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Emanuela Orlandi, “perché il promotore di giustizia Vaticano ha incontrato un ex sodale del boss della Magliana? “

Lo rivela il giornalista Alessandro Ambrosini sul suo blog “Notte Criminale”, in cui scrive che il promotore di giustizia del Vaticano Alessandro Diddi avrebbe incontrato un ex sodale del boss della Magliana Enrico De Pedis

di Alessandra De Vita

Dopo il frastuono generato dalla pista con cui è stata tirato in ballo la famiglia stessa di Emanuela Orlandi sul rapimento della ragazza, nella fattispecie lo zio Mario Meneguzzi – pista clamorosamente smentita da un poliziotto in pensione che ha indagato sul caso per oltre 20 anni, attraverso le pagine del Corriere – qualcosa di nuovo emerge, stavolta nel silenzio assoluto, sulla misteriosa scomparsa della cittadina vaticana. Lo rivela il giornalista Alessandro Ambrosini sul suo blog “Notte Criminale”, in cui scrive che il promotore di giustizia del Vaticano Alessandro Diddi avrebbe incontrato un ex sodale del boss della Magliana Enrico De Pedis.

Ciò pare sia trapelato Dal Vaticano. “Una notizia – spiega Ambrosini – che avrebbe meritato il giusto risalto, perché il protagonista è stato l’innesco che in questi ultimi otto mesi ha dato forza alla pista della pedofilia”. Si parla di Marcello Neroni, protagonista inconsapevole dell’audio pubblicato su Notte Criminale lo scorso gennaio. Neroni avrebbe incontrato Diddi o ci avrebbe quantomeno parlato telefonicamente. Non è chiaro se sia successo dentro o fuori dal Vaticano, o solo al telefono. Un dettaglio non da poco, visto che la giurisdizione di Diddi è circoscritta alle mura leonine e che di rogatorie non si è mai parlato”.

Chi è Neroni?

Marcello Neroni, lo ricordiamo, è un ex sodale di “Renatino”. Aveva un rapporto molto stretto con De Pedis, lui era il nodo “tra il mondo di sotto e il mondo di mezzo”, per dirla nel gergo. Incontrò Alessandro Ambrosini in una villetta alla periferia di Roma per tracciare un quadro di Roma durante il periodo della Magliana. Non era mai stato ascoltato mentre Ambrosini, dalla sua, aveva già incontrato molti criminali nell’ambito di varie inchieste sul crimine organizzato in Italia. Sa come interagire con certi personaggi e soprattutto sa leggere i messaggi che inviano all’esterno in un’occasione come quella, rarissima. In quella chiacchierata informale (registrata di nascosto) del 2009, Neroni spostò di sua iniziativa l’argomento su Emanuela Orlandi e tirò in ballo Papa Wojtyla a cui rivolse pesantissime accuse. Adesso, Marcello Neroni ha un volto, grazie al lavoro dell’artista Gregorj Cocco che ha ricostruito, attraverso la sua tecnica in 3d, le sembianze di Neroni, seguendo le immagini catturate dalla memoria visiva di Ambrosini. I lineamenti ritratti da Cocco sono quelli del giugno del 2009. Oggi, Neroni, ha più di 80 anni e dai commenti trapelati da Diddi risulta sia stato colpito da demenza senile.

Le domande

“Non è chiaro – si chiede Ambrosini – a che titolo Diddi abbia sentito Neroni. Né se la sua diagnosi sia certificata da una perizia. Sulle strade percorse da Diddi per arrivare all’ex boss, è facile pensare che la sua attività di avvocato vicino a certi ambienti (in passato ha difeso anche Salvatore Buzzi, nda). Diddi – la domanda di Ambrosini – conosce le capacità trasformiste di Neroni, che come lui stesso ci ha detto, gli hanno fruttato la libertà nel 1978 dall’ospedale psichiatrico giudiziario? È al corrente che all’età di 78 anni era ancora in grado di svolgere il suo “lavoro”, andando a riscuotere personalmente i soldi dai suoi “clienti” Prima di sentire lui, ha indagato su ciò che ha detto nel giugno del 2009?”

Il cappellano

C’è un passaggio fondamentale in quell’audio del 2009 su cui nessuno ha scavato, non ancora. Ma non è sfuggito al giornalista Ferruccio Pinotti e all’ex procuratore Giancarlo Capaldo che ne hanno scritto nel loro libro-inchiesta “La ragazza che sapeva troppo”. Il punto da analizzare è quello in cui Neroni cita i cappellani di Regina Coeli con tanto di riferimenti precisi che hanno permesso a Pinotti e Capaldo di risalire alla persona di Don Pietro Prestinenzi. Personaggio già noto alle cronache dopo l’arresto, il 20 Giugno del 1985, per traffico di stupefacenti nel carcere di Regina Coeli nell’ambito di in una maxi-inchiesta che portò a 150 arresti in tutta Roma. Da cappellano, il sacerdote divenne carcerato e fu spostato a Rebibbia. Le indagini erano focalizzate sul legame che correva tra la malavita romana, che vedeva un noto esponente in Enrico Nicoletti, e le varie “consorterie mafiose presenti nella Capitale”.

Gli attacchi

“Il gioco sporco che si sta perpetrando nei confronti di Pietro Orlandi deve finire”, conclude Ambrosini. “Cercare lo scoop, non in virtù del rapimento di Emanuela, ma solo per indebolire e fiaccare la volontà della famiglia è stato contribuire a un depistaggio voluto. Per cambiare lo scenario. Per allontanare dal Vaticano tutti i dubbi che sul Vaticano, ragionevolmente, si possono e si devono avere. Lo abbiamo visto con le pagine dei giornali, riempite dei post giustamente indignati di Pietro Orlandi. Lo abbiamo visto negli attacchi in parte velati verso la commissione d’inchiesta parlamentare, che deve partire. Quanto prima”.

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