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Parla il gigolo Roy e svela: “Guadagno 10, 15 mila euro al mese. Ecco chi sono le mie clienti: ho avuto anche una poetessa di 82 anni…”

"Le ragazze giovani sono più faticose, lo ammetto. Non guardano molto il comportamento, lo stile. Vogliono andare subito al sodo. Per fare un esempio assurdo: se portassi dei fiori a una ventenne so già che mi accoglierebbe pensando: 'Buffone dove c***o vai con quel mazzo di fiori?'"

di Simona Griggio

“Sono un camaleonte, anche un po’ parac***. Mi basta una telefonata per capire cosa vuole una cliente e mi adatto”. Ebbene sì. Anche le donne praticano il sesso a pagamento. Non se ne parla mai, è un argomento tabù. Ce lo spiega Roy, di professione gigolo, imprenditore e anche scrittore. Lui, fisico statuario sotto il completo e la cravatta, occhi azzurri e capelli neri, lo ha constatato di persona: il lavoro non manca. E ha fondato due siti dove appaiono in vetrina anche i suoi colleghi: giovani, muscolosi, eleganti, romantici, selvaggi, affascinanti. E persino esperti brizzolati. Dipende dai gusti femminili. Chi sono le sue clienti? Non certo sfortunate, come per pregiudizio si può pensare. Sono donne accasate o single, giovani o mature, che amano la discrezione. In una parola: pagano per l’uscita di scena del maschio. Subito dopo. Senza se e senza ma. Soprattutto non desiderano essere tempestate di chiamate, per non avere problemi o scoprire nell’uomo universi deludenti. Roy dice che le conquista con eleganza e ascolto. Messaggini carini. Oppure, quando è il caso, arrivando subito al punto. Banconota sul tavolo e via. Altro che fiori. “Se oggi porti rose a una ventenne ti accoglie così: ma dove ca*** vai buffone?”.

Roy, qual è la tipologia delle sue clienti?
È davvero varia. E non è rappresentata certo dalla ‘panterona’, se vogliamo chiamarla così. All’80 per cento le mie clienti sono donne sposate trascurate dal marito, che desiderano esperienze erotiche che non condividono in casa. Sono benestanti e spesso anche belle. Ma hanno bisogno di discrezione, non vogliono rovinare il loro matrimonio. Poi ci sono le vedove, che con me sentono di non tradire la memoria del marito defunto. Le single rappresentano una piccola parte. E sono quelle che hanno paura di relazioni con uomini sbagliati, appiccicosi, problematici. O gente che sparisce dopo il primo incontro sessuale.

Come avviene il primo contatto da parte delle sue clienti?
Ho clienti fidate da anni, alcune da decenni. Che vedo ogni due settimane o anche solo una volta all’anno. Ormai con loro ci sono appuntamenti quasi fissi. Le nuove clienti invece arrivano tramite social, il mio sito o le mie due agenzie. Capisco subito dalla prima conversazione come comportarmi. Sono un po’ camaleonte e un po’ para***. A volte è meglio uscire prima a cena, altre volte andare diretti al punto senza preamboli. In gran parte pagano per uno scambio sessuale, ma c’è anche chi lo considera un effetto collaterale. Ho avuto una cliente di 82 anni, una poetessa celebre, che mi chiamava solo per andare con lei a pranzo. Le chiesi mille euro e me ne diede il doppio.

A proposito: quanto guadagna al mese?
Dai 10 ai 15 mila euro netti
. Ma è un importo che deriva sia dal mio lavoro di gigolo sia dalle mie due agenzie sul web. Pago anche le tasse. Per prestazione occasionale come professionista individuale e come agente pubblicitario. Mi sono messo in regola dopo alcuni controlli fiscali e dopo aver capito, finalmente, come inquadrare il mio mestiere dal punto di vista burocratico.

Beh, uno stipendio da assessore regionale …
Non mi lamento. Però guardi che lavoro tantissimo. E devo dedicare molto tempo al mio aspetto, al vestiario, alla parte imprenditoriale. La donna guarda tutto, dal pelo ai denti alle sopracciglia. E sceglie di solito maschi che ispirano sicurezza. Pensi che nella mia agenzia ho un professionista sulla sessantina, con la barba bianca, che va via come il pane. Le over 50 non chiamerebbero mai un ventenne, non vogliono problemi.

Ma lei di clienti giovani ne ha?
Ogni tanto capitano. Ma le ragazze giovani sono più faticose, lo ammetto. Non guardano molto il comportamento, lo stile. Vogliono andare subito al sodo. Per fare un esempio assurdo: se portassi dei fiori a una ventenne so già che mi accoglierebbe pensando: “Buffone dove c***o vai con quel mazzo di fiori?”. Della serie: da te voglio solo una cosa. Però ci sono altre giovani con cui lavoro: ragazze traumatizzate, che hanno blocchi sessuali. A cui lo psicologo o la psicologa consigliano il percorso.

In questi casi lei diventa una specie di crocerossino? Un operatore sanitario del sesso?
Non esageriamo. Però è successo che una ragazza avesse paura di stare da sola con un maschio, per un trauma avuto in passato. Non riusciva neppure a prendere l’ascensore sola con un uomo. Era completamente bloccata anche sessualmente. Abbiamo lavorato su questo, su indicazione dell’esperto che la seguiva, e piano piano il blocco è sparito. Voglio precisare che ci sono anche giovanissime, non traumatizzate, che scelgono di perdere la verginità con un gigolo.

Come ha iniziato la sua carriera?
Per gioco. Grazie a una donna. Dopo il diploma a Macerata mi sono trasferito a Modena. Facevo il rappresentante e alla sera lo spogliarellista e il cubista per arrotondare. La donna in questione mi ha chiesto di corteggiarla davanti al marito. L’ho fatto e sono stato pagato 200 euro. Li è nata l’idea di documentarmi su quel mondo. E ho scelto la mia strada.

Cosa ha scoperto?
Da un’indagine sul web, allora agli albori, ho scoperto che c’erano diversi uomini che si proponevano. Ma erano tutti depilati, coi muscoli gonfiati, squallidi e trash. Seminudi e con il pene ritoccato in photoshop. Si presentavano così alle potenziali clienti. Mentre io mi sentivo diverso.

Quindi su cosa ha puntato?
Ho fondato il mio primo sito e mi sono proposto in giacca e cravatta. Elegante, sobrio, affascinante. Serio. Le richieste hanno cominciato a fioccare. Poi le visite sul sito. Prima eravamo una ventina in tutto. Ora, grazie alla pubblicità sui social, saremo circa dieci mila. Ma quelli che lavorano costantemente sono al massimo un centinaio. Bisogna saperci fare. Nella mia agenzia fornisco consigli. Insegno ai nuovi arrivati i trucchi dell’affidabilità e della discrezione. L’uscita di scena subito dopo l’incontro è fondamentale.

Funziona anche il passaparola nel suo lavoro?
Il passaparola funziona bene nel mondo omosessuale e delle escort. Con noi gigolo è molto raro. Paradossalmente le donne preferiscono non condividere il proprio gigolo con le amiche. Non vogliono creare occasioni di confronto e paragone che potrebbero provocare screzi e gelosie, rivalità. È un momento piacevole tutto per loro. Un regalo esclusivo che fanno a se stesse.

Si è mai innamorato di una cliente?
Vedo che anche in lei c’è la reminiscenza della fiaba di “American Gigolo”, il film con Richard Gere. Ma la realtà è ben diversa. Certo, anch’io ho avuto innamoramenti con clienti con cui mi sono sentito molto coinvolto. Ma brevissimi. Una volta fuori dal letto sono svaniti. Perciò parlerei di infatuazioni del momento. Innamorarsi è come essere ubriachi. Io voglio essere lucido. Inoltre nel mio lavoro ho visto solo il peggio del matrimonio. Fallimento e tradimento: mentre siamo a letto lei risponde al marito che è dal parrucchiere. Del resto il matrimonio altrui è la base del mio mestiere. Sono single e intendo rimanere tale.

Quando non è coinvolto come fa a eccitarsi?
Mi focalizzo sulle parti migliori di una donna. Ognuna ha qualcosa di bello. Anche solo la voce, gli occhi, le mani. Il mio metodo ‘Stanislavskij’ è questo: mi concentro sull’interpretazione del mio personaggio. E mi eccita il ruolo che sto interpretando: quello di gigolo.

Prossimi progetti?
Ho già pubblicato due libri: “Un’immagine allo specchio” nel 2010, e “Amori in contanti” nel 2016. Il prossimo sarà un manuale per gigolo, un vademecum tratto dalla mia esperienza su come trattare una cliente. Ma, considerato il poco tempo che mi rimane dal lavoro, mi ci dovrò impegnare fra un appuntamento e l’altro.

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