Annie Ernaux è il premio Nobel per la Letteratura 2022. L’82enne scrittrice francese ha pubblicato decine di romanzi esordendo a metà anni settanta con Gli armadi vuoti. Nata da una famiglia di umili origini, Ernaux è stata insegnante di lettere moderne in un liceo. Femminista, impegnata politicamente, la sua letteratura nasce sempre dalla compenetrazione dei temi sociali nella propria storia biografica. Nella motivazione dell’Accademia del Nobel si legge: “Per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha scoperto radici, allontanamenti, vincoli collettivi della memoria personale”. I romanzi della Ernaux sono editi in Italia dalla casa editrice L’orma. Da un suo romanzo, L’evenement, scritto nel 2000, storia autobiografica di una ragazza che cerca di abortire nella Francia dei primi anni sessanta quando l’aborto è illegale e si rischia la prigione, è stato tratto il film La scelta di Anne che ha vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia nel 2021.

Ernaux è nata il 1 settembre del 1940 in un piccolo paese della Normandia. Figlia di operai poi diventati piccoli commercianti è cresciuta nel primo dopoguerra non frequentando il classico milieu della cultura borghese progressista dell’epoca. Laureatasi all’università di Rouen, ha successivamente iniziato ad insegnare lettere moderne in un liceo, professione che ha concluso nel 2000. Nonostante il suo esordio letterario risalga al 1974 (Gli armadi vuoti), e che poi abbia continuato a pubblicare opere ogni tre, quattro anni con una certa regolarità, la fama internazionale è tardata ad arrivare, presentandosi soltanto tra la fine degli anni novanta e inizio duemila. Attiva nei movimenti femministi anni ’70 in Francia, Ernaux è più volte apparsa nei dibattiti sul tema nei decenni successivi sui più importanti quotidiani e riviste francesi. Come ha giustamente segnalato l’Accademia del Nobel è dall’osservazione feconda e profonda della sua vita (“sono l’etnologa di me stessa”, ha dichiarato nel 1997), il passaggio dal proletariato di provincia alla borghesia cittadina, l’essersi formata come donna a cavallo dei fermenti e delle contestazioni sessantottesche, che l’opera di Ernaux è gemmata e si è sviluppata con una prosa stilisticamente asciutta e il tentativo di rendere l’esperienza in prima persona singolare una prima persona plurale letteraria. In una recente intervista pubblicata dal Guardian Ernaux raccontava quella dignitosa e muta fierezza delle proprie origini umili, descrivendo quella madre, più volte presente come il padre, nei suoi libri, come una donna piegata dalla fatica dalla mattina alla sera in una fabbrica di margarina ma avida lettrice di romanzi “che si puliva le mani sempre prima di aprire un libro”. Quella forma sacrosanta di rispetto delle classi sociali meno abbienti per il sapere e la cultura come fonte di emancipazione finanche economica. Tanto che è proprio la madre a spingere la figlia Annie a intraprendere un percorso di studi che lei non potè avere. Così come risultato di quell’impasto familiare popolare nasce una letteratura scarna ma vivissima, che affronta di petto temi come l’aborto, il cancro, la sessualità, la demenza senile, finendo per essere figura citata nelle antologie delle scuole superiori francesi in mezzo ad una valanga di autori maschili.

“Il lavoro di un romanziere a dire la verità. A volte non so quale verità sto cercando, ma è sempre una verità che cerco”, aveva dichiarato la scrittrice normanna di recente. Quindi una selezione attenta di dettagli reali, vissuti in prima persona, trasmutati in una sorta di parola sociale e condivisa. Una letteratura che oltretutto non enfatizza o spettacolarizza mai i particolari della storia, priva di iperbolici svolazzi retorici, talvolta quasi sbilanciata nel calderone di una elaborata e politica saggistica. Ne Il posto (1983) dove rievoca con tenerezza la vita dei genitori e la dolorosa impossibilità oramai di accomunarsi più a loro culturalmente; o in Una donna (1987) dove di fronte al lutto della perdita della madre ne rievoca quei piccoli passi di ascesa socio-economica, sembrano il frutto di una meditata e consapevole lettura di tutto l’apparato sociologico di Bourdieu. Anche se è con L’evento (2000), Gli anni (2008), e Memoria di ragazza (2016) che il taglio familiare fa spazio allo scandaglio totalmente personale ed Ernaux acquisisce ulteriore fama, con l’apoteosi nella traduzione in lingua inglese.

Nonostante l’approccio crudo e diretto dell’esperienza intima dell’aborto clandestino raccontata ne L’evento, o il respiro ampio dei cambiamenti socioculturali soprattutto per le donne durante i “gloriosi trenta”, lo slancio, la spinta, la frizione che permette di dare acqua alla linfa letteraria della scrittrice francese rimane questa sorta di anelito oppositivo di vendetta sociale, di superamento delle condizioni di inferiorità di classe, superate con l’atto creativo. “Ero l’unica nella famiglia di mia madre a studiare, e da parte di mio padre c’era un cugino che studiava storia. Quindi scrivermi era un modo in cui potevo portare qualcosa. Ma mi sbagliavo. Pensavo che se avessi scritto, avrei vendicato tutta la mia gente, ma no, sarei semplicemente riuscito come individuo. Niente di più, niente di meno”. Una breve notazione a margine sul Nobel per la Letteratura. Siamo già al terzo anni consecutivo che l’Accademia sembra essersi orientata alla premiazione e all’elevazione di autori che non hanno avuto una vera e propria visibilità estesa ed internazionale (si vedano la poetessa Louise Gluck nel 2020 e il romanziere tanzaniano Abdulrazak Gurnah nel 2021). Negli ultimi dieci anni (2012-2022), infine, l’Accademia dei Nobel ha premiato paritariamente autrici ed autori: 5 a 5.

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