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Ares Gate, Alberto Tarallo rinviato a giudizio: “Il testamento di Losito è falso”

La procura ritiene che il documento, datato 2007, sia un falso a seguito delle indagini della guardia di finanza e dopo una perizia tecnico grafologica

di Luigi Franco

Sarà il testamento di Teodosio Losito lo snodo della nuova puntata dell’Ares Gate. Alberto Tarallo, suo compagno di vita e fondatore della casa di produzione Ares, è stato infatti rinviato a giudizio con l’accusa di averlo falsificato, imitando calligrafia e firma di Losito per ereditarne tutti i beni, del valore di svariati milioni di euro. Tarallo aveva fatto pubblicare il testamento presso un notaio romano a fine gennaio 2019, appena tre settimane dopo che Losito si era tolto la vita nella villa di Zagarolo dove i due vivevano, insieme ad alcuni attori delle fiction Mediaset prodotte dalla Ares. La procura aveva inizialmente sospettato Tarallo di avere spinto Losito al suicidio, salvo poi chiederne l’archiviazione. Dall’indagine principale sono però scaturiti due altri filoni, quello sul testamento per cui ora il sostituto procuratore di Roma Carlo Villani ha disposto la citazione diretta a giudizio di Tarallo e quello per la bancarotta della Ares, che vede indagato sempre Tarallo e che potrebbe portare a novità nelle prossime settimane.

La richiesta di rinvio a giudizio per il testamento conferma la linea della procura, che aveva chiuso le indagini a fine novembre. Gli inquirenti sono arrivati alla convinzione che il documento, datato 2007, sia un falso a seguito delle indagini della guardia di finanza e dopo una perizia tecnico grafologica che definisce il documento “apocrifo”, non autentico. Secondo la perita Maria Caldarazzo, la calligrafia del testamento appartiene all’“ordine grafico” di Tarallo, non a quello di Losito: in sostanza Tarallo, questa l’ipotesi, lo avrebbe scritto di suo pugno cercando di imitare la calligrafia del compagno in modo da ereditarne il patrimonio, quale erede universale. False, secondo la perizia, anche tre lettere firmate “Teo”, che erano state rese note dallo stesso Tarallo e che facevano riferimento a un precedente tentativo di Losito di togliersi la vita oltre che ai problemi economici causati dal declino della Ares.

La prima udienza che vedrà imputato Tarallo è stata fissata per il prossimo 13 settembre. Si costituirà parte civile Giuseppe Losito, fratello di Teodosio, che qualora il testamento fosse falso, sarebbe stato ingiustamente privato dell’eredità. “Siamo sicuri che avremo finalmente giustizia perché Teo se lo merita”, dice il suo legale Stefano De Cesare. Daria Pesce, che difende Tarallo, sostiene invece che “il testamento è assolutamente vero, il pm si basa su una consulenza fatta fare da lui, che è una consulenza illogica. Andremo avanti difendendoci”.

Intanto dovrebbe essere vicina alla conclusione anche l’indagine sulla bancarotta della Ares, che potrebbe riservare nuove sorprese dopo quelle che hanno già costellato una vicenda sconfinata dal mondo dello spettacolo in quello giudiziario all’indomani delle confidenze al Grande Fratello Vip tra Adua Del Vesco e Massimiliano Morra, attori della scuderia Ares. Confidenze che due anni fa hanno gettato ombre sulla figura di Tarallo, come del resto hanno fatto alcuni dei volti noti della tv convocati in procura nei mesi scorsi come testimoni. Tra di loro Giuliana De Sio, che al pm ha raccontato di un Tarallo “manipolatore” e di una sua sfuriata quando lei si rifiutò di chiudersi per giorni nella cantina della villa di Zagarolo e fingere di essere stata rapita, mossa pensata per promuovere l’uscita della fiction L’onore e il rispetto: “Mi ricordo che ebbi una reazione quasi isterica di riso (…) Tarallo ebbe una reazione che ancora ricordo vividamente, diventò rosso paonazzo in viso, si arrabbiò e cominciò a urlare come un pazzo contro di me, anche insultandomi, tanto che tutti al ristorante si girarono verso di noi. Ricordo che in quell’occasione mi fece veramente paura. Mi metteva ansia, per il suo modo di fare. Dopo ciò, ricordo che per la prima volta Tarallo mi chiese scusa quando tornammo a casa dal ristorante”.

@gigi_gno

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