La metafisica dell’indagine poliziesca. La notte del 12 di Dominik Moll, nelle sale italiane dal 29 settembre, è un film che vi lascerà attaccati al grande schermo dal primo all’ultimo minuto. In un paese vicino a Grenoble, nelle Alpi francesi, durante la notte, a ridosso di un giardinetto, una ragazza che sta rientrando a casa dopo una serata passata da un’amica viene bruciata viva da qualcuno di incappucciato che la chiama per nome gettandole poi addosso dell’alcool. Sarà un gruppo di agenti di polizia giudiziaria ad indagare assiduamente scandagliando ogni possibile pista e sospettato maschile, senza però trovare mai, anche a distanza di tre anni, un colpevole.

Tratto dal libro di Pauline Guena – 18.3, Une année a la PJ – il film di Moll, cosceneggiato con Gilles Marchand, si apre subito con una didascalia che mette in chiaro come il mistero di quella morte violenta non verrà probabilmente risolto nel qui ed ora della forma filmica: ogni anno la polizia giudiziaria indaga su circa 800 omicidi di cui il 20% rimane insoluto. Quello della giovane Clara è uno di questi. Un omicidio brutale che diventa anche una silente e sotterranea ossessione per il capo del gruppo di poliziotti che indaga, l’altrettanto giovane e pacato Yohan (Bastien Bouillon). Attenzione però: La notte del 12 non è cinema votato alla spettacolarizzazione, anzi. Il valore di questo thriller montanaro hitchcockiano (scordate ogni riferimento a La ragazza nella nebbia di Carrisi, prego) sta proprio nel riuscire a trattenere, tra le pieghe di un’atmosfera da luce del sole ghiacciata e dall’incombenza delle Prealpi ai lati del quadro, le esplosioni di rabbia, disperazione e indignazione dei protagonisti. La narrazione della detection è, appunto, unidimensionale. Compattato nel ritmo e allargato nell’aria concessa alle figure spesso intere all’interno di ogni inquadratura, lo srotolamento del piano temporale riguardante le indagini è primariamente concentrato nella caserma della polizia dove lavorano solo uomini (se non nell’ultima parte con l’increspatura rilevante dell’apparizione di una poliziotta). Ed è nella apparente routine di una fotocopiatrice che non funziona e che viene riparata con le mani, di un armadio rimasto aperto durante un interrogatorio e che fa sbucare una camicia e un giubbotto antiproiettile, della noiosa battitura a macchina dei rapporti degli interrogatori, che l’inerzia del niente di fatto si mescola con il guizzo impossibile della conclusione del caso.

Una perenne surplace tra interrogatori, perquisizioni, telefoni messi sotto controllo, che comprime psiche e caratteri dei poliziotti, navigando in una vibrante superficie esplicativa delle situazioni personali senza mai scavare nel facile melodramma delle sottotrame. Ne La notte del 12, infine, è strutturato e messo in primo piano anche una sorta di pendolo etico e di luogo comune cultural antropologico che spinge comunque alla riflessione: la donna che si concede facilmente se la va a cercare. “Più che un noir femminista, come lo hanno descritto positivamente molti critici francesi, il mio è un film che interpella la mascolinità”, spiega a FQMagazine il regista Moll. “A metà del racconto, del resto, si svolge proprio questa scena in cui Yohan interroga per l’ennesima volta l’amica della protagonista per chiederle chi sia un altro sospettato nonché mezzo ed ennesimo amante di Claire. A quel punto la ragazza disperata si mette a piangere e dice: “Ma che importa con chi andava a letto Claire, non è colpa sua se è stata uccisa”. Quella frase fa prendere coscienza a Yohan di qualcosa che non riusciva ad afferrare e fa riflettere noi spettatori maschi che nonostante tutto se un uomo vive mille avventure sessuali viene valorizzato, se lo fa una donna viene raramente ben vista. È paradossale, ma va ribadito: una donna ha il diritto di avere tutte le avventure che vuole senza essere assassinata o violentata”.

In Francia, La notte del 12 ha raccolto in piena estate oltre 450mila spettatori (cifra simile al numero di spettatori di Top Gun: Maverick in Italia nei tre mesi estivi, per avere un raffronto). “Guardate che è un vero exploit anche per il mercato francese, non credete. Anche qui i grandi incassi sono sempre a favore dei blockbuster statunitensi. Però il fatto che il mio film ha tenuto per ben 12 settimane, ed è ancora oggi in sala, significa che il noir, il polar, un certo tipo di thriller ha ancora un buon appeal di pubblico. In Italia distribuisce Teodora.

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