Dopo essere stato tirato in ballo da diverse associazioni ambientaliste e criticato anche in maniera molto pesante, il presidente Centro Studi WWF Gaetano Benedetto ha deciso di intervenire con alcune precisazioni sulle polemiche innescate dal Jova Beach Party e l’impatto ambientale che il tour di Jovanotti avrebbe sulle spiagge dove si svolgono i concerti. La presa di posizione pubblica del geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, e l’immediata risposta del cantante (nel frattempo i due hanno fatto pace), hanno innescato un prevedibile effetto valanga di commenti social e giudizi al vetriolo che hanno coinvolto anche il WWF. Per questo l’associazione è intervenuta precisando tra le altre cose di aver collaborato per “avere il minor impatto possibile e comunque gestibile rispetto ad ogni singola località”.

IL WWF HA DETTO NO A DECINE DI SITI PER IL JOVA BEACH PARTY – Tra le cose che Gaetano Benedetto spiega nell’articolo che scrive su La Stampa è che il lungo lavoro fatto dal WWF ha portato a dire no a decine di siti che si era candidati ad ospitare il tour di Jovanotti, che ovviamente innesca un indotto turistico, economico e commerciale. “Le spiagge non sono tutte uguali. Proprio in base a questo principio, oltre a quelle delle aree protette, sono state escluse dalla scelta delle location decine di spiagge, nonostante le legittime richieste di numerosi Enti locali che si candidavano con gli organizzatori ad ospitare i concerti”, rivela il Presidente Centro Studi WWF. Che ha escluso tutte le spiagge all’interno di parchi, riserve, siti d’interesse comunitario e zone a protezione speciale. Poi aggiunge: “Ogni area concerto è stata valutata considerando il raggio di 3 chilometri circostanti, considerando anche l’afflusso di pubblico e i percorsi per gli spettatori, utilizzando percorsi transennati su strade già esistenti vigilate da personale dedicato”.

LE SPIAGGE SCELTE, GLI ANIMALI PROTETTI, I PROTOCOLLI – Benedetto risponde ad altri due temi al centro delle critiche più feroci degli ultimi giorni. La prima riguarda ancora la scelta delle spiagge e bolla come sbagliate le posizioni espresse da diversi ambientalisti. “Voler far passare spiagge fortemente antropizzate in contesti chiaramente urbani, come oasi naturali, però, è un esercizio strumentale oltre che sbagliato. Questo non significa che le spiagge più antropizzate non abbiano valore ambientale ma semplicemente che gli impatti possono più facilmente essere controllati e assorbiti. Tra l’altro in molti casi per i concerti sono utilizzati tratti di litorale abitualmente molto frequentati e spesso occupati da stabilimenti balneari che per l’occasione sospendono le attività”. E anche rispetto alla questione animali protetti, è categorico: “Le spiagge su cui era possibile la presenza (anche saltuaria) di specie protette (come il fratino) sono state monitorate dalla primavera e, in queste località, le date dei concerti sono state scelte in modo da non creare interferenze”. Inoltre, rivela che per i Jova Beach Party sono stati applicate analisi, protocolli e procedure che “le migliaia di eventi medio-piccoli che annualmente si svolgono sulle nostre spiagge generalmente non hanno e quando li hanno non sono mai così completi ed approfonditi. Questo è stato possibile grazie ad una precisa scelta di Lorenzo che si è misurato con le prescrizioni derivate dagli screening e dalle analisi del WWF”.

LA PACE TRA MARIO TOZZI E JOVANOTTI – Intanto Jovanotti e Mario Tozzi hanno siglato la pace, via social. “Stante la buona fede di entrambi – ha scritto il geologo -, non avremo difficoltà a intenderci di fronte a una birra, magari in spiaggia. Diversità di vedute ne abbiamo, ma questo è il bello dei sapiens. Ti auguro ogni bene, attendo un tuo invito“. Jovanotti gli ha risposto dopo poche ore: “Dove vuole Prof! L’aspetto!”. Peccato che sui social continui la protesta in vista delle tappe di Roccella Jonica (previste per oggi e domani) e di Viareggio, tra inviti al boicottaggio e la petizione per stoppare i grandi eventi su spiagge e siti naturali che in poche ora ha toccato le 31mila firma. Le polemiche continuano.

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