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Cronaca Nera

Cronaca

23 Giugno 2023

Ultimo aggiornamento: 14:56 del 23 Giugno 2023

Strage di Samarate, chiesto l’ergastolo per Alessandro Maja. Il figlio superstite: “A mio padre la pena che merita”

di F. Q.
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“Spero che la giustizia faccia il suo corso e gli venga data la pena che merita”: è quello che ha dichiarato oggi ai cronisti Nicolò Maja, 24 anni, commentando la condanna all’ergastolo richiesta dalla Procura di Busto Arsizio per suo padre, Alessandro Maja. L’imprenditore di Samarate (Varese) nella notte tra il 4 e il 5 maggio 2022 uccise la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia di 16 anni, ferendo gravemente anche lo stesso Nicolò, oggi in carrozzina proprio a causa delle ferite inferte dal padre.

Riguardo l’incapacità di intendere e di volere avanzata invece dai difensori dell’uomo, il 24enne ha dichiarato: “Non ci credo, era lucido“. Poi lo sguardo incrociato una sola volta con il padre durante l’udienza: “Mi sono venute in mente la mamma e mia sorella“. Il ragazzo, dopo aver rischiato di morire, si è dovuto sottoporre a una serie di interventi chirurgici: “Sto meglio”, ha assicurato, mostrando l’espansore posizionato sotto il cuoio capelluto.

A pronunciarsi in aula , durante l’udienza che si è tenuta oggi, a più di un anno di distanza dal massacro, è stata la pm Martina Melita: il verdetto della Corte d’Assise è previsto invece per il prossimo 21 luglio.

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Alessandro Maja, architetto e designer di interni, era stato accusato di duplice omicidio aggravato e tentato omicidio: l’uomo aveva infatti colpito a martellate – mentre dormivano – la moglie e la figlia, per poi accanirsi su Nicolò, il figlio maggiore, l’unico scampato alla strage familiare, che era riuscito a fuggire allertando i vicini. Il ragazzo stato successivamente ricoverato in fin di vita con un grave trauma cranico. Il 57enne, che dopo la carneficina aveva tentato di uccidersi a sua volta dandosi fuoco, era stato trovato la mattina dopo la mattanza nel giardino della sua villa di Samarate, sporco di sangue e in preda a farneticazioni.

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Giudicato capace di intendere e di volere al momento dei fatti da una perizia psichiatrica, Maja aveva confessato di aver ucciso moglie e figlia e infine di aver colpito Nicolò credendo che fosse morto. Dalla parte civile è stato richiesto un risarcimento di tre milioni di euro per i familiari delle vittime, mentre la difesa punta sul riconoscimento all’imputato del vizio parziale di mente e l’esclusione dell’aggravante della crudeltà.

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  • 00:19 - Papa Leone XIV varca la Porta d'Europa a Lampedusa: "Più delle parole contano i gesti, mondo sia più umano"

    Lampedusa, 4 lug. - (Adnkronos) - Papa Leone, in visita pastorale a Lampedusa, varca la Porta d’Europa e -con un fuoriprogramma- si incammina da solo sugli scogli salendo su quello più alto e guarda l’orizzonte mentre lo zucchetto viene portato via dal vento. E’ la potentissima immagine che più di ogni altra sintetizza la visita nella patria dell’accoglienza. “Più delle parole contano i gesti, il mondo sia più umano”, aveva detto poco prima Leone salutando i lampedusani al campo sportivo dove ha celebrato messa.

    Il primo atto della visita, nel solco dei migranti e dopo quella compiuta da papa Francesco a inizio pontificato, è iniziato al cimitero di Lampedusa: qui, tra croci anonime, sono sepolti anche migranti, ci sono anche bambini, morti nei viaggi della speranza. E’ stata la prima volta di un Pontefice. Una visita privata durante la quale il Papa si è inginocchiato, si è raccolto in preghiera, lasciando una corona di fiori. Quindi Leone e’ arrivato alla Porta d’Europa dove ha incontrato due famiglie di migranti. Tra loro, il piccolo Leo, arrivato a Lampedusa da solo dieci anni fa. Qui il fuoriprogramma di grande impatto, fortemente simbolico.

    Al molo Favaloro, dove papa Francesco nel 2013 lanciò una corona di fiori in mare per commemorare i tanto morti nei viaggi della speranza, papa Leone ha scoperto una targa intitola al predecessore: ‘Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza e umanità’. Qui ha incontrato anche alcuni migranti ospitati nell’hot spot lampedusano. Quindi, sulla Fiat Campagnola che utilizzo’ anche il predecessore nel suo viaggio sull’isola, papa Prevost e’ arrivato al campo sportivo, per un giorno ‘cattedrale a cielo aperto‘, per la celebrazione della messa alla quale hanno preso parte anche il governatore siciliano Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e Claudio Baglioni, grande estimatore di Lampedusa: “Un grande dono per l’isola la visita di due papi”.

    Nell’omelia, il chiaro messaggio politico sul dramma dei migranti. “C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, la denuncia di Leone. Poi la sferzata all’Europa: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona”. Il Papa, al termine dell’omelia, saluta i lampedusani con un’espressione che letteralmente significa ‘o mio respiro’ ed e’il saluto più affettuoso usato dagli abitanti dell’isola per accogliere e confortare: “A voi comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià!’”.

    “A noi, posti provvidenzialmente nel cuore del Mediterraneo e alle porte dell’Europa, spesso tocca il compito di far gustare il sapore della terra promessa a chi riesce a sbarcare nelle nostre coste, dopo aver provato l’amarezza della schiavitù che si è lasciato alle spalle e l’incertezza della traversata che ha dovuto affrontare. Ma è una “terra promessa” strana, la nostra, perché non ha potenzialità e risorse tali da garantire un futuro; e, proprio per questo, solitamente è solo una terra di passaggio”, le parole dell’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano. (dall’inviata Elena Davolio)

  • 20:00 - Mediterraneo, Euromedia: "Per italiani area decisiva per futuro Paese"

    Pantelleria (Tp), 4 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Il Mediterraneo è percepito dagli italiani come un'area decisiva per il futuro del Paese, ma anche come uno spazio attraversato da profonde tensioni geopolitiche. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Euromedia Research, diretto da Alessandra Ghisleri, in occasione della rassegna 'Pantelleria, Mediterraneo d'Autore', promossa da Myrta Merlino e Valentina Fontana, in programma sull'isola dal 3 al 5 luglio.

    Ideata e promossa da Vis Factor e realizzata in collaborazione con My Communication, con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, dell'Assemblea Regionale Siciliana e del Parco Nazionale Isola di Pantelleria e con il sostegno del Comune di Pantelleria, la manifestazione, che vede Adnkronos come media partner, si pone l'obiettivo di trasformare Pantelleria in un laboratorio permanente di confronto sulle grandi sfide del Mediterraneo e sul ruolo dell'Italia nello scenario internazionale.

    L'indagine è stata condotta tra il 26 e il 29 giugno su un campione rappresentativo di 800 italiani maggiorenni. Nonostante si ritenga spesso che gli italiani abbiano una conoscenza limitata di geopolitica e geografia, il sondaggio racconta una realtà diversa. Per il 58,9% degli intervistati il principale elemento che rende il Mediterraneo un'area di interesse internazionale è la sua posizione strategica tra Europa, Africa e Asia, molto più del commercio marittimo (10,5%), dei flussi migratori (8,9%) o delle risorse energetiche (8,7%). “Per quanto noi pensiamo che gli italiani non abbiano cognizione di causa su geopolitica e geografia, il Mediterraneo è riconosciuto come un'area vitale e fondamentale per il Paese e non solo", osserva Alessandra Ghisleri. "Allo stesso tempo viene percepito con timore per ciò che rappresenta in termini di vicinanza con il Medio Oriente e per i fenomeni migratori”.

    La ricerca evidenzia, infatti, come la principale preoccupazione sia rappresentata dai flussi migratori, indicati dal 34% degli intervistati come il rischio più rilevante per il Mediterraneo nei prossimi anni. Seguono la competizione per le risorse energetiche (19,7%), i conflitti (15,3%) e l'instabilità politica (14,9%). Ma, sottolinea Ghisleri, “se il tema energetico è al secondo posto tra i timori, sommando flussi migratori, conflitti e instabilità politica emerge chiaramente che la vera preoccupazione degli italiani riguarda la sicurezza complessiva dell'area mediterranea e mediorientale”.

    La percezione del Mediterraneo è strettamente collegata agli interessi nazionali. Quasi otto italiani su dieci (79,9%) ritengono che la stabilità dell'area influenzi direttamente il benessere economico e la sicurezza dell'Italia, mentre l'80,7% considera fondamentale la cooperazione internazionale per garantire la sicurezza del Mediterraneo.

    "I risultati di questo sondaggio confermano il motivo per cui c'è bisogno di una manifestazione come 'Pantelleria, Mediterraneo d’Autore': il Mediterraneo non è più soltanto un luogo dell’immaginario, ma il centro delle paure, delle speranze e del futuro degli italiani", spiega Myrta Merlino. "Colpisce -continua- la consapevolezza: quasi il 60% degli intervistati indica nella posizione strategica tra Europa, Africa e Asia la chiave del ruolo internazionale dell’area. Allo stesso tempo prevale l’inquietudine: migrazioni, conflitti, instabilità politica e competizione sulle risorse energetiche vengono letti come un unico grande tema, quello della sicurezza complessiva del Mediterraneo e del Medio Oriente. Sul fronte migratorio emerge una richiesta chiara di controllo, regole certe e soluzioni concrete, lontane dagli slogan, come dimostra anche lo scetticismo verso le proposte di 'remigrazione'. È un segnale che interpella la politica, l’informazione e la cultura”.

    Una posizione particolarmente netta sul tema dei migranti. E' quella che emerge dal sondaggio. Il 57% degli intervistati infatti giudica prevalentemente negativo l'impatto dei flussi migratori che raggiungono le coste italiane, mentre solo il 14% lo considera positivo. Ancora più significativo il consenso sulla gestione dell'immigrazione irregolare: il 73% condivide l'idea che gli immigrati privi dei requisiti legali di soggiorno debbano essere rimpatriati. "Il dato più forte è proprio questo", commenta Ghisleri. “Esiste una larga condivisione, trasversale agli schieramenti politici, sull'idea che gli arrivi illegali debbano essere gestiti con fermezza. Anche una parte significativa dell'elettorato di centrosinistra condivide questo orientamento”.

    "Il sondaggio conferma che il Mediterraneo è percepito dagli italiani come un tema sempre più rilevante. Per questo portare a Pantelleria una rassegna che mette insieme politica, cultura e imprese significa creare uno spazio di confronto su questioni che hanno un impatto diretto sul Paese – spiega Valentina Fontana - Dall'immigrazione, con le sfide e le opportunità che comporta, allo sviluppo del territorio e delle sue potenzialità, fino al ruolo strategico del Mediterraneo nello scenario geopolitico: sono temi che riguardano tutti. L'informazione ha il compito di raccontarli con profondità e contribuire a valorizzare territori come Pantelleria, che possono diventare luoghi di riflessione oltre che di straordinaria bellezza”.

    Gli italiani conoscono il tema della 'remigrazione' ma solo il 36,8% afferma di condividere le idee espresse dall'ex generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, sul tema. Secondo l'indagine, se il 73,5% degli italiani dichiara di conoscere il termine della 'remigrazione, solo il 36,8% afferma di condividere le idee di Vannacci, mentre il 44,4% dichiara di non condividerle. Ancora più netto il giudizio sulla loro concreta applicabilità: il 56,8% ritiene che tali proposte non siano realizzabili nel nostro Paese e nell'area mediterranea, contro il 26,7% che le considera invece applicabili. “Le idee di Vannacci raccolgono attenzione, ma la maggioranza degli italiani non le considera concretamente realizzabili”, osserva Ghisleri. “Allo stesso tempo emerge un dato politicamente interessante: gli elettori di Azione dimostrano grande autonomia di giudizio e, sul tema dell'immigrazione, esprimono posizioni spesso più vicine a quelle dell'elettorato di centrodestra”.

    Guardando al futuro del Mediterraneo, gli italiani indicano come priorità un maggiore controllo delle frontiere (32,6%), seguito dalla cooperazione con i Paesi di origine dei migranti (24,9%), mentre il 21,7% auspica un equilibrio tra controllo, cooperazione e integrazione. Il sondaggio conferma così come il Mediterraneo sia ormai percepito non soltanto come uno spazio geografico, ma come il principale crocevia delle grandi sfide che riguardano sicurezza, stabilità internazionale, energia e gestione dei fenomeni migratori, temi destinati a occupare un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano.

  • 16:21 - Mediterraneo, D'Ancona: "Pantelleria continui a svolgere ruolo strategico"

    Pantelleria, 3 lug. (Adnkronos/Labitalia) - "Pantelleria è sempre stata centro del Mediterraneo, scambio di culture e dominazioni, popoli che sono arrivati qui dal mare. Per noi è importante che Pantelleria continui a svolgere il suo ruolo strategico nel Mediterraneo e che con questa nuova visione Pantelleria abbia le giuste attenzioni all'interno del panorama istituzionale, regionale e nazionale". Lo ha detto il sindaco di Pantelleria, Fabrizio D'Ancona, che ha partecipato alla manifestazione 'Mediterraneo - Pantelleria d'autore', ideata da Myrta Merlino e Valentina Fontana per Vis Factor, e ha ringraziato il presidente del Senato Ignazio La Russa per la sua visita nell'Isola.

  • 16:17 - Mediterraneo, Euromedia: "Per italiani area decisiva per futuro Paese"

    Pantelleria (Tp), 4 lug. (Adnkronos/Labitalia) - Il Mediterraneo è percepito dagli italiani come un'area decisiva per il futuro del Paese, ma anche come uno spazio attraversato da profonde tensioni geopolitiche. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Euromedia Research, diretto da Alessandra Ghisleri, in occasione della rassegna 'Pantelleria, Mediterraneo d'Autore', promossa da Myrta Merlino e Valentina Fontana, in programma sull'isola dal 3 al 5 luglio.

    Ideata e promossa da Vis Factor e realizzata in collaborazione con My Communication, con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, dell'Assemblea Regionale Siciliana e del Parco Nazionale Isola di Pantelleria e con il sostegno del Comune di Pantelleria, la manifestazione, che vede Adnkronos come media partner, si pone l'obiettivo di trasformare Pantelleria in un laboratorio permanente di confronto sulle grandi sfide del Mediterraneo e sul ruolo dell'Italia nello scenario internazionale.

    L'indagine è stata condotta tra il 26 e il 29 giugno su un campione rappresentativo di 800 italiani maggiorenni. Nonostante si ritenga spesso che gli italiani abbiano una conoscenza limitata di geopolitica e geografia, il sondaggio racconta una realtà diversa. Per il 58,9% degli intervistati il principale elemento che rende il Mediterraneo un'area di interesse internazionale è la sua posizione strategica tra Europa, Africa e Asia, molto più del commercio marittimo (10,5%), dei flussi migratori (8,9%) o delle risorse energetiche (8,7%). “Per quanto noi pensiamo che gli italiani non abbiano cognizione di causa su geopolitica e geografia, il Mediterraneo è riconosciuto come un'area vitale e fondamentale per il Paese e non solo", osserva Alessandra Ghisleri. "Allo stesso tempo viene percepito con timore per ciò che rappresenta in termini di vicinanza con il Medio Oriente e per i fenomeni migratori”.

    La ricerca evidenzia, infatti, come la principale preoccupazione sia rappresentata dai flussi migratori, indicati dal 34% degli intervistati come il rischio più rilevante per il Mediterraneo nei prossimi anni. Seguono la competizione per le risorse energetiche (19,7%), i conflitti (15,3%) e l'instabilità politica (14,9%). Ma, sottolinea Ghisleri, “se il tema energetico è al secondo posto tra i timori, sommando flussi migratori, conflitti e instabilità politica emerge chiaramente che la vera preoccupazione degli italiani riguarda la sicurezza complessiva dell'area mediterranea e mediorientale”.

    La percezione del Mediterraneo è strettamente collegata agli interessi nazionali. Quasi otto italiani su dieci (79,9%) ritengono che la stabilità dell'area influenzi direttamente il benessere economico e la sicurezza dell'Italia, mentre l'80,7% considera fondamentale la cooperazione internazionale per garantire la sicurezza del Mediterraneo.

    "I risultati di questo sondaggio confermano il motivo per cui c'è bisogno di una manifestazione come 'Pantelleria, Mediterraneo d’Autore': il Mediterraneo non è più soltanto un luogo dell’immaginario, ma il centro delle paure, delle speranze e del futuro degli italiani", spiega Myrta Merlino. "Colpisce -continua- la consapevolezza: quasi il 60% degli intervistati indica nella posizione strategica tra Europa, Africa e Asia la chiave del ruolo internazionale dell’area. Allo stesso tempo prevale l’inquietudine: migrazioni, conflitti, instabilità politica e competizione sulle risorse energetiche vengono letti come un unico grande tema, quello della sicurezza complessiva del Mediterraneo e del Medio Oriente. Sul fronte migratorio emerge una richiesta chiara di controllo, regole certe e soluzioni concrete, lontane dagli slogan, come dimostra anche lo scetticismo verso le proposte di 'remigrazione'. È un segnale che interpella la politica, l’informazione e la cultura”.

    Una posizione particolarmente netta sul tema dei migranti. E' quella che emerge dal sondaggio. Il 57% degli intervistati infatti giudica prevalentemente negativo l'impatto dei flussi migratori che raggiungono le coste italiane, mentre solo il 14% lo considera positivo. Ancora più significativo il consenso sulla gestione dell'immigrazione irregolare: il 73% condivide l'idea che gli immigrati privi dei requisiti legali di soggiorno debbano essere rimpatriati. "Il dato più forte è proprio questo", commenta Ghisleri. “Esiste una larga condivisione, trasversale agli schieramenti politici, sull'idea che gli arrivi illegali debbano essere gestiti con fermezza. Anche una parte significativa dell'elettorato di centrosinistra condivide questo orientamento”.

    "Il sondaggio conferma che il Mediterraneo è percepito dagli italiani come un tema sempre più rilevante. Per questo portare a Pantelleria una rassegna che mette insieme politica, cultura e imprese significa creare uno spazio di confronto su questioni che hanno un impatto diretto sul Paese – spiega Valentina Fontana - Dall'immigrazione, con le sfide e le opportunità che comporta, allo sviluppo del territorio e delle sue potenzialità, fino al ruolo strategico del Mediterraneo nello scenario geopolitico: sono temi che riguardano tutti. L'informazione ha il compito di raccontarli con profondità e contribuire a valorizzare territori come Pantelleria, che possono diventare luoghi di riflessione oltre che di straordinaria bellezza”.

    Gli italiani conoscono il tema della 'remigrazione' ma solo il 36,8% afferma di condividere le idee espresse dal generale Roberto Vannacci sul tema.

    Secondo l'indagine, se il 73,5% degli italiani dichiara di conoscere il termine della 'remigrazione, solo il 36,8% afferma di condividere le idee espresse dal generale Roberto Vannacci sul tema, mentre il 44,4% dichiara di non condividerle. Ancora più netto il giudizio sulla loro concreta applicabilità: il 56,8% ritiene che tali proposte non siano realizzabili nel nostro Paese e nell'area mediterranea, contro il 26,7% che le considera invece applicabili. “Le idee di Vannacci raccolgono attenzione, ma la maggioranza degli italiani non le considera concretamente realizzabili”, osserva Ghisleri. “Allo stesso tempo emerge un dato politicamente interessante: gli elettori di Azione dimostrano grande autonomia di giudizio e, sul tema dell'immigrazione, esprimono posizioni spesso più vicine a quelle dell'elettorato di centrodestra”.

    Guardando al futuro del Mediterraneo, gli italiani indicano come priorità un maggiore controllo delle frontiere (32,6%), seguito dalla cooperazione con i Paesi di origine dei migranti (24,9%), mentre il 21,7% auspica un equilibrio tra controllo, cooperazione e integrazione. Il sondaggio conferma così come il Mediterraneo sia ormai percepito non soltanto come uno spazio geografico, ma come il principale crocevia delle grandi sfide che riguardano sicurezza, stabilità internazionale, energia e gestione dei fenomeni migratori, temi destinati a occupare un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano.

  • 12:22 - F1, Gp Bran Bretagna: la gara sprint - Diretta

    (Adnkronos) - Il sabato del Gp di Gran Bretagna a Silverstone parte con la prova sui 100 km, la gara sprint. Oggi, sabato 4 luglio, la Ferrari di Lewis Hamilton scatterà davanti a tutti. In prima fila con lui Kimi Antonelli al volante della Mercedes, in seconda fila Max Verstappen la Red Bull e Charles Leclerc con la secoda Rossa di Maranello. A seguire Russell con l'altra 'freccia d'argento' e le due McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri.

    Alle 17 si torna in pista con le qualifiche ufficiali.

  • 07:32 - Nato, Meloni prepara il summit di Ankara. Riflettori sull'incognita Trump

    Roma, 3 lug. (Adnkronos) - Da Evian ad Ankara. Dopo il G7 francese, che ha segnato una delle fratture più evidenti tra l’inquilino della Casa Bianca e quella di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ritrova Donald Trump in occasione del summit Nato del 7 e 8 luglio. E questa volta il coefficiente di difficoltà sale di livello: se il vertice transalpino era caratterizzato dai malumori del tycoon per lo scarso (a suo dire) aiuto dei partner europei nel dossier iraniano, questa volta è il tema delle spese militari - grande pallino del presidente Usa - a creare allerta, a un anno dal vertice dell'Aja dove l'Italia ha sottoscritto l'impegno ad aumentare le spese per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2035. Una traiettoria che il governo italiano, a pochi giorni dal summit in casa di Erdogan, intende rispettare. Pur con tutti gli ostacoli - di bilancio e non - che si presenteranno lungo il percorso.

    A Palazzo Chigi, tuttavia, provano a spostare il baricentro del vertice. L'obiettivo è evitare che Ankara venga raccontata come il summit delle percentuali e della corsa agli armamenti, insistendo invece su un concetto di sicurezza molto più ampio rispetto al passato. Secondo fonti diplomatiche, il cuore politico dell'appuntamento sarà proprio questo cambio di paradigma: sotto l'ombrello Nato rientrano ormai la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica, la cybersicurezza, la tutela delle catene di approvvigionamento, la protezione delle frontiere e la capacità di risposta alle emergenze. È questa evoluzione, spiegano le stesse fonti, che ha consentito all'Alleanza di articolare il nuovo obiettivo del 5% distinguendo tra la spesa strettamente militare e quella destinata più in generale alla sicurezza.

    Roma si presenterà al summit rivendicando di aver già imboccato quella strada. Fonti italiane ricordano che il dato che Meloni porterà al tavolo è pari al 2,8% del Pil, composto per il 2,09% dalle spese "core" per la difesa e per lo 0,71% da investimenti nel nuovo perimetro della sicurezza, che comprendono circa 15 miliardi di euro destinati alla sicurezza energetica, alla cybersicurezza e alla protezione delle frontiere. Una quota destinata ad aumentare progressivamente negli anni, senza però accelerazioni immediate verso il tetto massimo dell'1,5% previsto dal nuovo schema. Da qui anche un'altra precisazione che, nelle ultime ore, Palazzo Chigi considera decisiva.

    Secondo chi lavora al dossier, continua infatti a esserci confusione tra il nuovo target Nato e il programma europeo Safe. Il governo insiste invece nel tenere nettamente separati i due piani: il primo riguarda gli obiettivi di spesa dell'Alleanza, il secondo è uno strumento finanziario dell'Unione europea attraverso cui gli Stati potranno eventualmente finanziare investimenti nella difesa. Per questo, assicurano le stesse fonti, il tema Safe non entrerà nel dibattito del vertice di Ankara.

    L'altro dossier inevitabilmente destinato a monopolizzare la discussione è quello ucraino. La dichiarazione finale, già concordata dagli Alleati, ribadirà il sostegno a Kiev e la necessità di mantenere alta la pressione sulla Russia. Nel corso del negoziato, tuttavia, l'Italia avrebbe sostenuto una linea leggermente diversa rispetto a quella prevalsa nell'Alleanza, preferendo confermare gli impegni di sostegno su base annuale anziché fissare da subito un orizzonte biennale, nella convinzione che una scansione anno per anno lasci maggiore spazio anche all'evoluzione del negoziato politico. Alla fine ha prevalso la posizione della maggioranza dei partner, anche in parallelo con il programma biennale di assistenza definito in sede europea.

    Sul tavolo resterà anche il nuovo contributo Nato a favore dell'Ucraina, confermato nella misura di 40 miliardi di euro. Dall'esecutivo sottolineano però che si tratterà di contributi volontari e non di quote obbligatorie per i singoli Paesi. L'Italia, viene spiegato, continuerà inoltre a concentrare una parte rilevante del proprio sostegno sul settore energetico, ritenuto altrettanto strategico quanto l'assistenza militare per garantire il funzionamento del Paese. Roma non considera archiviata neppure la proposta avanzata nei mesi scorsi di estendere all'Ucraina garanzie di sicurezza analoghe a quelle previste dall'articolo 5 della Nato, pur senza una sua immediata adesione all'Alleanza. Il negoziato è oggi fermo, ma quella continua a essere considerata una possibile base di lavoro nel momento in cui dovessero riaprirsi spazi per una trattativa.

    Accanto all'Est, l'Italia punta poi a riportare al centro il Mediterraneo. Gli sherpa del vertice rivendicano di essere riuscite a far inserire nelle conclusioni un nuovo riferimento al fianco Sud, con il riconoscimento che le minacce provenienti da quell'area richiedono un'attenzione analoga a quelle che gravano sul fronte orientale. È una delle priorità che Meloni condivide anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, con il quale ha avuto oggi una conversazione telefonica preparatoria in vista del summit. Palazzo Chigi ha riferito che i due leader hanno riaffermato l'impegno comune per il rafforzamento del rapporto transatlantico e della difesa comune all'interno della Nato, richiamando l'importanza del fianco Sud. Il colloquio ha inoltre consentito uno scambio sulla Libia, compresa la cooperazione nel contrasto ai flussi migratori irregolari e al traffico di esseri umani, in vista dell'incontro bilaterale previsto ad Ankara la prossima settimana. Proprio la Libia rappresenta uno dei dossier sui quali Roma e Ankara stanno rafforzando il coordinamento. Il governo respinge però l'idea che vi sia un cambio di linea italiano dopo le recenti iniziative statunitensi: l'obiettivo resta quello sostenuto insieme alle Nazioni Unite, vale a dire favorire un percorso di unificazione del Paese coinvolgendo tutti gli attori regionali interessati.

    Grande incognita sarà inevitabilmente Trump. Ma anche su questo fronte Palazzo Chigi sceglie di abbassare i toni. Secondo Roma, il progressivo riequilibrio dell'impegno strategico americano verso l'Indo-Pacifico non nasce con l'attuale presidente, bensì rappresenta una tendenza avviata da anni, già sotto le amministrazioni Obama e Biden. Ankara sarà dunque anche il summit dello "shifting", cioè del graduale rafforzamento del pilastro europeo dell'Alleanza. Un processo che, nelle intenzioni italiane, non va però letto come il preludio a un disimpegno americano dalla Nato. Washington, viene osservato, resta il perno indispensabile dell'Alleanza atlantica e immaginare una Nato senza gli Stati Uniti continua a essere considerato uno scenario irrealistico.

    A conferma della volontà di evitare tensioni, al momento non è previsto un incontro bilaterale tra Meloni e Trump. I due leader condivideranno gli stessi lavori per due giorni, ma secondo fonti italiane non figura in agenda alcun faccia a faccia dedicato. Tra i temi destinati a occupare spazio in Turchia ci sarà infine anche il rafforzamento dell'industria della difesa. Prima dell'avvio dei lavori politici è previsto un confronto tra le principali aziende del settore per discutere come adeguare capacità produttive e tecnologie alle nuove esigenze operative, in uno scenario in cui sistemi relativamente economici come i droni riescono sempre più spesso a neutralizzare piattaforme militari tradizionali molto più costose. Un altro segnale, nelle intenzioni degli Alleati, che la sfida non riguarda più soltanto quanto spendere, ma soprattutto come spendere. (di Antonio Atte)

  • 17:36 - Malattie rare, a Savona Aisla inaugura la 'Casa di Silvia' per persone con Sla e caregiver

    Roma, 3 lug. (Adnkronos Salute) - "Oggi non si è inaugurata soltanto una casa. Oggi una famiglia ha varcato per la prima volta la soglia della 'Casa di Silvia', il primo progetto nazionale di ospitalità accessibile promosso da Aisla", l'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, "pensato per accogliere le persone con Sla, i loro familiari e i caregiver durante periodi di sollievo, cura e vicinanza". Lo riferisce Aisla in una nota. Con l'ingresso dei suoi primi ospiti, "la Casa di Silvia diventa realtà. Un progetto unico in Italia - si legge - che trasforma il ricordo di Silvia Codispoti in un luogo vivo, dove l'accoglienza si traduce in sostegno concreto, l'accessibilità in libertà e la solidarietà in una risposta quotidiana ai bisogni delle famiglie che convivono con la Sla". Situata in via Milano a Savona, la Casa di Silvia è un appartamento progettato "per garantire un’accoglienza pienamente accessibile alle persone con Sla - fanno sapere da Aisla - e a chi se ne prende cura. Dispone di due camere da letto, cucina completamente attrezzata, bagno accessibile e di tutti gli ausili indispensabili per affrontare il soggiorno in sicurezza e con serenità: letto articolato, sollevatore, comoda, rampe mobili e posto auto riservato alle persone con disabilità. La struttura può ospitare la persona con Sla insieme ai propri familiari e caregiver conviventi, offrendo uno spazio in cui vivere un periodo di riposo, affrontare visite, terapie o semplicemente concedersi qualche giorno lontano dalle difficoltà organizzative che la malattia impone. Il servizio, riservato ai soci Aisla, è completamente gratuito".

    La cerimonia di apertura si è conclusa con la consegna simbolica delle chiavi alla famiglia Maggiani, i primi ospiti della Casa di Silvia. "Da oggi quel luogo non è più un progetto su carta, ma una casa abitata, pronta ad accogliere le famiglie che convivono ogni giorno con la Sla", sottolinea Aisla. "Quando si convive con la Sla, organizzare anche un breve soggiorno può diventare un'impresa - racconta la famiglia Maggiani - Ogni spostamento richiede mesi di preparazione, verifiche, rinunce. Sapere di arrivare in un luogo già accessibile e attrezzato cambia completamente la prospettiva. Per noi significa poter tornare a pronunciare una frase che sembrava impossibile: 'Andiamo in vacanza'. È molto più di un viaggio. È un pezzo di vita che ci viene restituito". La Casa di Silvia è situata a pochi chilometri dal mare, per consentire alle famiglie di raggiungere facilmente lo Scaletto Senza Scalini, la spiaggia accessibile di Savona che da anni rappresenta un modello di inclusione e accessibilità. "Accessibilità significa poter scegliere, muoversi, condividere esperienze senza che la disabilità diventi un limite - dice Ugo Cappello, fondatore dello Scaletto Senza Scalini - La Casa di Silvia completa questa visione, offrendo alle famiglie un luogo da cui partire per vivere il territorio con serenità".

    "La Casa di Silvia dimostra come la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini possa trasformarsi in un’opportunità reale per le persone e le loro famiglie - afferma l'assessore comunale alle Politiche sociali, Riccardo Viaggi - È un progetto che rende Savona ancora più accogliente e accessibile". A consegnare le chiavi ai primi ospiti è stato Pino Codispoti, papà di Silvia, che ha scelto di donare la loro casa ad Aisla "perché potesse continuare a essere un luogo di vita anche dopo la sua scomparsa. Se questa casa oggi esiste, è perché Silvia mi ha insegnato a guardare sempre avanti. Abbiamo deciso di trasformare ciò che abbiamo vissuto in un’opportunità per altre famiglie. Sapere che queste stanze si riempiranno di voci, di speranza, di giorni condivisi e di nuovi ricordi ci rende profondamente felici. È il modo più bello per continuare a sentire Silvia accanto a noi", testimonia.

    L'immobile, "acquistato da Aisla il 20 marzo 2026, è stato ristrutturato e reso pienamente accessibile in poco più di 3 mesi - fanno sapere dall'Associazione - grazie al contributo di tante persone, delle sezioni territoriali dell'associazione e di realtà che hanno scelto di condividere un'idea semplice quanto rivoluzionaria: rendere possibile una vacanza anche a chi convive con la Sla".

    "Per la prima volta nella nostra storia realizziamo una casa pensata esclusivamente per accogliere le persone con Sla e le loro famiglie - evidenzia Vincenzo Soverino, consigliere nazionale Aisla - Questo progetto dimostra che la solidarietà non è un concetto astratto. Diventa una porta che si apre, una camera pronta ad accogliere, un letto già attrezzato, una famiglia che può finalmente partire. Una casa nasce dai muri, ma diventa davvero casa quando una comunità decide di costruirla insieme". A rendere possibile questo sogno sono stati "il sostegno delle sezioni Aisla - prosegue la nota - e la generosità di tanti amici e benefattori. Un ringraziamento particolare va alla Fondazione Vismara, alla Fondazione Vialli e Mauro, a Fiascolata Aps, alla Cooperativa Spazio Aperto, al Vivaio Fratelli Rebella e a Fazzari Marmi, che ha impreziosito gli ambienti della casa con le immagini che raccontano alcuni dei momenti più significativi della vita di Silvia. A poco più di 3 mesi dalla posa simbolica del primo mattone, avvenuta il 21 marzo scorso, oggi il progetto è diventato realtà".

    "La Casa di Silvia - conclude Soverino - rappresenta un investimento concreto nella qualità della vita delle persone che affrontano la malattia. È un progetto che nasce dalla collaborazione di tante realtà e che mette al centro il diritto di vivere esperienze di vacanza, relazione e partecipazione. Oggi abbiamo capito che una casa non si costruisce soltanto con muri, porte e finestre, ma che prende vita quando tante persone decidono di credere nello stesso sogno".

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