Ci sono programmi destinati a finire al fondo degli annali tv e altri invece destinati a lasciare un segno profondo. Benedetta Primavera appartiene di diritto alla seconda categoria, con una aggiunta non secondaria: Loretta Goggi è tornata dopo trent’anni a fare lo show in grande stile e ha saputo ridare valore alla parola varietà. Da decenni si dice che il varietà è morto, ma lo spettacolo di Rai1 ha dimostrato che non è vero, semplicemente ha cambiato pelle e se ci sono gli artisti, se ci sono le idee, se c’è la materia prima su cui lavorare, allora ecco che può tornare a graffiare. Lo dimostrano pure gli ascolti dell’ultima puntata, seguita ieri sera da 2.648.000 spettatori con il 17% di share, in risalita rispetto alla settimana scorsa. A sorpresa, una sostanziale parità con la Felicissima Sera (ma nemmeno troppo felice) di Pio e Amedeo, in calo rispetto a sette giorni fa con 2.540.000 spettatori e il 18,1% di share (chiudendo oltre mezz’ora dopo la Goggi).

Ma oltre i freddi numeri – bassi per entrambi, viste le aspettative della vigilia – c’è di più. Perché le quattro puntate Benedetta Primavera non erano le solite “serate evento” dedicate ad una grande artista, confezionate con un filotto di canzoni e una vagonata di ospiti scelti a caso, ma un’operazione un più complessa. C’era la voglia di ragionare su passato e presente della tv, trovare un filo rosso nella costruzione di ogni puntata, c’era la voglia di rendere il giusto omaggio ad una grande artista come Loretta Goggi evitando l’effetto nostalgia. La “falsa partenza” della prima puntata ha forse provocato un danno che ha fatto perdere per strada spettatori, un po’ per colpa della scaletta, un po’ per l’ansia da prestazione, un po’ per gli ospiti (Vespa, Amendola, Heather Parisi sono i meno riusciti di tutte le serate: si è salvata solo l’ottima Chiara Francini). Dalla seconda in avanti, però, è stato tutto un altro show per atmosfere, per sapori, per abilità di scrittura con uno slancio impressionante degli autori (ma da Clericetti, Guercio, Rinaldi e gli altri ci si aspetta sempre molto) che in pochi giorni hanno ribaltato tutto e trovato l’incastro giusto dei pezzi. L’ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che ai programmi va dato il tempo di crescere, con buona pace degli stroncatori seriali che inquinano social.

Il tutto grazie ad una Loretta Goggi in gran forma, che a 72 anni ha dato una lezione di stile (e anche di vita) ai colleghi e agli spettatori rimettendosi in gioco per il puro gusto di farlo. Non aveva bisogno di dimostrare nulla, perché per lei parlano sessant’anni di carriera e grandi successi: la sua Benedetta Primavera profuma di seconda primavera professionale, una rinascita artistica che non ha nulla di casuale, tanto che per tornare in scena si è rimessa a studiare canto con una coach. Professionalità di altri tempi, altro che il “cotto e mangiato” e il “non ci sono i soldi” della tv di oggi. Ed eccola dunque rispolverare i grandi classici della sua discografia, da Io nascerò (gioiellino firmato da Mango) a Maledetta primavera (inno nazionale), da Pieno d’amore (duetto da brividi con Giorgia) a Estoy Bailando (con la sorella Daniela e Paola & Chiara, che una strizzata d’occhio all’ultra camp non guasta mai). Ma anche sorprendere nell’autoironia e nel palleggio complice con gli ospiti: tra i momenti più riusciti quelli con Ambra (ospite ideale per la capacità di mettersi al servizio dello spettacolo) e Fiorella Mannoia, la surreale intervista con Amanda Lear, l’incontro con Serena Rossi (che talento signori, che talento). A fare da ponte, due spalle impeccabili come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, che si sono dimostrati un controcanto credibile e ironico (non si è ben capito invece il ruolo di Insinna: ma perché urla sempre?).

Restano i dubbi su alcune scelte ma prevale la sensazione di uno show garbato senza essere noioso, patinato ma mai lezioso – e in questo un bel twist l’ha dato il coreografo Lacco -, di buongusto senza retrogusto fané. Quanto a Loretta Goggi, ha ribadito di saper giganteggiare col suo talento e il suo carisma, sfidando le sue personali ritrosie iniziali, le autocelebrazioni e la mancanza del marito Gianni Brezza (fu lui a costruirle un one woman show a teatro). La bella tv esiste ancora. Se ci sono i grandi artisti che sanno farla.

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