenere con certezza l’assenza di alcun rischio per l’evento”, conclude.

Secondo fonti della Polizia di Stato sentite da LaPresse il solo urlo alla Prima della Scala, a prescindere dal contenuto, avrebbe rappresentato “un fatto anomalo” in quel contesto e l’identificazione dell’autore è in linea con i protocolli che guidano i “dispositivi di sicurezza” durante gli eventi pubblici che prevedono la presenza di autorità e istituzioni.

Foto da Equ Tv

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