Immarcescibili, invincibili, semplicemente eterni. Hanno vinto ancora loro: i vari Petrucci, Binaghi, Chimenti, Barelli e tutti gli altri. I boiardi che controllano le Federazioni e quindi lo sport italiano da decenni e chissà per quanto altro tempo ancora: non se ne andranno. Il limite di tre mandati, istituito nel 2018 dall’ex ministro Lotti, è caduto. Cancellato nel cuore della notte tra mercoledì e giovedì con un emendamento passato con un blitz in commissione, che permetterà a tutti di essere rieletti ancora.

L’ex ministro Luca Lotti aveva firmato la famosa legge 8/2018 che istituiva per la prima volta un tetto: massimo tre mandati, poi tutti a casa. In realtà, pure quel provvedimento era un mezzo regalo per la casta, visto che concedeva a tutti quelli in carica una ulteriore rielezione di “bonus” (puntualmente sfruttata alle ultime urne), per non parlare del terzo quadriennio regalato a Malagò al Coni, che con la precedente normativa si sarebbe dovuto fare da parte nel 2021. Al prossimo giro, però, tutti avrebbero dovuto andare a casa. E invece i presidenti non si sono arresi.

Da cinque anni, da quando la legge è entrata in vigore, hanno provato a scardinarla in tutti i modi. Con un ricorso per incostituzionalità alla Consulta, che proprio nelle prossime settimane avrebbe dovuto pronunciarsi in maniera definitiva. Con pressioni di ogni genere su governo e parlamento, dall’ex ministro Spadafora alla sottosegretaria Vezzali sotto Draghi. Da ultimo, ci erano quasi riusciti col ministro Abodi, che a un certo punto sembrava essersi convinto a cancellare il limite in cambio di un quorum maggiorato, salvo poi cambiare idea all’ultimo e rimettere la questione nelle mani della Corte Costituzionale. Troppo pericoloso per i presidenti, in caso di parere negativo dei giudici avrebbero dovuto rinunciare per sempre alla poltrona. Così hanno trovato la solita scorciatoia.

In fase di conversione del Decreto Pa (lo stesso dove avrebbe dovuto trovare posto la norma del governo poi saltata), è spuntato un emendamento che riproponeva la riforma del limite. Anzi più d’uno, da Forza Italia (cui capogruppo è quel Paolo Barelli, dominus del nuoto italiano attualmente sospeso, che potrebbe essere uno dei primi a beneficiare della novità) a Fratelli d’Italia. A dimostrazione di quanto trasversale e ramificata sia la rete di contatti dei boiardi sportivi. Il testo è stato approvato e cancella l’odiato limite di tre mandati. Dalla terza rielezione in poi, per essere riconfermati servirà la maggioranza dei due terzi, ma attenzione, dei votanti e non degli aventi diritto come era stato prospettato inizialmente, cosa che semplifica ulteriormente il compito agli uscenti.

Insomma, addio rinnovamento. È una beffa per chi sperava di cambiare il sistema partendo dai nomi. E una brutta figura anche per il ministro Abodi. Appena un mese fa si era pubblicamente esposto, spiegando in conferenza stampa che non presentava il provvedimento e riteneva opportuno aspettare il giudizio della Consulta . La norma uscita dalla porta del governo è rientrata dalla finestra del parlamento: lui è stato scavalcato, o se n’è lavato le mani, poco cambia. E col senno di poi assume un significato diverso la mossa del Coni, che nel nuovo statuto aveva appena cancellato autonomamente la frase sul limite di mandati: forse al Foro Italico erano a conoscenza del blitz, e ora pure Malagò tenterà di saltare sul carro della rielezione. L’emendamento infatti tira dentro anche il Comitato paralimpico di Luca Pancalli ma non il Coni: i due Comitati però ormai sono in tutto e per tutto equiparati come enti pubblici e quindi sarà difficile includerne uno ed escludere l’altro, motivo in più per Malagò per provarci. Se l’esecutivo non interverrà per porre rimedio (a questo punto è difficile dopo il via libera in commissione), i presidenti ce l’avranno fatta ancora una volta. Cento di questi mandati, la casta festeggia.

Twitter: @lVendemiale

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