Nonostante gli appelli al Governo per “prolungare la durata dell’ora legale. Almeno di 30 giorni” per contrastare la crisi energetica e il caro bollette, questa notte sono state tirate indietro ancora una volta le lancette, alle 3 di domenica 30 ottobre, sancendo così il passaggio all’ora solare. I due passaggi, in primavera e autunno, sono come due piccoli jet lag e l’impatto sulla salute è di un certo rilevo. Per esempio, nei giorni successivi allo spostamento delle lancette, si registra un numero superiore alla media di infarti, infortuni sul lavoro e incidenti stradali. Alcuni esperti sottolineano che l’ora legale si discosta dai ritmi circadiani del corpo umano in misura maggiore rispetto all’ora solare, mentre per la Società italiana di endocrinologia potrebbe far aumentare il pericolo di conseguenze negative sul metabolismo e il sistema cardiovascolare. “Il problema principale dal punto di vista della salute riguarda proprio il periodo di passaggio, in particolare sembra essere più problematica la transizione primaverile tra ora solare e ora legale”, ci spiega il professor Giuseppe Plazzi, direttore del Centro del sonno Irccs (Istituto delle scienze neurologiche di Bologna). “Diversi studi”, continua Plazzi, “tra cui alcune meta-analisi, hanno dimostrato un lieve, ma significativo, incremento di incidenza di patologie cardiovascolari acute (soprattutto infarti) e ictus, nei giorni successivi al cambio d’ora. Questo potrebbe dipendere dall’effetto di una parziale deprivazione acuta di sonno, mentre l’organismo cerca di riadattarsi al nuovo ciclo, con associato aumento di attività del Sistema nervoso autonomico simpatico (con effetti come tachicardia e ipertensione arteriosa) e aumentato stato infiammatorio sistemico. Inoltre, nello stesso periodo di transizione, si osservano effettivi negativi sulla psiche, variabili da malessere soggettivo, peggioramento del tono dell’umore, fino all’incremento del tasso di suicidio”.

Cercando di trovare un compromesso tra impatto energetico e salute umana, la soluzione di un’ora legale permanente la vedrebbe di buon occhio?
“Senza entrare nel merito delle questioni economiche ed energetiche, che non rientrano tra le mie competenze, l’ora legale permanente potrebbe in effetti essere una soluzione percorribile dal punto di vista della salute. Infatti, visto che il problema principale dell’ora legale sono i periodi di cambio d’ora, questi sparirebbero con l’ora legale permanente. L’adattamento dell’orologio circadiano dell’individuo all’alternanza luce-buio è determinato da molteplici fattori influenzati dalla genetica e dall’ambiente. Consideriamo che ogni persona presenta un cronotipo che influenza il suo adattamento ai ritmi sociali (quelli stabiliti dalle lancette dell’orologio). Ognuno può essere prevalentemente ‘gufo’, cioè prediligere maggiori attività in orari serali e dormire più a lungo la mattina; oppure essere ‘allodola’, con migliori performance di prima mattina e orario di messa a letto anticipata. In quest’ottica, la nostra società, a prescindere da ora solare e ora legale, può non essere completamente allineata alle necessità individuali, in quanto ogni tipo di orario condiviso è una forma di convenzione”.

Quindi l’altra possibilità di allungare di un po’ l’ora legale, non risulterebbe salutare…
“Per le ragioni spiegate, visto che l’impatto negativo dell’ora legale dipende essenzialmente dai cambi d’ora, prolungare il periodo di ora legale non migliorerebbe sostanzialmente i problemi di salute della popolazione”.

Si può fare qualcosa a livello individuale per mitigare gli impatti del cambio di ora?
“Innanzitutto, in queste fasi, è fondamentale mantenere quella che viene definita una ‘regolare igiene del sonno’. Per esempio, coricarsi a letto solo al momento di dormire e alzarsi quando ci si sveglia (senza quindi forzarsi nell’uno e nell’altro caso), evitando l’esposizione a schermi luminosi (computer, tv, smartphone) prima di mettersi a letto. Poi, in caso di scarsa tolleranza al passaggio all’ora legale, cercare di adattarsi al nuovo ritmo il più gradualmente possibile, anche se i ritmi lavorativi in questo caso possono essere un ostacolo. È importante infine non ricorrere autonomamente a farmaci, soprattutto ipnotici, senza supervisione medica, perché si rischia di instaurare circoli viziosi di alterazione dei ritmi del sonno”.

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