La madre di tutte le Prime. Quasi 5 ore di bel canto e di grandiosa scenografia. Un’ opera strabiliante, una mise en scene che porta la firma di Claus Guth, tra i registi più innovativi e originale interprete del mondo della lirica. Anche per lui è il Gran Debutto, la prima volta al San Carlo. Audace e visionario, non ha voluto ridurre l’opera massima di Giuseppe Verdi. Scelta subito condivisa dal Sovrintendente Stéphane Lissner, Sovrintendente del Teatro di San Carlo e dal direttore Generale Emmanuela Spedaliere, ideatori tra l’altro del progetto sociale “Officine del San Carlo” per la formazione di giovani maestranze.

La Prima parigina del Don Carlo, in cinque atti, ebbe luogo nel marzo 1867. In seguito l’opera fu ripresentata nei principali teatri europei e giunse a Napoli nel 1872 (Verdi era presente ed operò importanti modifiche per la ripresa al San Carlo). Il compositore si convinse a ridurre la struttura in quattro atti e in questa veste il nuovo Don Carlo fu presentato per la prima volta alla Scala di Milano il 10 gennaio 1884. Toscanini fu il primo a riprendere la versione in cinque atti alla Scala nel 1926 ma continuò in seguito a circolare quasi esclusivamente quella in quattro atti. Al Teatro di San Carlo, a parte la versione del 1872, era sempre stata presentata la versione in quattro atti, per cui sarà una “prima” questa versione in cinque atti che inaugurerà la Stagione 2022/ 2023. Con la direzione di Juraj Valčuha, nel cast Aylin Perez, Elīna Garanča, Matthew Polenzani e Ludovic Bézier ( cinque repliche in cartellone fino al 6 dicembre).

Ogni Prima ha un coté mondano elettrizzante, che va dal chi ci sarà, al cosa mi metto. A quale ricevimento vai? Da Mino Cuciniello, melomane assoluto, nozze d’oro con le Prime del Massimo napoletano, la madre lo portava che era un bimbetto. Per il Don Carlo Maurizio Marinella ha creato apposta per lui un papillon luccicante in strass, in tema con i costumi del Don Carlo. Per Generoso di Meo il couturier Mariano Rubinacci ha foderato lo smoking con seta di foulard ispirati al Grand Tour, la principessa Federica de Gregorio Cattaneo rispolvererà la tiara di famiglia da indossare su un vintage Missoni. A Rossella Ferraro, la zarina del Foro, lo stilista emergente napoletano Giovanni Panettieri, per molti considerato l’erede di Sarli, le ha letteralmente cucito addosso un abito stile impero. La scelte della dame partenopee è comunque per il made in Naples, stiloso e chiccoso, quello proposto da Alessio Visone a Annapaola Merone, voile e voile di chiffon. Il dopo/San Carlo da Mino base è un must gourmet. Il menù prevede anche aneddoti serviti insieme al pacchero alla generose.

Nel 1950 la rivalità tra la Callas e la Tebaldi divenne insostenibile tanto che quest’ultima, nonostante fosse stata voluta dal grande maestro Toscanini per la riapertura della Scala, dopo la ricostruzione per i danni di guerra, sbatté la porta e sbottò: “Due galline nello stesso pollaio non possono convivere”. Da questa eclatante rottura ne seppe fare buon uso Paquale Di Costanzo, allora Sovrintendente del San Carlo, uomo di buone maniere che seppe subito accaparrarsi la Tebaldi, battezzata voce d’angelo, aprendole tutte le porte del lirico napoletano. Nacque una affettuosa amicizia e alla mise en scene de La Traviata lo stesso Di Costanzo fece applicare decine e decine di camelie sul grande sipario di velluto rosso del teatro. I suoi fans per ascoltare la Tibaldi giungevano da ogni parte del mondo, fin quando il Metropolitan di New York nel 1957 la scritturò con contratto favoloso. La Tebaldi però non dimenticò mai il San Carlo e il suo addio alle scene lo consacrò al pubblico napoletano con memorabile concerto nel 1974. Quando nel 1987 il San Carlo compì 250 anni Renata Tebaldi accompagnata da Giulio Andreotti era in prima fila. Altri tempi, ma il bel canto rimane.

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