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Cronaca Nera

Cronaca

23 Giugno 2023

Ultimo aggiornamento: 14:56 del 23 Giugno 2023

Strage di Samarate, chiesto l’ergastolo per Alessandro Maja. Il figlio superstite: “A mio padre la pena che merita”

di F. Q.
Strage di Samarate, chiesto l’ergastolo per Alessandro Maja. Il figlio superstite: “A mio padre la pena che merita”
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“Spero che la giustizia faccia il suo corso e gli venga data la pena che merita”: è quello che ha dichiarato oggi ai cronisti Nicolò Maja, 24 anni, commentando la condanna all’ergastolo richiesta dalla Procura di Busto Arsizio per suo padre, Alessandro Maja. L’imprenditore di Samarate (Varese) nella notte tra il 4 e il 5 maggio 2022 uccise la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia di 16 anni, ferendo gravemente anche lo stesso Nicolò, oggi in carrozzina proprio a causa delle ferite inferte dal padre.

Riguardo l’incapacità di intendere e di volere avanzata invece dai difensori dell’uomo, il 24enne ha dichiarato: “Non ci credo, era lucido“. Poi lo sguardo incrociato una sola volta con il padre durante l’udienza: “Mi sono venute in mente la mamma e mia sorella“. Il ragazzo, dopo aver rischiato di morire, si è dovuto sottoporre a una serie di interventi chirurgici: “Sto meglio”, ha assicurato, mostrando l’espansore posizionato sotto il cuoio capelluto.

A pronunciarsi in aula , durante l’udienza che si è tenuta oggi, a più di un anno di distanza dal massacro, è stata la pm Martina Melita: il verdetto della Corte d’Assise è previsto invece per il prossimo 21 luglio.

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Alessandro Maja, architetto e designer di interni, era stato accusato di duplice omicidio aggravato e tentato omicidio: l’uomo aveva infatti colpito a martellate – mentre dormivano – la moglie e la figlia, per poi accanirsi su Nicolò, il figlio maggiore, l’unico scampato alla strage familiare, che era riuscito a fuggire allertando i vicini. Il ragazzo stato successivamente ricoverato in fin di vita con un grave trauma cranico. Il 57enne, che dopo la carneficina aveva tentato di uccidersi a sua volta dandosi fuoco, era stato trovato la mattina dopo la mattanza nel giardino della sua villa di Samarate, sporco di sangue e in preda a farneticazioni.

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Giudicato capace di intendere e di volere al momento dei fatti da una perizia psichiatrica, Maja aveva confessato di aver ucciso moglie e figlia e infine di aver colpito Nicolò credendo che fosse morto. Dalla parte civile è stato richiesto un risarcimento di tre milioni di euro per i familiari delle vittime, mentre la difesa punta sul riconoscimento all’imputato del vizio parziale di mente e l’esclusione dell’aggravante della crudeltà.

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  • 19:27 - Stop tremori Parkinson senza bisturi, 10 pazienti curati con ultrasuoni a Napoli

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia, dopo la terapia a ultrasuoni il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l'auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia". E' la testimonianza di Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, tra i primi 10 pazienti - 8 campani e 2 da fuori regione - trattati al Policlinico universitario Vanvitelli di Napoli con il nuovo sistema di terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica. La tecnologia consente di eliminare i tremori invalidanti dovuti al Parkinson resistente ai farmaci e a tremore essenziale, senza bisturi o procedure invasive come la stimolazione cerebrale profonda che comporta l’impianto di elettrodi nel cervello.

    I risultati confermano "il binomio vincente tra ricerca e assistenza", riguardo i "primi 10 pazienti, 4 con Parkinson e 6 con tremore essenziale, malattia fino ad oggi priva di farmaci realmente efficaci. Sottoposti al nuovo trattamento da fine novembre scorso ad oggi, hanno recuperato l'autonomia funzionale perduta con effetto immediato e una riduzione del tremore dall'80 fino al 100%, tranne in un caso in cui la risposta terapeutica è stata del 40-50%, ma comunque clinicamente rilevante", spiega Alessandro Tessitore, docente di Neurologia e presidente della Società italiana di Parkinson (Limpe-DisMov) . "Questa nuova tecnologia migliora radicalmente la qualità di vita dei pazienti con risultati non solo immediati, ma anche stabili nel tempo. E' accessibile però solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening", evidenzia.

    Il policlinico partenopeo - si legge in una nota - è il primo ospedale nel Sud a dotarsi di questa tecnologia in una versione aggiornata che, mediante un 'caschetto' indossato dal paziente dentro uno scanner per risonanza magnetica, permette di colpire, con estrema precisione, aree cerebrali millimetriche responsabili dei disturbi del movimento. "Questo nuovo approccio terapeutico rappresenta un significativo miglioramento sia in termini di sicurezza e appropriatezza clinica sia in termini di qualità della vita dei pazienti", afferma il rettore dell'ateneo Vanvitelli Gianfranco Nicoletti. "Parallelamente - aggiunge - l'adozione di questa tecnologia apre nuove e importanti prospettive di ricerca traslazionale e clinica, favorendo lo sviluppo di programmi scientifici avanzati nell'ambito delle patologie neurologiche e neurodegenerative, nonché percorsi formativi altamente qualificanti per studenti, specializzandi e giovani ricercatori".

    Ma come funziona il 'caschetto anti-tremore'? "E' un casco - descrive Tessitore - con oltre mille sorgenti ultrasoniche che il paziente indossa dentro uno scanner per risonanza magnetica. Gli ultrasuoni sono diretti verso una parte molto piccola del cervello coinvolta nei disturbi del movimento, che viene 'bombardata' con una precisione straordinaria, necrotizzando l'area responsabile del tremore che così scompare, con un effetto che non è solo immediato, ma duraturo nel tempo". L’azione è "controlaterale, ciò significa che il 'bombardamento' sull'emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa", sottolinea Manlio Barbarisi, del team multidisciplinare coinvolto nella procedura. L'intervento "dura in media dalle 3 alle 4 ore e durante il trattamento il paziente è sveglio e vengono eseguiti controlli in tempo reale che permettono di evidenziare un beneficio motorio immediato", precisa Barbarisi.

    "I dati di follow-up indicano che, sia nei pazienti con Parkinson che con tremore essenziale, il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo 5 anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa in relazione alla naturale progressione della malattia. In questi casi è possibile ripetere la procedura dopo un'accurata valutazione clinica e radiologica", riferisce Mario Cirillo, associato di Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate. "Recenti evoluzioni della tecnica e la selezione di bersagli terapeutici differenziati stanno dimostrando benefici motori significativi anche in pazienti con forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate invece da rigidità e rallentamento motorio prevalenti da un lato del corpo. Questo ampliamento dello spazio clinico rappresenta una concreta opzione terapeutica nei casi in cui la terapia farmacologica non è più sufficiente. Opportunità che, come confermano i nostri risultati, si sta progressivamente consolidando nella pratica clinica", rimarca Tessitore.

    Grazie all'acquisizione di questa apparecchiatura, "resa possibile dall'impiego di fondi regionali e dal lavoro di tutte le componenti aziendali coinvolte in sinergia con gli uffici regionali competenti, la Campania è unica Regione del Mezzogiorno, e tra le poche a livello nazionale, in grado di offrire il trattamento efficace in tutti i pazienti selezionati", dichiara Mario Iervolino, direttore generale dell'Aou Vanvitelli.

  • 19:13 - Congresso Aism e Fism: puntiamo su prevenzione della Sm e della disabilità

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - La ricerca sulla sclerosi multipla sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Non si parla più soltanto di cura, ma di prevenzione: della malattia, grazie allo studio dei fattori che la favoriscono, e, quando la diagnosi è già avvenuta, della disabilità. La prevenzione, come filone di ricerca e impegno sociale, è al centro del Congresso scientifico promosso da Aism-Associazione italiana sclerosi multipla e della sua Fondazione (Fism), in programma a Roma dal 25 al 27 maggio 2026 all’interno della Settimana di informazione e in vista del 30 maggio Giornata Mondiale della Sm: centinaia di partecipanti fra ricercatori, clinici, istituzioni e stakeholder nazionali e internazionali riuniti per discutere il futuro della ricerca sulla sclerosi multipla e sulle patologie neurologiche correlate.

    Il titolo del Congresso – Sclerosi multipla e patologie correlate: prevenzione ed innovazione nella ricerca e nelle cure – racconta bene la direzione intrapresa: costruire un nuovo paradigma che parta dalla prevenzione e arrivi fino alla neuro-riparazione, integrando scienza, innovazione e partecipazione attiva delle persone con Sm e patologie correlate. Una strada - si legge in una nota - fortemente sostenuta da Fism che, solo negli ultimi 5 anni, ha investito oltre 40 milioni di euro in ricerca, sostenendo 43 progettualità strategiche che hanno prodotto più di 800 pubblicazioni scientifiche e contribuito in modo concreto all’eccellenza scientifica nazionale e internazionale. Un risultato che ha contribuito a fare dell’Italia il secondo Paese al mondo per produzione scientifica sulla sclerosi multipla.

    Ad aprire il Congresso una riflessione che va oltre la sclerosi multipla e colloca la ricerca italiana dentro una nuova cornice internazionale: quella della Brain Health. “Oltre 3 miliardi di persone convivono con condizioni neurologiche e 1 persona su 3 svilupperà un disturbo neurologico nel corso della vita - afferma Paola Zaratin, direttrice della ricerca Fism - Questo scenario richiede un cambio di paradigma: non basta la sola prevenzione clinica, ma serve un modello di innovazione responsabile che coinvolga attivamente le persone e i territori”. A sottolineare la dimensione internazionale del tema della “salute del cervello” la partecipazione al Congresso di ricercatori ed esperti provenienti da Paesi diversi, come Abdelfatah Ibrahim, presidente della OneNeurology Partnership, Pawel Swieboda, fondatore e direttore di NeuroCentury e co-fondatore della Brain Capital Alliance.

    Una ricerca partecipata, responsabile e aperta, in cui persone con Sm, caregiver, ricercatori, clinici e istituzioni condividono obiettivi, decisioni e valutazione dell’impatto è parte integrante della nuova Agenda 2030 sulla sclerosi multipla e patologie correlate. “L’Agenda della Ricerca rappresenta una leva fondamentale dell’Agenda 2030”, sottolinea Mario Alberto Battaglia, presidente Fism e della Msif, la Federazione Internazionale della sclerosi multipla che raccoglie 80 associazioni di Sm nel mondo. “Fondamentali sono la gestione integrata dei dati clinici, genetici, di risonanza magnetica e riportati dalla persona, insieme all’uso dell’intelligenza artificiale. L’attività clinica - continua - può generare nuova conoscenza scientifica e l’integrazione tra assistenza e ricerca deve diventare un’infrastruttura stabile, non un’eccezione. Un ruolo centrale è affidato alla scienza aperta, con accesso trasparente ai risultati della ricerca e alla salute del cervello, considerando la Sm come modello per strategie più ampie di prevenzione e cura per le malattie neurologiche”.

    I risultati della ricerca scientifica sono protagonisti della tre giorni romana e indicano chiaramente che la prevenzione è la strada da intraprendere per rispondere alla crescita esponenziale di patologie neurologiche, ai bisogni delle persone che ne sono colpite e alla necessità di garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari. La Global Prevention Strategy promossa da Fism risponde proprio a questa esigenza e punta a integrare ricerca di base, epidemiologia, biomarcatori precoci e politiche di salute pubblica per costruire un modello predittivo e preventivo della sclerosi multipla. “Fino a pochissimi anni fa era impossibile parlare di prevenzione, perché mancava ancora una sufficiente conoscenza delle cause della malattia - evidenzia Marco Salvetti, membro del Comitato Scientifico di Fism - Le maggiori conoscenze sul virus di Epstein Barr, sul ruolo dell’obesità infantile, della vitamina D, tanto per fare degli esempi, aprono oggi prospettive di ricerca per la prevenzione della malattia senza escludere possibili implicazioni anche per la prevenzione della progressione in chi è già malato”.

    Lavorare sulla prevenzione - si legge nella ntoa - significa occuparsi anche di neuro-riparazione possibile grazie a cellule staminali neurali, medicina rigenerativa, terapie geniche e riposizionamento di farmaci. “L’obiettivo non è più soltanto contenere l’infiammazione, ma proteggere il sistema nervoso, favorire la rimielinizzazione e contrastare i processi neurodegenerativi che determinano la progressione irreversibile della disabilità”, osserva Gianvito Martino, direttore scientifico Irrcs Ospedale San Raffaele, fra i relatori del Congresso.

    Dall’incontro tra eccellenza scientifica e conoscenza della malattia da parte delle persone con Sm e i loro caregiver, nasce un modello avanzato di sanità partecipata che mette la prevenzione al centro delle proprie strategie: nel modello Multi-Act, ideato da Aism e dalla sua Fondazione, pazienti, caregiver, cittadini e comunità locali siedono accanto a ricercatori, professionisti sanitari e decisori politici come co-protagonisti della governance. Questo approccio partecipativo permette di superare le disuguaglianze, ridurre i gap di accesso alle cure e favorire interventi realmente contestualizzati. “Le persone non sono più soltanto beneficiarie della ricerca, ma co-protagoniste nella definizione delle priorità, nella valutazione dell’impatto e nella costruzione delle strategie di prevenzione”, precisa Rachele Michelacci, vicepresidente Aism e persona con Sm.

    Dall’esperienza delle persone - riferiscono AIsm e Fism - parte anche la sessione del Congresso dedicata alla prevenzione nelle malattie neuroimmuni rare, con particolare attenzione a Nmosd e Mogad. Al centro della discussione i bisogni della comunità e le ultime novità nel campo della diagnosi e delle innovazioni

    terapeutiche. Tra i momenti centrali del Congresso, l’assegnazione del Premio Rita Levi Montalcini, uno dei riconoscimenti più prestigiosi dedicati alla ricerca scientifica sulla sclerosi multipla. L’edizione 2026 sarà conferita a Roberta Magliozzi, Associate Professor in Cell and Molecular Neuropathology e Scientific Co-Direttore della UK MS Society Tissue Bank presso l’Imperial College London.

  • 19:08 - Salute, Ferrari (Aism): "Necessaria più informazione su sclerosi multipla"

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "Io, che ho la sclerosi multipla, sento l'esigenza che se ne parli di più. Sono un'attrice e vado spesso in televisione a parlare di sclerosi multipla, ma se non lo facessi io se ne parlerebbe davvero poco. Dobbiamo fare informazione sulla malattia affinché faccia meno paura: molte persone ne hanno paura, in quanto non sanno ancora di che cosa si tratta. E' importante parlarne". Lo ha detto Antonella Ferrari, madrina nazionale Aism - Associazione italiana sclerosi multipla, in occasione della presentazione della nuova Agenda della Sm e patologie correlate 2030.

    "La Settimana nazionale della sclerosi multipla, quindi - ha aggiunto - è fondamentale per parlare di ricerca, per parlare di diritti, di malattia e di vita quotidiana, perché le persone con sclerosi multipla hanno una vita, una famiglia, un lavoro, degli scopi da raggiungere e dei sogni. E' molto importante, per noi che abbiamo la Sm, non mettere al centro della nostra vita la malattia. Siamo i protagonisti della nostra vita, non la malattia, non lo deve essere".

  • 19:05 - Salute, paziente: "In lotta a sclerosi multipla fatto molto ma ancora tanto da fare"

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "E' stato fatto tanto" per le persone con sclerosi multipla, "ma c’è ancora tanto da fare, perché i sintomi visibili non sono così noti a tutti, perché le persone, soprattutto quando sono giovani - sono la stragrande maggioranza - non hanno il coraggio di rendere evidente ciò che agli occhi di tutti non lo è. E' necessario, quindi, rendere le persone titolari dei loro diritti e del diritto di vivere una vita piena nonostante tutto". Così Gaia Rovati porta la sua testimonianza di persona con sclerosi multipla, in occasione della presentazione della nuova Agenda della Sm e patologie correlate 2030, nell'ambito della Settimana nazionale della sclerosi multipla e della Giornata mondiale della Sm.

  • 19:01 - Salute, Battaglia (Fism): "Agenda 2030 può cambiare la vita delle persone con sclerosi multipla"

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "L'Agenda 2030 per la sclerosi multipla e le patologie correlate vuole essere una pietra miliare che cambia la realtà di queste malattie per le persone e per le loro famiglie. Oggi possiamo farlo con i farmaci presenti e con quelli che arriveranno, con un buon approccio riabilitativo, con il servizio psicologico e con tutti quei servizi che insieme possono consentire il lavoro, una buona qualità di vita, una piena inclusione". Lo ha detto Mario Alberto Battaglia, presidente Fism-Fondazione italiana sclerosi multipla, alla presentazione della nuova Agenda della Sm e patologie correlate 2030, nel contesto della Settimana nazionale della Sm e della Giornata mondiale dedicata alla patologia neurologica.

    "Le leggi di oggi vanno applicate - ha affermato Battaglia - La persona è al centro di tutte le soluzioni che possono essere trovate e discusse con tutti gli stakeholder, in primo luogo con le reti assistenziali, sanitarie e sociali, ma anche con le istituzioni, perché l'associazione delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate ha un ruolo fondamentale nel discutere, al tavolo con le istituzioni, ciò che deve essere fatto per cambiare la realtà per questa malattia e anche per tante altre che hanno aspetti e problemi similari".

  • 18:41 - Salute, Vacca (Aism): "In Agenda 2030 le priorità delle persone con sclerosi multipla"

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - "Ogni anno, in occasione della settimana dedicata alla sclerosi multipla (Sm), andiamo nelle piazze italiane a sensibilizzare le persone su questa patologia. Quest'anno l'evento più grande riguarda il lancio della nostra Agenda 2030, che rappresenta uno sguardo verso il futuro. Ogni 5 anni, infatti, abbiamo un documento programmatico non tanto per noi di Aism, ma per il Paese, perché vogliamo che istituzioni e stakeholder" si assumano una parte di responsabilità, "perché da soli non potremmo raggiungere tutti gli obiettivi: abbiamo bisogno di un impegno condiviso”. Lo ha detto Francesco Vacca, presidente nazionale Associazione italiana sclerosi multipla, presentando la nuova Agenda della sclerosi multipla e patologie correlate 2030, in occasione della Settimana nazionale della Sm che si conclude il 30 maggio con la Giornata mondiale.

    L'Agenda 2030 nasce da un percorso di ascolto. "In quest'ultimo anno abbiamo lavorato molto. Recentemente abbiamo fatto un roadshow per tutta Italia, che ci ha dato l'opportunità di raccogliere i bisogni delle persone con Sm", ha spiegato Vacca. Tra i temi prioritari indicati nell'Agenda ci sono lavoro, riabilitazione, diritti e ricerca scientifica. "L'obiettivo concreto è risolvere problemi reali delle persone con sclerosi multipla e fare in modo che le priorità individuate vengano realizzate. Sul fronte della ricerca, grazie al lavoro costruito insieme alle eccellenze del territorio, abbiamo già compiuto passi importanti".

    La Settimana nazionale della sclerosi multipla vedrà mobilitate le 98 sezioni territoriali di Aism in tutta Italia con iniziative di sensibilizzazione nelle piazze. "Il 30 maggio è la Giornata mondiale della sclerosi multipla - aggiunge il presidente Aism - quindi ci saranno molti monumenti in Italia che verranno illuminati di rosso, nostro colore associativo. Inoltre, il 28 maggio saremo alla Camera dei Deputati per presentare l'Agenda 2030 alle istituzioni, ai ministri e a tutte le persone che sono sempre al nostro fianco durante tutto l'anno".

  • 16:24 - Mieloma multiplo, rimborsata nuova indicazione in prima linea per daratumumab

    Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) - E' disponibile e rimborsata la quadrupletta a base di daratumumab in formulazione sottocutanea (Sc) in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone (daratumumab-VRd) per il trattamento in prima linea del mieloma multiplo. Nello specifico, la combinazione ha ricevuto la rimborsabilità dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per il trattamento di pazienti adulti con mieloma di nuova diagnosi, sia eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali (Asct) sia non eleggibili. L'utilizzo della combinazione a base di daratumumab - riferisce Johnson & Johnson in una nota - è infatti associato a un miglioramento significativo nel tasso di assenza di malattia residua minima (Mrd), nella sopravvivenza libera da progressione e nella risposta completa o superiore rispetto allo standard terapeutico.

    Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo, causato dalla proliferazione senza controllo delle plasmacellule, ricorda J&J. Nonostante l'incidenza nel complesso sia stabile, con circa 5.800 nuove diagnosi ogni anno, la mortalità di questa neoplasia è in calo, grazie ai progressi della ricerca scientifica. "Oggi siamo in grado di diagnosticare la malattia in una fase precoce e, di conseguenza, trattare i pazienti in modo più efficace - afferma Elena Zamagni, professore associato di Ematologia dell'Istituto di Ematologia 'L. e A. Seràgnoli' dell’Irccs Aou S. Orsola-Malpighi di Bologna - Agli inizi degli anni 2000 l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo era di circa 2-3 anni. Oggi, nei più giovani, può eccedere anche i 10 anni. Il mieloma sta diventando sempre più una malattia cronicizzabile, se non addirittura curabile. Oggi, grazie anche alla disponibilità di nuovi farmaci in diverse combinazioni, siamo in grado di orientare la scelta terapeutica per ciascun paziente non solo sulla base dell'efficacia, ma anche della tollerabilità e della via di somministrazione, permettendoci di puntare sempre di più a una cura funzionale, condizione in cui la malattia è tenuta sotto controllo a lungo termine, permettendo al paziente di vivere una vita il più possibile normale. Inoltre, l'adozione di regimi terapeutici più efficaci nella fase iniziale offre ai pazienti la possibilità di ottenere risultati duraturi nel lungo periodo, prevenendo la resistenza alla terapia e le recidive grazie ad un sistema immunitario del paziente meno compromesso. In tal senso, l'arrivo di questa nuova combinazione consentirà ai pazienti di beneficiare di questo nuovo trattamento ad uno stadio iniziale della malattia, migliorandone gli esiti clinici".

    Daratumumab - si legge nella nota - ha come bersaglio l'antigene Cd38, una proteina espressa sulla superficie cellulare di una serie di neoplasie ematologiche, incluse le plasmacellule clonali del mieloma multiplo. Ha una potente attività antitumorale inducendo la morte di queste cellule. "Questa combinazione a base di daratumumab in prima linea - spiega Ciro Botta, professore associato di Ematologia presso l'università degli Studi di Palermo - ha dimostrato significativi benefici in termini di sopravvivenza e di progressione della malattia, con risposte profonde indipendentemente dall'eleggibilità al trapianto e una minore tossicità rispetto alle terapie attualmente disponibili, permettendoci dunque di offrire un trattamento efficace a un gruppo più ampio di pazienti, sin dalle prime fasi della malattia. Questo significa, laddove sia necessario, arrivare al trapianto con una malattia più responsiva, un grande vantaggio per il paziente, sia in termini di efficacia ma anche di qualità di vita. Dagli studi registrativi - riporta l'esperto - emerge, inoltre, sempre di più, l'importanza della malattia minima residua come parametro fondamentale per valutare la profondità delle risposte che otteniamo e, conseguentemente, nel guidare la scelta della terapia più adatta sulla base degli esiti e delle esigenze di ciascun paziente. Sebbene il mieloma multiplo sia attualmente considerato una patologia a decorso cronico, caratterizzata dalla successione di trattamenti continuativi fino a refrattarietà o insorgenza di tossicità, si auspica che in un futuro prossimo tale parametro ci permetterà di prendere in considerazione l'interruzione della terapia, potenzialmente in due pazienti su tre tra i candidabili ad un trapianto autologo di cellule staminali".

    La decisione dell'Aifa - dettaglia la nota - è supportata dai dati degli studi registrativi di fase 3 Perseus e Cepheus. In particolare, lo studio Perseus ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc come terapia di induzione e consolidamento, seguito da una terapia di mantenimento costituita da daratumumab Sc e lenalidomide (D-R), con il trattamento a base di bortezomib, lenalidomide e desametasone (VRd) durante le fasi di induzione e consolidamento, seguito da lenalidomide (R) per la terapia di mantenimento. I risultati, a un follow-up mediano di 47,5 mesi, hanno dimostrato un miglioramento significativo dell'endpoint primario della sopravvivenza libera da progressione (Pfs). Sulla base dei risultati dello studio, la Pfs mediana (mPfs) non è stata raggiunta per il braccio daratumumab-VRd, ma grazie all'utilizzo di modelli matematici di previsione è stato possibile calcolare una stima pari a 17,1 anni. Nella fase di mantenimento, inoltre, daratumumab Sc è stato interrotto in 2 pazienti su 3 dopo almeno 24 mesi di terapia in quelli che hanno avuto una risposta completa o migliore e hanno mantenuto lo stato di malattia residua minima (Mrd) negativo per almeno 12 mesi. Lo studio Cepheus, invece, ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc rispetto a VRd e ha dimostrato che, a un follow-up mediano di 59 mesi, il tasso complessivo di assenza di Mrd a una sensibilità di 10-5 (nessuna cellula tumorale rilevata su 100.000 cellule del midollo osseo) è stata pari al 60,9% nei pazienti trattati con daratumumab-VRd.

    Nello scenario complesso del trattamento del mieloma multiplo, la disponibilità e rimborsabilità di daratumumab Sc per questa nuova indicazione permette secondo gli specialisti di migliorare la qualità di vita dei pazienti, grazie anche alla significativa riduzione dei tempi di somministrazione del farmaco. "Ogni progresso della ricerca rappresenta una speranza concreta per i pazienti ematologici e per le loro famiglie", osserva Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. "Ail - aggiunge - è da sempre accanto alle persone che affrontano un tumore del sangue, sostenendo la ricerca scientifica, l'assistenza e tutte quelle attività che aiutano i pazienti a sentirsi meno soli nel loro percorso. Il nostro impegno quotidiano è dare supporto concreto ai pazienti e contribuire ai progressi dell'ematologia".

    A 10 anni dalla prima approvazione europea, daratumumab è attualmente l'unico anticorpo anti-Cd38 approvato per il trattamento di tutti i tipi di pazienti in prima linea, indipendentemente dall'idoneità al trapianto, a riprova della centralità di questo farmaco nel trattamento del mieloma, rimarca J&J. "In Johnson & Johnson il nostro impegno a favore della ricerca sul mieloma multiplo dura da oltre 20 anni e la nostra determinazione a migliorare i risultati clinici per i pazienti non è mai stata così forte come oggi - dichiara Alessandra Baldini, Innovative Medicine, Direttrice medica Johnson & Johnson Italia - Questa approvazione consente di offrire ai pazienti, indipendentemente dall'età o dalle condizioni fisiche, l'accesso a un regime di combinazione in prima linea, nelle fasi del percorso terapeutico a maggiore rilevanza clinica. Questo traguardo nasce da un impegno pluriennale in ricerca e innovazione, volto a cambiare la traiettoria del mieloma multiplo: non più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma puntare, dove possibile, a una cura funzionale. I progressi clinici più recenti sostengono questa direzione per una parte dei pazienti, in coerenza con la nuova indicazione approvata".

    Di recente - ricorda l'azienda - daratumumab Sc ha ricevuto il parere positivo dal comitato per i medicinali a uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) per l'autosomministrazione o somministrazione da parte di un caregiver, a partire dalla quinta dose, previa approvazione da parte del proprio medico curante e adeguata formazione. Questa decisione storica rende daratumumab il primo farmaco oncologico a somministrazione sottocutanea approvato in Europa per l'autosomministrazione, garantendo al paziente una maggiore flessibilità nella gestione del proprio trattamento, a riprova del crescente impegno dell’azienda nel fornire a medici, pazienti e caregiver opzioni di trattamento efficaci e che tengano conto anche della qualità di vita dei pazienti. "La nostra missione come Johnson & Johnson è guidare l'innovazione terapeutica e ridefinire gli standard di trattamento nelle patologie ad alto impatto, come il mieloma multiplo - conclude Jacopo Murzi, amministratore delegato, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - Consideriamo la salute un investimento strategico e lungimirante per rispondere con efficacia e tempestività ai bisogni di cura ancora insoddisfatti. In qualità di partner del Servizio sanitario nazionale, in Italia continuiamo a investire nella ricerca clinica - in particolare in ambito onco-ematologico - collaborando con istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti per tradurre il progresso scientifico in benefici concreti per i pazienti".

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