Che nella Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) ci sia qualcosa che vada rivisto non c’è dubbio. Vedere una gru in pista mentre girano le monoposto lo dimostra. Sulla stessa pista dove perse la vita Jules Bianchi, non è ammissibile. Se questo fosse accaduto in qualche paese arabo cosa avremmo detto, che queste cose accadono solo nei paesi senza cultura motoristica! Ma ieri eravamo in Giappone, dannazione!

La morte di Charlie Whiting ha creato un vuoto che, chiunque si voglia provare a mettere in quella posizione, non riuscirà a colmare in poco tempo. E’ sbagliato però addossare sempre dubbi, sospetti, complotti, sulle spalle della Federazione. Critiche mosse spesso più dal tifo e dal desiderio di voler vedere una Ferrari vincere ad ogni costo che da una sana analisi obiettiva dei fatti.

Sul budget cap, ad esempio, qualunque sarà l’esito della verifica finanziaria, già si sta preparando una campagna di sospetti che vanno dalle critiche per mancanza di trasparenza alle accuse velate di occultare e coprire chi avrebbe eventualmente sforato il tetto di spesa.

Quando impiega tre ore per penalizzare un pilota la si accusa, giustamente, di eccessiva lentezza. Quando impiega cinque minuti la si accusa di troppa celerità e di non aver ascoltato i piloti, modellando il giudizio a seconda del pilota e della squadra di appartenenza. Si arriva ad accusare la Federazione anche di aver assegnato il punteggio pieno in Giappone per consegnare il titolo a Verstappen per favorire a Suzuka la “festa” Honda, di fatto, motorista Red Bull. E poi sarei io il complottista quando parlo di interessi spagnoli in Ferrari…

Nessuno però aveva letto il regolamento e nessuno si era accorto durante la gara che tutte le grafiche di previsione mondiale mostrate da Liberty Media calcolavano la classifica sempre con punteggi pieni e non dimezzati. Il regolamento, sbagliato che sia, parla chiaro: punteggio pieno se si finisce la gara per limite di tempo. Punteggi fazionati che la gara è sospesa e non riprende. Non conta se poi solo per un giro… questo dice, giusto o sbagliato che possa essere.

Ma in tv si urla subito, nel vero senso della parola, al complotto. Si insinua il sospetto, si pensa all’imbroglio, alla cospirazione avversa alla Rossa. Non ci si sforza neanche di ricercare i tecnicismi, le motivazioni e le dinamiche che possono portare a certe decisioni regolamentari. L’unica preoccupazione e tenere alto l’interesse, alimentare lo show con colpi di scena artificiosi su fatti talvolta inesistenti.

Se poi vogliamo muovere critiche su un eccesso di regole e per di più troppo complesse, allora sì, su questo sono d’accordo e credo che si debba trovare il modo di semplificare i regolamenti di uno sport che oggi si ritrova ostaggio delle sue stesse regole. Regolamento tecnico, sportivo e ora pure finanziario. Ognuno dei quali profondamente complesso ed arricchito poi da Disposizioni tecniche, circolari e comunicazioni. Un ginepraio di normative che porta le gare a non concludersi in pista ma negli uffici dei commissari o della Federazione; semplicemente inaccettabile.

Serve sicuramente una semplificazione e qualche intervento in Federazione che riporti tutto nei limiti del buon senso e che se necessario anche a qualche ulteriore cambio di uomini.

Tutto ciò non devo però intaccare il secondo titolo mondiale conquistato da Verstappen. Il pilota olandese e la sua Red Bull meritano il titolo iridato, hanno sbagliato pochissimo e ottenuto sempre il massimo che ad ogni gara si poteva ottenere. E’ inutile sperare nelle penalizzazioni finanziarie degli avversari a seguito di presunti sforamenti del tetto di spesa se poi si sperperano punti in pista con ripetuti errori strategici. Non c’è budget per quello! Almeno che non si voglia spostare l’attenzione della stampa e dei tifosi su i presunti problemi in casa di altri e non parlare dei propri, non ha senso farlo.

D’altronde se non fossero trapelate le presunte indiscrezioni sul budget cap, di cosa si sarebbe parlato da qui a fine stagione? Cosa altro poteva dirci questo mondiale se non affondare ancor di più il dito in una piaga che vede la Ferrari sempre più lontana dalla vetta. Per tornare a vincere e subito forse bisognerebbe seguire un consiglio di manzoniana memoria che recitava diceva “Forse se ne sarebbe potuto saper di più, se, invece di cercar lontano, si fosse scavato vicino” all’epoca si cercava la monaca di Monza, oggi, sarebbe utile il consiglio per ritrovare la naufragata di Maranello.

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