di Michele Sanfilippo

Il neonato ticket Bonaccini-Nardella è la dimostrazione plastica che il Pd sia nato da una fusione tra elementi che male si conciliano tra loro. I Ds e la Margherita, provenienti dalle ceneri l’uno del Pci, l’altro della Dc, erano po’ come l’acqua e l’olio che, se si mescola con forza, per un po’ sembrano coesi, ma gradualmente tornano a differenziarsi con nettezza. I due (non più tanto) giovani allievi del maestro jedi Matteo Renzi (poi s’è scoperto che in realtà era l’imperatore) sono legati, con qualche trascurabile distinguo, ad un’idea di economia e società di stampo neoliberista, secondo cui, appoggiando le istanze delle imprese senza se e senza ma (come disse Renzi di Sergio Marchionne), si sarebbe dato all’economia un impulso dal quale avrebbero tratto giovamento tutti gli strati sociali.

Non che gli eredi del povero Enrico Berlinguer (specialmente Massimo D’Alema) la pensassero in modo così diverso, ma in ogni caso questa splendida visione è stata ampiamente avallata dai mezzi d’informazione controllati da gran parte degli imprenditori che, del resto, controllano quasi tutta la stampa che conta.

Peccato che le cose non siano propriamente andate così. Dopo oltre trent’anni di queste politiche, il bilancio è ormai sotto gli occhi di tutti:

1. Di ricchezza se ne produce tanta, ma non c’è redistribuzione;

2. La forbice tra le classi medie e quelle più alte si allarga in modo sempre più evidente e tanta parte della società scivola verso la soglia di povertà;

3. L’ascensore sociale è scomparso anche grazie alla scellerata idea che non si debbano aumentare le tasse, cosa che sta gradualmente provocando un insanabile degrado della sanità e della scuola pubblica.

Se a tutto questo si aggiunge che la crisi climatica ci sta mettendo di fronte all’evidenza che la società dei consumi così com’è impostata non è più sostenibile, direi che i due giovani padawan sembrano arrivati fuori tempo massimo. Non ce lo possiamo più permettere di vivere con questi ritmi: siamo troppi e le risorse sono limitate.

Occorre pensare ad una nuova economia che, fuori dall’ipocrisia del greenwashing, permetta una vera armonia con l’ambiente, ma soprattutto con le esigenze di tutti gli esseri viventi. Tornando alle nostre trascurabili miserie, si può solo sperare che dalle ceneri del Pd nasca una nuova formazione che rivolga lo sguardo verso chi soffre maggiormente questi intollerabili squilibri. Perciò se abbiamo a cuore i problemi del nostro paese, ma ancor di più del pianeta, facciamo largo a nuove idee e nuove persone che abbiano idealità, ma anche pragmatismo.

Basta:

1. Ai listini bloccati che promuovono candidati scelti dalle segreterie;

2. A privatizzazioni che favoriscono solo gruppi imprenditoriali che sapranno poi come sdebitarsi;

3. All’occupazione dell’informazione, della sanità e di tutti gli spazi pubblici. Spazio invece alla tutela dei più deboli e dell’ambiente.

Quindi Bonaccini e Nardella? No grazie! Sentiamo cos’ha da dire Elly Schlein e poi vedremo se sarà lei ad avere le carte giuste per indicare una nuova via.

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